Hellmann’s, il cibo a chilometro zero arriva nei fast food

Operazione di greenwashing o un preciso cambio di rotta da parte delle multinazionali fornitrici di fast food?

E se l’idea del chilometro zero non riguardasse più solo ristoranti per foodies a cinque stelle o trattorie biologiche a sfondo new age? E se le multinazionali iniziassero ad occuparsi del local eating?

Hellmann’s/Best Food è un’azienda leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada. Un marchio talmente forte da identificarsi quasi totalmente con il fast fooding americano e la cultura junk food che c’è dietro.

Ma questa identità ha iniziato a stare stretta alla multinazionale, convinta invece che non devono essere solo le aziende di nicchia a presentarsi come paladine del chilometro zero.

L’idea è questa: se mangiamo prodotti locali derivati da coltivazioni locali e riduciamo al minimo gli spostamenti delle derrate alimentari aiutiamo il pianeta riducendo le emissioni di CO2, aiutiamo la nutrizione riscoprendo l’importanza del cibo locale e aiutiamo la cultura del mangiar bene.

Uno sforzo che vede da anni l’impegno consumeristico di associazioni di piccoli coltivatori, di ambientalisti e consumatori e che finalmente arriva all’attenzione di una multinazionale.

Ben consapevoli dell’importanza di farsi conoscere come un brand eco-friendly la Hellmann’s ha avviato una campagna educativa sul consumo alimentare responsabile denominata “Eat Real, Eat Local“. L’elemento chiave del progetto è il video pubblicato sotto, un piccolo educational che mescola con saggezza marketing ed informazione (in forma di infografica).

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Sul sito inoltre è stato installato un motore di ricerca del “real food: inserendo la provincia e la città di residenza canadesi è possibile trovare le coltivazioni tipiche di quel luogo.

Ovviamente si tratta di un ripensamento non da poco delle strategie adottate delle multinazionali del food, ma è un intervento che fa bene in termini culturali ed ambientali. E se pure potrebbe apparire a molti come un greenwashing è comunque un modo geniale di rivitalizzare il mercato.

Scritto da

Stefania Mele

Stefania Mele aka Satoko, napoletana, laureata in Economia e Commercio, già da studentessa ha lavorato nel “Laboratorio di Marketing” della Federico II di Napoli. Ha ... continua

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