5 consigli per un brand name migliore

Alcuni piccoli suggerimenti su come sia possibile dare il nome ad un marchio che sia il più funzionale possibile

Alessio Sarnelli

Editor, Copywriter e Community Manager


Mai sentito parlare dell’antico adagio latino “nomen omen” ?

Era un modo dei nostri antenati col quale si voleva lasciar intendere che nel significato del nome di una persona fossero indicate le peculiarità caratteriali proprie di quel determinato soggetto.

Sebbene oggi questo principio non sempre si coniughi alla perfezione sugli esseri umani (questo grazie ad una vena creativa a volte di dubbio gusto dei genitori dei nascituri), calza perfettamente per quanto riguarda il marchio di un’azienda.

A questo proposito vogliamo presentarvi l’eccellente lavoro di un blogger che proviene da Singapore, si chiama Michael Poh e scrive regolarmente per una rivista di marketing di Hong Kong, ciò che vi apprestate a leggere è la traduzione di un suo recente post che, volendo, potete leggere nella sua edizione originale qui.

Un elemento cruciale di ogni business è la creazione di un nome per il brand attraverso il quale la gente possa identificare il servizio o il prodotto che fornisce. E’ anche una delle primissime cose cui pensare, ed è soprattutto qualcosa che rimarrà francobollata alla nostra attività a lungo.

Ecco perchè è necessario essere molto particolari nella formulazione del nome perfetto per il brand del nostro business. Sebbene possa non sembrare un compito arduo, richiede una considerazione attenta di vari aspetti in merito a quale tipo di servizi o prodotti noi si provveda sul mercato. Dopo tutto, il nome del brand, assieme al logo ed al font, rappresenteranno la totalità della nostra attività per mezzo di una nomenclatura simbolica.

Ecco alcune cose essenziali che dovreste considerare prima di decidere quale nome debba avere il nostro brand :

1. Assicurarsi che sia Web-Friendly.

In questa epoca, se vogliamo che la nostra attività fiorisca, è probabile che essa debba sussistere anche su internet. Ergo, dobbiamo assicurarci se il nome scelto sia “web-friendly”. Con questo si intende che il brand ( ed in questo caso il suo sito web) possa essere ricercato senza difficoltà dagli utenti che vogliono ottenere informazioni sul nostro business.

Innanzitutto, se siamo in procinto di utilizzare la rete per l’azienda, avremo bisogno di un sito ufficiale il cui scopo sia quello di “biglietto da visita” per chiunque sia interessato a caprine di più. Ciò significa avere un dominio (la parte centrale di un indirizzo url) che sia strettamente associato alla nostra attività. Per questo è necessario adottare un nome che le persone possano ricordare facilmente e non qualcosa di complesso o senza senso.

Facciamo un esempio, dobbiamo aprire un sito web che riguardi attrezzature mediche ad alta tecnologia perchè un indirizzo come www.techmedical.it è più indicato rispetto a www.tchm.it ?

Il primo è più facile da ricordare perchè contiene la parola “medical”. Un richiamo linguistico evidente, facile da richiamare alla memoria rispetto al secondo, un acronimo che non forma una parola di senso compiuto è non fornisce alcun indizio rispetto al contenuto dell’azienda.

In seconda istanza, portare la propria attività su social media come Facebook è un must in questo momento, e la promozione del  business su questo tipo di piattaforme è da prendere in considerazione per il futuro. A questo proposito assicuriamoci che non ci siano altre pagine che abbiano lo stesso nome del nostro brand. Questo non provoca dispersione di domanda a permette ai clienti di trovare la pagina esclusiva dell’attività sui social network di riferimento.

Altre cose da tenere presente includono la creazione di una email dedicata della nostra azienda (il cui dominio inglobi il nome del brand da noi scelto), e l’inserimento del  sito ufficiale all’interno dei motori di ricerca più conslutati in rete.

2. Semplicità.

Più facile è pronunciare il nome del  brand, più facilmente potrà diffondersi attraverso il passa parola. Allo stesso modo, minore è il numero di parole che lo compongono, più facilmente potrà essere ricordato.

Alcune volte, specie se scegliamo nomi internazionali e quindi angolofoni, le parole non sono sempre scritte alla maniera in cui vengono pronunciate, e le persone potrebbero avere difficoltà a cercarle sulla rete. Per esempio, si può presumere che il nome della compagnia Xerox in Usa poi divenuta sinonimo di fotocopia, abbia incontrato delle difficoltà di pronuncia agli inizi.

Le persone sbagliavano spesso spelling confondendolo con il simile Zerox. La compagnia in questo modo ha perso numerosi potenziali clienti proprio perchè era difficile comprenderne l’esatta denominazione. In definitiva quindi, quando si vuole essere certi che il proprio brand sia ricordato e nel modo giusto, la semplicità è la migliore politica.

3. Distinguersi dalla massa.

Semplicità a parte, il nome di un brand ha bisogno di essere memorabile (straordinario, non solo letteralmente di facile richiamo mnemonico) al fine di creare interesse rispetto all’attività in oggetto. Rendere il nome più descrittivo del necessario può ammazzare la curiosità del proprio target di riferimento.

Quindi prima di buttare giù qualche nome potenziale del proprio brand, potrebbe essere una buona idea di vedere cosa abbia fatto la concorrenza. Una volta trovate le similitudini, se ve ne sono, nei nomi scelti dai propri competitor, assicurarsi di trovare un pacchetto di nomi che differiscano in tutto e per tutto dagli altri già scelti.

In altre parole, bisogna distinguersi dalla massa, nello specifico dalle aziende concorrenti. Dopo tutto una larga parte del proprio business è inserirsi nel mercato di queste ultime.

Del resto, un potenziale consumatore, considerando le varie opzioni tra la nostra azienda e le altre, da cosa potrebbe essere attirato nello scegliere noi di primo acchito ? Dal fatto che il nostro brand non suona per nulla come gli altri.

4. Il richiamo al Logo.

Il nome ed il logo di un brand vanno per lo più sempre a braccetto. Se quindi si vuole avere una forte identità di genere, è necessario che il nome ed il logo siano identificabili l’uno l’altro. Il brand Apple, a questo proposito, è un esempio di simbiosi, rende semplicissimo il richiamo all’azienda. Perchè ? Perchè invece di basarsi sul richiamo mnemonico prettamente linguistico, si appoggia anche su quella che viene chiamata memoria visiva o fotografica grazie all’associazione tra brand e logo.

Ora che abbiamo spiegato il significato della connessione tra nome e logo spetta a noi la scelta. E’ necessario pensare ad un nome che ci garantisca una maggiore libertà di espressione nella successiva creazione del logo. Di norma, un logo visivo (cioè che poggi su una immagine) ha maggiore penetrazione di mercato rispetto ad uno meramente testuale, quindi è bene considerare il nome del proprio brand il funzione del fatto che possa essere reso un simbolo attraverso un oggetto in natura o qualcosa di simile.

Per restare sull’esempio ora proposto, provate a comparare il logo Apple (una mela appunto) con quello della Microsoft (la “semplice” parola). E’ presumibile convenire sul fatto il primo sia più semplice da richiamare alla mente del secondo, nonostante nel caso della Microsoft nome e logo coincidano !

5. Inglobare l’essenza dell’azienda.

Così come la nostra attività debba avere una preposizione unica sul mercato che ci distingua dalla concorrenza, il nome del nostro brand deve manifestare quel qualcosa di unico che ci differenzia da tutti gli altri. Deve riflettere la nostra forza sul mercato o dare un incipit chiaro del prodotto (o servizio) che vogliamo offrire.

Per esempio il motore di ricerca Google richiama in inglese all’espressione “googly eyes” (strizzare gli occhi) che è esattamente quello che facciamo quando cerchiamo qualcosa intorno a noi. Un nome così identifica l’azienda col prodotto che offre in termini di assoluta eccellenza cognitiva, oltre che di marketing in senso stretto.

In alcuni casi poi il nome dell’attività sembra non avere nulla in comune con l’attività stessa, eppure ci stuzzica in virtù di richiami di tipo emozionale. Ad esempio in pochi, le prime volte che l’hanno sentita nominare, avevano idea di cose fosse la “Starbucks” (per la cronaca Starbuck è un personaggio del romanzo Moby Dick), ciò nonostante una volta realizzato il fatto che si tratti di una catena di bar, quel nome “c’azzecca” in virtù di qualcosa che non si sa spiegare. Si crea un legame emotivo tra una parte del nome, “stella” (qualcosa quindi che si lega ad una immagine di energia o calore), e l’energia che una tazza di caffè caldo ci fornisce ad inizio giornata.

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