Lo spot natalizio di John Lewis divide la rete [VIRAL VIDEO]

Azienda e fan si scontrano sulla canzone utilizzata nello spot.

John Lewis, catena inglese di grandi magazzini, ha diffuso pochissimi giorni fa il suo nuovo spot natalizio, compiendo la scelta di pubblicarlo prima in rete che in televisione. Il video, che ha intenerito già migliaia di utenti, gioca fortemente sull’emozionalità e i buoni sentimenti che nell’advertising natalizio non possono mancare, e ci riserva anche un tenero finale a sorpresa che distingue comunque lo spot dalla lunga fila di pubblicità dedicate alla festività più importante dell’anno. Fin qui, dunque, nulla di nuovo. Eppure, la campagna ha creato forti clamori in rete. La causa? La colonna sonora.

La canzone che accompagna le immagini del bimbo impaziente è infatti una cover, eseguita da Slow Moving Millie, di “Please, Please, Let Me Get What I Want” degli Smiths, storica band inglese che negli anni ’80 fu capostipite dell’ondata di alternative rock che nei testi criticava più o meno velatamente i costumi e le ipocrisie di un’Inghilterra ritenuta troppo perbenista e borghese. Basti pensare che, anche se sulla vicenda si sono susseguite numerose dichiarazioni e smentite, uno degli album di maggior successo della band fu “The Queen is Dead” (ovvero, “la Regina è morta”), titolo irriverente che innescò una lunga serie di controversie (che si rivelarono poi un’eccellente spinta pubblicitaria).

Detto questo, i fan del 2011 degli Smiths non hanno ben accolto la scelta di utilizzare la canzone, simbolo del gruppo, per promuovere una catena di negozi il cui target principale di riferimento è la middle class inglese, all’interno di uno spot che, chiaramente, invita al consumo e si rifà ad un immaginario comunque tradizionale. Si è creata dunque una sorte di querelle tra il brand e i fan degli Smiths, una “lotta” tutta ideologica e simbolica che, al di là del caso particolare, dimostra quanto il mondo dell’advertising sia in grado mettere in campo elementi tutt’altro che passivi che trovano poi nella rete un ambiente naturale per essere mediati e rimediati dagli utenti. Un piccolo esempio? Questo video, dove allo spot viene associata una colonna sonora ben diversa, che dà un significato del tutto differente alle immagini!

Siamo curiosi di vedere se questa diatriba avrà effetti sull’efficacia della campagna. Stay tuned!  😉

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