4 considerazioni per espandere la propria startup nei mercati internazionali

Un punto di vista molto interessante per cercare di aprire i confini della propria startup ai moderni mercati globalizzati. Tra community, business model, target, angels e investimenti, alcuni suggerimenti per non fallire.

L’imprenditore e co-fondatore di BonitaSoft, Miguel Valdés Faura , una società con sedi in tutto il mondo (Francia, Stati Uniti e Cina) che produce software per la gestione aziendale, ci dà alcune dritte su Mashable per l’internazionalizzazione della propria idea di business, quindi diamo una occhiata a cosa ci suggerisce questo interessante articolo!

Il mondo moderno connesso, globalizzato, rimpicciolito dalle comunicazioni fast si rispecchia in maniera uguale se non ampliata nei mercati moderni, ponendo gli imprenditori in una eterna sfida, non solo con il vicino. Sfida che ha, celata nel suo essere, anche dei grandissimi benefici. Per questo spesso la pressione per l’espansione globale è vissuta in maniera necessaria. Soprattutto, come sostenuto appunto da Miguel (qui potete seguirlo su twitter), che è importante considerare il contesto economico moderno che potrebbe creare uno svantaggio competitivo evidente se l’attesa per l’espansione si protrae più del dovuto.

Bisogna quindi identificare quali sono i mercati di maggior importanza strategica per l’azienda, ma ciò non basta. A volte gli avvenimenti possono rendere la transizione travolgente e complicata. Ecco, quindi, cosa bisogna tenere ben in mente gli imprenditori quando si pensa ad una espansione a livello globale.

Startuppari, siete pronti?

1. Definire con chiarezza il modello di business

Potrebbe essere un compito banale, quasi scontato, invece capita spesso che le startup giovani hanno un prodotto molto stimolante e innovativo, ma sono privi di un piano per la monetizzazione. Ad esempio, lavorando per un progetto open source, bisogna avere ben definito il modello di business da utilizzare per incrementare le entrate, ovviamente tenendo cura della comunità dei principali contributors, magari con software offerti con funzionalità aggiuntive, servizi e supporto.

 Ma, in un discorso più generale, bisogna tener conto di metriche di business che possano essere misurabili prima di attivare un’espansione sui mercati globali. Insomma, capire cosa si è, quali sono “i propri numeri” a disposizione per poi pensare in maniera costruttiva ad una crescita.

 2. Costruire e rafforzare la propria community
 
Troviamo da sempre, nell’ambito startup, l’importanza di identificare e coinvolgere la propria community già dagli albori della propria idea. E le moderne tecnologie ci permettono di essere interconnessi in maniera efficace e con consapevolezza. Un utilizzo che vada sia dalla proposta dei propri valori che per la conoscenza del prodotto o servizio offerto. Forum online e mailing list sono i primi passi per costruire e coinvolgere una comunità di persone. I social media, soprattutto nell’ultimo periodo, sono diventati la norma, e un investimento in questo senso può risultare particolarmente prezioso per un’eventuale espansione.

3. Trasferirsi nel nuovo mercato

Il CEO di una giovane start up, se vuole stabilirsi in un nuovo mercato, deve rendersi conto che vi è la necessità di trasferirsi e far crescere in nuovo ufficio, con un impegno diretto con i nuovi clienti. Gestire l’attività e dipendenti a distanza potrebbe essere un disastro, in quanto è meglio supervisionare le operazione per garantire che siano fedeli alla visione del proprio business, pensando anche ad una assunzione di personale locale per il nuovo ufficio.

 Si potrebbe anche prendere in considerazione la creazione di spazi per potenziali partner commerciali.

 4. Comprendere la comunità degli investitori

Importante è anche capire le tendenze del mercato e degli investitori che si è scelto. Il finanziamento da parte di un Angel, ad esempio, è molto più diffuso negli Stati Uniti che in Europa. Oppure dedicarsi alla ricerca di investitori che sarebbero interessati al tuo business.

Nella Comunità Europea, ad esempio, si tende ad investire grandi somme di capitali soprattutto in società più mature, mentre negli Stati Uniti non è difficile trovare comunità di investitori disposti ad investire anche in piccole ma promettenti e giovani start up.

 Benchè Miguel esiterebbe a consigliare alle aziende di espandersi a livello internazionale prima di aver chiuso il primo round di finanziamento, ciò è però avvenuto con successo per DotCloud che ha chiuso un round di finanziamento da 10 milioni di euro da parte di Benchmark Capital, solo dopo essersi trasferito negli Stati Uniti dalla Francia.

 Sono questi, in conclusione, gli step da tener conto prima di immergersi nella globalizzazione e dare così, alla propria azienda, una possibilità per la sopravvivenza.

 

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