Il potere virale dei social media: 5 casi di successo

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Ripartono i corsi della Ninja Academy: dal 7 all’8 ottobre presso la sede di via Zanella 54/56 a Milano si terrà il primo appuntamento dell’anno, con il corso in “Non-Conventional, Viral Marketing & Viral DNA” tenuto dai due fondatori di Ninja Marketing Alex Giordano e Mirko Pallera.

Per accompagnarvi verso questo appuntamento, vogliamo trattare qualche esempio interessante dove le teorie di marketing non convenzionale e virale sono state applicate a campagne di comunicazione che si sono rivelate di successo.

I 5 casi, analizzati da Jeff Bullas nel post “5 Case Studies Of Social Media’s Viral Power”, mostrano come l’approccio virale della comunicazione possa rivelarsi vincente e funzionale, in quanto sfrutta canali che i potenziali destinatari del messaggio veicolato dalla campagna conoscono e gestiscono quotidianamente.

Twitter, Facebook e YouTube, infatti, sono ormai in grado di agire sul gusto e sulle preferenze degli user, influenzandoli e orientandone il consumo.

Ma andiamo a scoprire quali sono le campagne che Jeff Bullas ha presentato.

“The Legally Prohibited From Being Funny On Television Tour”, ovvero un presentatore su Twitter

Conan O’Brien, popolare conduttore televisivo americano, ha scelto Twitter per pubblicizzare il suo tour teatrale dopo l’abbandono del Late Show, avvenuto nel 2010: i risultati sono stati molto più che soddisfacenti: 32 sold out in altrettanti teatri di altrettante città, in sole 2 ore dalla messa in vendita dei biglietti. Il tutto sfruttando un tweet e 939 mila followers che hanno risposto entusiasticamente all’invito di Conan (considerando che i follower di Conan sono quasi 4 milioni, in pratica 1 su 4).
Sul suo profilo, alla voce description, Conan O’Brien ha lasciato questa frase: “The voice of the people. Sorry, people.”. Non sappiamo se parli veramente per tutti, ma di una cosa siamo sicuri: con la gente Conan ci sa parlare anche attraverso i social network.

Ford e il “Ford Fiesta Project”

Chi vive quotidianamente la social sfera sa che molti dei contenuti che vengono fruiti sul web sono proposti da altri user attraverso il meccanismo della condivisione: quando un video, una foto, o un contenuto testuale viene “sharizzato” duplica potenzialmente all’infinito la sua forza.
Su queste basi Ford ha forse immaginato il Ford Fiesta Project: 100 individui molto attivi sui social media (Facebook, Twitter, Flickr e YouTube, blog) dotati di una Fiesta con il compito di condividere l’esperienza di guida di questa vettura, per 18 mesi.
Il risultato? 11 milioni di visualizzazioni circa, con 5 milioni di condivisioni ulteriori; 11000 video postati e 15000 tweet pubblicati, 13000 foto. E poi: il 97% degli utenti che hanno fruito dei contenuti condivisi sui social hanno ammesso di voler conoscere meglio la Ford Fiesta, anche se non hanno mai posseduto un modello della casa americana.
Chiusura in bellezza: il costo della campagna è stato molto più contenuto di una campagna marketing cosiddetta “tradizionale”. Un bel risultato no?

La Chevy Competition: General Motors e i social


Ancora dal mondo delle auto, ancora con una campagna unconventional: questa volta però non c’è solo l’esperienza di guida, ma anche una forte componente ludica. A lanciare la campagna, la General Motors, che per lanciare la Chevy ha pensato bene di organizzare una gara fra 8 squadre di social media manager/ piloti, i quali oltre che misurarsi in 50 prove durante il tracciato, avevano il compito di condividere attraverso i canali social più contenuti possibili relativi all’esperienza.

Il risultato è anche in questo caso molto positivo: nei giorni della competizione (dall’8 al 21 marzo) si sono contate un volume di interazioni pari a 61 milioni di click con il 98% di reaction positiva, più di 15000 menzioni, 13440 tweets, 1216 post su blog, 33500 pagine viste fra pagina fan ufficiale e sito istituzionale (ChevySXSW.com); inoltre, più di 300 UGC fra sito e social, con un incremento di più di 8500 fan su Facebook e +68% di folllower nelle settimane della gara. Numeri mostruosi per qualsiasi webmaster del mondo!

La Toyoto IQ e la campagna a basso consumo

Sin qui, abbiamo visto come le case automobiliste americane si sono comportate, anche se l’omologo giapponese, la Toyota, non è stata a guardare. Per pubblicizzare la nuova motorizzazione della IQ a basso consumo nel Regno Unito, 2 blogger e social media specialist sono stati messi alla guida di una vettura con il compito di circolare per 500 miglia solo con un pieno di benzina (!). Anche in questo caso, l’impresa doveva essere documentata per esser poi veicolata attraverso i social network.
L’esperienza è stata ripresa e raccontata anche da diverse testate molto importanti, come Wired e Il NY Times, raggiungendo così un pubblico potenziale di 105 milioni di persone, di cui più di 3 milioni e mezzo solo in UK; il blog ufficiale della IQ ha invece incrementato il traffico di visitatori del 212%.
E dire che è basso consumo!

Le elezioni del Presidente Obama

Cambiando radicalmente campo, una delle esperienze più interessanti da analizzare di come l’approccio unconventional sia vincente sono state le ultime elezioni americane che hanno visto la vittoria finale di Barack Obama.

Il primo presidente di colore degli USA, oltre che per la sua carica innovatrice e il suo carisma, vinse anche perché scelse di proporsi agli elettori attraverso una presenza massiccia e costante sul web e sui canali social, fin dalla raccolta di fondi per la campagna elettorale: 6 milioni e mezzo di donazioni per un totale di 500 milioni di dollari raccolti, e oltre 200 mila eventi offline promossi sul web. 2 milioni di profili creati sul sito di Obama, con più di 7000 messaggi inviati a ciascun iscritto alla newsletter per un totale di 2 miliardi di email. 400mila inserimenti nel blog. 50 milioni di visualizzazioni su YouTube per un totale di 120 milioni di minuti trasmessi.

Insomma, un vero successo che Obama cercherà di bissare alla tornata elettorale prevista nel 2012, sfruttando magari in maniera più strategica anche la sua presenza su Twitter e su Facebook.

Visti questi esempi, vien da dire che in Italia molto c’è ancora da fare: molte aziende non sono ancora convinte dall’efficacia di una politica di marketing non conventional. Chissà che qualcuno, leggendo i casi proposti, non scelga di provare queste nuove modalità di comunicazione!

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