Super Bowl 2012, gli spot più belli e più brutti

L'analisi a freddo su tutti gli spot del big match che segna nuovi equilibri e nuove tendenze nell'advertising.

21 a 17 per i New York Giants contro i New England Patriots. Com’è andato il Super Bowl dal versante dell’advertising? Ecco i primi commenti a freddo: iniziamo col suddividere le squadre, buoni vs cattivi!

I cattivi

Il primo spot per Bud Light, incentrato sui concetti di oro e platino, non brilla per originalità.

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Pepsi tenta di consolidare lo storico posizionamento musicale, con un debole risultato creativo.

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Il trito e ritrito binomio GoDaddy e corpo della donna, ancora una volta!

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La forzata, banale e qualunquista captatio benevolentiae: la mia elettricità permette le tue sbronze a base di birra. General Electric si sforza troppo in Power and Beer.

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“Il consumatore è tua moglie”, diceva Ogilvy. Adriana Lima, simbolo della ragazza della porta accanto (!), ci ricorda una legge fondamentale dell’attrazione: do ut des. Volgarità tempestiva alle porte di San Valentino!

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Inquietante, punto.

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Toyota si avvicina, con Connections, pericolosamente al terreno comunicativo di Chevy Runs Deep. Da sottolineare però l’integrazione di questi spot con Shazam per la possibilità di vincere due Camry.

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Debole lo spot Acura, si regge solo sulla forza delle celebrities.

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Idem come sopra per Honda.

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General Electric, spot non solo già visto ma anche noioso!

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Ariecco Adriana Lima in Drive The Dream, Kia. Con l’aggiunta dei Motley Crue. Spot bizzarro!

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I buoni

Contro gli onnipresenti vampiri della pop culture attuale, troviamo l’ironia Audi.

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Coca Cola riporta alla ribalta gli orsi polari, ma con un upgrade interessante: sono stati realizzati spot diversi a seconda del risultato della partita in tempo reale, se a favore dei New York Giants o dei New England Patriots. Una strategia creativa di Sensible Branding, trend anticipato alla Marketing Unconference del Ninja Summer Camp 2011, secondo il quale la creatività del messaggio pubblicitario si adatta allo specifico significato veicolato in quello specifico momento dal mezzo prescelto.

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Numerosi, quest’anno, i trailer cinematografici. I più belli e spettacolari? Battleship – il brand Hasbro si trasferisce sul grande schermo – ed Act of Valor – quest’ultimo sarà un gigante del botteghino, grazie al suo concentrato di patriottismo ed eroismo americano con le storie dei Navy Seals.

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Il vero amico è colui che ti da un alibi. Colpisce anche quest’anno lo spot finalista al concorso Crash the Super Bowl di Doritos.

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Idem come sopra, per il concorso Chevy Route 66..

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Sicuramente debole rispetto a The Force del 2011, ma The Dog Strikes Back di VW fa comunque sorridere e mantiene il legame narrativo cominciato l’anno scorso.

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Il transfer di immagine più potente: rubiamo l’allure di un Beckham in mutande per Armani e canalizziamo la sua notorietà per H&M. Al solito, il risultato della linea di prodotto ci svelerà l’efficacia di questa strategia.

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Lo includo tra i belli perchè indubbiamente emerge dal mucchio, ma Chrysler continua a mungere la mucca nata con Imported from Detroit. Stavolta non c’è Eminem ma Clint Eastwood che parla per due minuti del paragone tra l’halftime del match e l’halftime del momento storico degli Stati Uniti. Bellissime parole in grado di racchiudere lo spirito americano, ma il tutto è già visto ed il già visto è un peccato dell’advertising.

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Divertente lo sfottò Pepsi su Coca Cola (ma non tale da competere con gli orsi polari).

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Efficace e memorabile lo spot Century21.

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Stile nuovo per Budweiser:

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Stile vecchio ma rinnovato, per la nuova mascotte Bud Light – il cane di salvataggio Wego!

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Scritto da

Adele Savarese

Editor-in-chief

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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