"Tornate su Facebook": i Twitteri italiani sono diventati snob?

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Da ieri sta spopolando fra i trending topic di Twitter un hashtag particolare: #tornatesufacebook. Come si può facilmente intuire, una sorta di “invito” a quegli user considerati troppo poco adatti a utilizzare questo fantastico strumento, a tornare in un social network più… semplice.

Il dibattito è ancora vivo, nonostante la giornata si preannunci satura di argomenti importanti e topic altrettanto interessanti.

Perché ci è sembrato utile fare un focus su questo hashtag? Per via dello spirito con cui gli utenti di Twitter si sono avvicinati a quegli utenti meno scafati e magari più giovani d’età, che non capiscono quali siano le differenze sostanziali fra i due social network più importanti. Fra i vari tweet lanciati, infatti, notiamo alcuni “inviti” non propriamente simpatici, e altri riferimenti a un latente quanto esibito “snobismo”. Ecco una piccola carrellata, realizzata fra gli ultimi post che abbiamo trovato:

Insulti, ma anche chi si chiede che senso abbia parlare male di chi si avvicina a Twitter senza saperlo usare. Si potrebbe dire: “Tutti siamo stati newbies“, ok. Ma è anche vero che gli user di questo social network, a dispetto di quelli di Facebook che si sta sempre più affermando come insieme di community che aggregano contenuti di genere diverso, hanno ben presente il ruolo sempre più centrale che sta assumendo Twitter nella libera circolazione delle informazioni.

Oggi per capire l’umore del pubblico non si misurano il numero di pagine fan aperte per commentare un dato fatto, ma gli hashtag pubblicati in TimeLine, e questo i Twitteri lo sanno. Per questo l’invasione frutto di una millantata “tendenza” di molti user che utilizzano Twitter come fosse Facebook, ossia per cercare contatti sociali e non un dibattito orientato a determinati argomenti ritenuti di alto profilo e di importanza rivelante, viene ritenuta dannosa dalla comunità; quasi una sorta di intralcio alla dinamica sociale basata sul microblogging.

Facebook per sua natura è diverso da Twitter, non migliore o peggiore. Ritenerlo per “bimbiminkia” (citiamo da uno dei tanti tweet lanciati all’attacco dei presunti “invasori”) è da considerarsi fuorviante e sbagliato perché ne riduce la capacità aggregatrice, oltre che le possibilità in termini di comunicazione e di engagement. Può piacere di più twittare velocemente che condividere album fotografici e soffermarsi a commentarli con i componenti della propria Rete sociale: ma ciò che è evidente, è che i gesti che si compiono sono sostanzialmente diversi, così come le dinamiche che si creano.

Poi, certo: sui social network di utenti con intenzioni “fastidiose” se ne trovano molti. Ma dove non se ne trovano? Se su Facebook basta non concedere l’amicizia, su Twitter basta non followarlo. Eliminando il collegamento, l’utente fastidioso semplicemente smette di esistere.

Voi come la pensate? Siete per “tornare su Facebook” o per lasciare libera circolazione degli user in tutta la social sfera?