Startup Festival in salsa italiana

Il "rinascimento digitale" italiano ha l'ambizione di ottenere successo internazionale: cinque giornate per un miracolo possibile.

È un periodo di grande fermento in Italia per quanto riguarda i format dedicati all’imprenditoria giovane, con soddisfazione da parte di molti. Non esiste ancora un report che ne descriva gli ultimi tre anni, a partire cioè dai cambiamenti finanziari internazionali, Così in attesa di riuscire a reperire dati spendibili, possiamo accorgerci della quantità improvvisa di eventi dedicati al sogno di realizzare la nostra Silicon Valley e fare una riflessione.

Dopo una stagione sicuramente viva, settembre 2011 si è aperto con una serie di notizie arrivate oltreoceano di giovani Italiani di successo e con eventi come la Frecciarossa delle Startup di pochissimi giorni fa, lasciando intuire come potrebbero essere i mesi futuri.

Dal 19 al 23 settembre a Milano prenderà vita un’iniziativa di Augmendy, la società che organizza e-festival e StartUp School: cioè il primo Startup Festival, presso la Mediateca di Santa Teresa.

Verranno realizzati check up aziendali, ovvero incontri con aziende al fine di illustrare come potrebbero svilupparsi le loro possibilità di gestione delle risorse, individuandone limiti ed opportunità e provvedendo, quindi, a momenti di formazione tecnica dedicati sia a sviluppatori che startup.

Ci si occuperà delle principali innovazioni tecnologiche in ambito Cloud, Mobile, Social e Gaming.

Basterà registrarsi sul sito per conoscere e prendere parte alle attività del festival.

Si legge che “StartUp Festival è un’occasione che vuole aggregare i principali operatori del settore, metterli a confronto tra di loro e a contatto con gli interlocutori esterni. Una location per eventi, pitch, one to one, incontri”.
E “Perchè StartUp Festival? Perché l’Italia ha finalmente la possibilità di vivere il rinascimento digitale, con un’unica mission comune: lanciare startup web&digital che possano avere successo internazionale”.

“Essere uno startupper è quasi uno status symbol, ma la distanza che separa gli aspiranti startupper dal successo è lunga e costellata di errori che ne possono minare le prospettive. Di questo e di molto altro si parla nella tavola rotonda su “Il primo miglio”.
Presenta così Francesco Inguscio, host organization insieme a Digital Magics, Setter, Microsoft, Ustation.it e Altratv.tv, Consorzio TOP-IX, Invitalia, Italiani di Frontiera,M31, Augmendy in collaborazione con SMW Glasgow e Berlin, Young Digitals, Setter, musiXmatch, Wind Business Factor + Mind the Bridge Foundation + Enlabs, Mindshare, Spreaker & Securo & Triddelsn e Consolato Generale Britannico.

Grandi nomi. Ma come faremo a distinguere quali sono i progetti che vogliono davvero sostenere l’imprenditoria italiana? Cosa dovremmo aspettarci da tutte queste iniziative?
Io credo che i successori di scienziati, imprenditori e manager come Andrea Viterbi, Federico Faggin, Alberto Sangiovanni Vincentelli o Pierluigi Zappacosta, che sono alcuni dei numerosi esempi di big italiani che hanno lasciato il segno nella storia della Silicon Valley, debbano trovare qui le stesse possibilità per raggiungere quei risultati che hanno cambiato il mondo negli ultimi vent’anni.

Sarà possibile farlo lasciando che iniziative come Startup Festival restino discorso a parte rispetto all’ecosistema economico, che evidentemente non deve lottare soltanto per la ricerca di idee e investimenti?

No, occorre dire che questo vale solo una metà di quello che bisogna fare e trasmettere culturalmente.
Per creare un ambiente ricettivo come la Silicon Valley occorrono generazioni di persone istituzioni. Per avviare un processo di sviluppo bisognerebbe intraprendere immediatamente una direzione diversa da quella che si sta percorrendo, senza troppi alibi o snobismi.

Per offrire opportunità di lavoro l’economia dovrebbe essere viva. Invece è evidente che a tutti i livelli si sta facendo molto per frenare lo sviluppo economico: occorrerà ammettere che questa situazione nasce dall’idea assurda secondo la quale è più importante salvare un posto di lavoro che crearne dieci. Ma per creare nuovo lavoro bisogna rendere più facile la distruzione di quei posti che non producono ma consumano risorse, interrompendo la capacità riproduttiva dell’ecosistema.

Al contrario un’invasione di buonismo si ostina a proteggere quattro posti di lavoro, senza considerare il danno che si compie impedendone la creazione di altri cento. Superando invece l’idea conservatrice protezionistica, l’Italia potrebbe finalmente concentrarsi non sulla ripartizione della torta piccola ma sulla creazione di una torta più grande.

Ciò sarà possibile solo se si cambiano le regole che controllano il processo produttivo, perché insegnare sviluppo mentre si lancia il messaggio che anche in Italia possiamo generare un codice riconoscibile, che anche noi, attraverso il gran numero di startup avremo la nostra Silicon Valley è un’enorme bugia.
Così se non si innescano meccanismi sani, non è vero che si permetterà agli individui di puntare sulla creatività e motivazione per creare quella ricchezza di cui, poi, beneficerà tutta la società.

Quando è vero, essi sono soli e vanno via da questo Paese per fare altrove tutto ciò che in Italia non possono realizzare.
Mentre aspettiamo di vedere cosa avrà generato lo Startup Festival, proveremo a capire quali dei protagonisti che ne faranno parte si collocano tra quei famosi quattro e quali altri, invece, tra i restanti cento. Così avremo, forse, le risposte alle tante domande che ci siamo posti fin qui per cavalcare, appunto, la predisposizione al Cambiamento.

Intanto l’invito che faccio agli startupper italiani è di essere spietati: siamo noi che traineremo l’economia e daremo senso allo sviluppo delle società.

Buon lavoro a tutti.

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