Quali sono i tweet che amiamo (e odiamo) di più?

Tweet, tweet, tweet: sono tutti uguali, oppure apprezziamo maggiormente certi contenuti rispetto ad altri?

Twitter è ormai entrato nel cuore di molti, e si appresta a consolidare la sua posizione affermandosi come uno dei social network del 2012.

Grazie al social possiamo informarci ma anche trovare tweet completamente inutili, avere spunti molto creativi e nello stesso tempo essere sommersi da ‘spazzatura’. Naturalmente con il sistema dei follower abbiamo una certa possibilità di selezionare solo i twitteri che, secondo noi, possono interessarci o fare al caso nostro, ma non sempre riusciamo ad essere al ‘sicuro’.

A tale proposito, alcuni ricercatori statunitensi (Paul André [Carnegie Mellon University], Michael Bernstein [MIT] e Kurt Luther [Georgia Tech]) si sono divertiti per un anno ad analizzare le dinamiche di migliaia di tweet (per l’esattezza 43.738) e i pareri degli utenti, in modo da comprendere quali fossero i contenuti più e meno apprezzati. I risultati (riportati tra gli altri da Alexi Tauzin) in un grafico.

La legenda dei colori:

> In verde, i tweet che leggiamo più volentieri;

> In rosso, quelli che ci danno nausea;

> In grigio, quelli che non ci danno noie, ma nemmeno ci esaltano del tutto.

In generale lo studio rileva che, secondo i twitteri, il 41% dei contenuti condivisi merita di essere letto. Andando più nello specifico, l’analisi mostra come i tweet più apprezzati siano quelli che stimolano i follower con domande e questioni, notizie fresche e contenuti informativi. D’altra parte vengono ‘detestati’ più della media tweet che manifestano semplicemente la presenza dell’utente (un esempio italiano potrebbe essere #buongiorno!).

La ricerca analizza anche i check-in di Foursquare pubblicati su Twitter e ritenuti davvero insopportabili (a meno che non valorizzino un avvenimento o una venue speciale: concerto, conferenza, etc.).

Ecco le categorie tematiche dei contenuti più e meno apprezzati.

Da questi dati, Megan Garber di The Atlantic ha provato a cimentarsi nella scrittura di un esempio del tweet peggiore al mondo. Mica male eh? Il tono è tipicamente anglo-americano, ma se ne vedono tanti simili anche in Italiano :-)

Dopo i primi anni in cui, vista la novità dello strumento, si poteva twittare qualsiasi contenuto ‘senza pudore’, il mezzo e i suoi utenti sono diventati ormai maturi e le scremature di tweet (e follower) più facili. Il consiglio che sembra comunicare l’analisi? Su Twitter la qualità vince sulla quantità! E la questione è rilevante anche per aziende e brand: non è raro vedere marche che twittano contenuti inutili, troppo auto-promozionali, noiosi…

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