Web series, l’importanza di essere social [CASE STUDY]

L'entertainment advertising sui social media è sempre più utilizzato. Ma non sempre nel mondo migliore.


Hemera/Thinkstock

Le web series sono uno dei fenomeni più interessanti degli ultimi anni nell’ambiente dei social media. La popolarità e il successo di queste serie diffuse esclusivamente tramite Internet continua a crescere, captando l’interesse non solo di giovani amatori o film maker, che tramite questi strumenti hanno oggi una carta in più per farsi conoscere creando produzioni a basso costo, ma anche quello di importanti case produttrici televisive che hanno iniziato a sviluppare prodotti esclusivamente per la rete, così come aziende che hanno colto l’opportunità di questa nuova forma di “brand entertainment”.

Nell’era dei social media, l’unione tra creatività da una parte, e viralità della rete dall’altra, ha portato alla nascita di questi nuovi format realizzati proprio per un pubblico, come quello del web, sempre più esigente, poiché sempre più bravo ad andare a cercarsi quello che vuole, dove vuole. Conosciamo benissimo casi illustri di web series anche in Italia, tra cui i più conosciuti sono “Freaks!”, che si rifà all’immaginario di serie come “Flash Forward” e “Misfits”, e ancora “Other”, che invece richiama alla mente Fringe o Lost.

Insomma, il margine di utilizzo di questo nuovo canale da parte dei brand è, evidentemente, molto ampio. E infatti noi di Ninja Marketing ci siamo già occupati, in diversi casi, di esempi di questo genere di brand entertainment: vi ricordate di “Easy to assemble?“, la serie realizzata da Ikea? Fu trasmessa su diverse piattaforme e nel giro di pochi giorni totalizzò milioni di views. O ancora “Matt the Make up Idol“, realizzato da Lancôme e diffuso su Youtube, Facebook e sito ufficiale.
La forza di questi strumenti? Nasce proprio dall’ambiente web, dall’abilità dei creatori di sfruttare il fascino dello storytelling e le sinergie tra i vari social media, tramite i quali gli utenti e i fan commentano le puntate, suggeriscono la serie agli amici, e la pubblicizzano gratuitamente!

Sembra profilarsi una duplice tendenza, da parte delle aziende, nell’uso delle web series: da una parte quella di sponsorizzare una serie “esterna”, così da poterne poi sfruttare la viralità tra i social media per promuovere il proprio brand; dall’altra, quella di crearne di proprie. Uno dei primi casi negli USA è stato quello di “The Broadroom”, serie lanciata da Candace Bushnell, autrice di Sex & the City, e sponsorizzato da Maybelline. Più recentemente, sempre oltreoceano, Chevrolet ha realizzato “The Road We’re on”, una serie di episodi realizzati in stile documentaristico, con interviste (ovviamente finte) ai residenti, in una sorta di tour lungo l’America. O ancora “#aGeeksGuide to Get Girls”, serie realizzata da Sony UK in collaborazione con Point-Barre e Reflex Virtual, che ritrae tre giovani nerd impegnati ad organizzare un party, e “Wendy”, serie creata da Macy’s , che riscrive una moderna versione di Peter Pan, femminile, ambientata a Los Angeles.
In Italia ricordiamo i casi di “8 in Punto”, prodotto dalla Fiat, “Gamers” per la Game Stop, “MySpot” per MySpace & Canon.

Basta dunque realizzare una buona serie web per promuoversi efficacemente? Non proprio! Vale lo stesso insegnamento che noi Ninja promulghiamo da sempre: virale non si nasce, si diventa! Le buone idee da sole non sono sufficienti, se non supportate da un’attenta attività di seeding e, soprattutto, se non si porta la serie là dove può diffondersi nel modo più naturale: nei social media. Qualche mese fa abbiamo parlato del caso di MTV e AT&T, che avevano realizzato una serie per il successivo lancio di “Teen Wolf”: per vedere la serie in questione, intitolata “Search for a Cure”, era necessario diventare fan di AT&T su Facebook, ma effettivamente a questa mossa non seguì alcuna adeguata strategia di utilizzo del social network, che non fosse puramente in termini quantitativi di acquisizione di nuovi like.

Evidentemente, dunque, i social media costituiscono una fonte importante di promozione per i brand, che devono però, da parte loro, sfruttare adeguatamente la natura di strumenti che nascono allo scopo di condividere.

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