Da Lady Gaga a Justin Bieber, tanti VIP investono in startup

Sembra nata una nuova moda tra i vip: investire in startup. Tutti alla ricerca della prossima idea di successo economico e social.

Se nel vostro immaginario divi hollywoodiani e celebrità sono sempre sui red carpet, è arrivato il momento di cambiare idea.

E’ infatti nata una mania tutta nuova nel mondo dei VIP ultramilionari, ovvero quella di investire parte dei propri guadagni in startup.
Sportivi, cantanti, attori: tutti in corsa, quasi per gioco, per investire nel prossimo social network di turno o nella prossima applicazione che terrà incollati milioni di utenti al proprio smartphone.

Ultimo tra i tanti è l’attore e popstar americano Justin Timbertlake, che ha investito lo scorso autunno con la Specific Media in MySpace, in forte declino con la
nascita di Facebook ed altre piattaforme più innovative di condivisione musicale.

Da dicembre il numero di iscritti è iniziato inesorabilmente a salire, raggiungendo quota un milione di nuovi utenti, come annunciato pochi giorni fa.

Frutto di un innovativo -e neanche tanto- player musicale, permette di ascoltare diverse webradio, con selezioni scelte automaticamente dal sito in base agli interessi degli stessi utenti, oltre che sfruttando l’immenso database musicale messo in piedi sin dalla sua nascita nei primi anni Duemila.
In più è possibile registrarsi con gli account di Facebook, ascoltare le anteprime delle canzoni presenti e caricarle sul sito direttamente dalle pagine di ricerca di Google.

La star americana ha recentemente investito anche in altre startups, quali Dekko, piattaforma di photosharing, e Stipple, un noto servizio di photo-tagging.

Ma a beneficiare degli investimenti sulle startups ci sono tante altre star.
Leonardo Di Caprio e Lance Armstrong, ex ciclista vincitore di diversi Tour de France,
hanno contribuito per la piattaforma isrealiana Mobli, che sfrutta socialmente la condivisione di foto e video.
L’attore americano, famoso per il film Titanic, è addirittura diventato marketing consultant dell’azienda.

Maggiormente noto l’investimento di Bono Vox, che con la sua società Elevation Partners aveva acquisito nel 2009 l’1,5% di Facebook per una cifra di 130 milioni di sterline, e, stando al prossimo ingresso in borsa della società di Zuckerberg, potrebbe valere almeno quattro volte
tanto.


Il re degli investimenti però è Ashton Kutcher: vanta decine di finanziamenti, com’è possibile notare dal suo profilo su CruchBase, tra le quali spiccano fra tutte
AirBnb, Foursquare, Flipboard e Path.
In molte di esse svolge anche il ruolo di advisor.

Lo scorso gennaio anche la regina del pop Lady Gaga ha virato verso la rotta fortunata
degli investimenti: assieme all’ excecutive di Google, Eric Schmidt, è diventata azionista di maggioranza di BackPlane, un network online ideato dal suo manager
Troy Carter.

Alla lista aggiungiamo anche Justin Bieber, che come scritto tempo fa, avrebbe tra le idee quella di investire in tech startups d’intrattenimento,
come Zynga, azienda produttrice di giochi come FarmVille, CityVille o Mafia Wars.

Il restante mondo della musica però non sta a guardare: Kanye West, famoso rapper americano, ha invesito 7,5 milioni di dollari nella startup Turntable.fm, che vanta ad oggi quasi un milione di utenti e altrettanti brani condivisi ogni giorno.

Jay-Z ha invece puntato sulla compagnia di tecnlogia wireless Duracell Powermat, mentre Jessica Alba ha deciso di investire nella eco-friendly Honest, una linea di
prodotti ecocompatibili ideata per i bambini e per la casa.

Selena Gomez ha fatto lo stesso, con l’applicazione mobile Postcard on the run.
Infine Kim Kardashian, co-fondatrice di Shoedazzle, servizio che consente per 39,95 dollari al mese di condividere i propri interessi su moda e stile e provare 30 giorni merce come scarpe, vestiti o accessori prima di decidere se acquistarli o meno.

Il contagio da investimento è iniziato, con vantaggi su entrambi i fronti: da un lato chi investe potrebbe vedere moltiplicati i propri sforzi, dall’altro le startup hanno a disposizione dei ventures capital che fornirebbero loro non solo finanziamenti, ma anche visibilità mediatica.