Charlie Sheen Roast: i Social danno spettacolo

Twitter e l'uso di piattaforme ibride per creare gli show TV

Il 19 settembre Comedy Central US ha mandato in onda un altro dei suoi “roast“: si tratta di appuntamenti televisivi in cui un personaggio celebre viene letteralmente messo sulla griglia ed “esposto” ai tweets degli utenti online.
Di fatto il programma è costruito come una piattaforma ibrida che integra la visualizzazione dei tweets con il video del protagonista della puntata e il monitoring real time delle conversazioni.

Lo scorso lunedì dunque è stato il turno del Charlie Sheen Roast che, d’altra parte, con Twitter ha un ottimo rapporto: è suo il record di un milione di followers conquistati solo nel primo giorno di apertura dell’account, ed è stata certamente una mossa intelligente quella di personalizzare il background della sua pagina Twitter con la grafica della trasmissione di Comedy Central.

La rete americana – qualche giorno prima della puntata – ha cominciato a raccogliere tutti i tweets che presentavano gli hastags #sheenroast e #crazytrain e a generare la dashboard che vedete sotto.
Oltre ad integrare i tweets e il video di Sheen, la piattaforma consentiva di condividere i momenti video più interessanti del Roast, permettendo dunque una frammentazione ed un re-share immediato dei contenuti.


I risultati sono stati straordinari: non solo il Charlie Sheen Roast è stato finora il più “partecipato” della serie di Comedy Central – gli altri erano peraltro accessibili sulla piattaforma alla sezione “Hot on Twitter” del Roast – , ma il volume di conversazioni che ha generato è stato piuttosto elevato.
Secondo quanto analizzato da Radian6 – che, insieme ad Omigon, ha raccolto e monitorato i dati in tempo reale – e come diffuso da Inside TV, il Charlie Sheen Roast ha coinvolto 6,4 milioni di “spettatori” che son odi fatto diventati utenti e co-creatori del programma ed hanno generato più di 300.000 tweets durante le due messe in onda del roast e circa 200.000 dopo l’evento.

I Roast di Comedy Central riescono duqnue non solo ad integrare Twitter all’interno dello stream video – cosa che, ormai non farebbe più notizia – ma a renderlo un elemento imprenscindibile della produzione.
La distanza tra utenti e produttori diventa sempre più sottile, così come il confine tra marketing (c’è una non indifferente produzione di buzz) e TV show.

Se è vero che c’è ancora confusione su cosa si intenda per Social TV (come ho già ampiamente spiegato qui) è però certo che ibridi di questo tipo siano quanto di più vicino vi sia ad una socializzazione dell’esperienza della visione.

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