I Venture Capital per il rilancio del territorio aquilano [INTERVISTA]

La 10 to 6 competition è il concorso internazionale che mette a disposizione un milione di euro per le high tech startup

Effettivamente il rilancio economico di un territorio strategico come quello aquilano non può passare esclusivamente attraverso la ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture. In quest’ottica, la 10 to 6 Competition, rappresenta un importante opportunità per dare slancio allo sviluppo economico locale, attraverso un concorso che mira a portare sul territorio aquilano high-tech entrepreneur provenienti da tutto il mondo.

L’organizzazione promotrice che registra un partenariato di tutto rispetto (da Fondamenta SGR a M31 passando per l’Università dell’Aquila e Vertis), ha deciso di mettere in palio un milione di euro da assegnare alle 10 migliori startups che presenteranno domanda nelle diverse call previste dal bando (la prossima scade il 30 settembre 2011).

I criteri, le condizioni per la premiazione e i benefits previsti  dalla competizione li potete consultare direttamente sul sito. Noi vi lasciamo con parte di una conversazione su Skype avuta con Nicola Redi, CTO di Fondamenta SGR, il quale oltre a raccontarci come nasce la 10 to 6 Competition ci espone la sua opinione in merito alla situazione delle startup e degli spinoff in Italia.

Buongiorno Nicola e benvenuto su Ninja Marketing! Vuoi raccontarci in che modo nasce un’operazione come quella di Ten to Six Competition e quali sono i vantaggi di avere un partenariato così ampio che alterna soggetti pubblici a soggetti privati?

Il partenariato nasce con un legame che Fondamenta, e nello specifico il fondo TT Ventures, ha con il territorio dell’Aquila in quanto la fondazione della Cassa di Risparmio dell’Aquila è uno dei sottoscrittori del fondo in questione. TT ventures è un fondo di venture capital che nasce da un’idea della fondazione Cariplo al fine di dotare il sistema delle fondazioni bancarie italiane di uno strumento di venture capital finalizzato alla valorizzazione della proprietà intellettuale che si genera dalla ricerca italiana. Quindi è uno dei primissimi episodi in cui le fondazioni bancarie fanno degli investimenti perché noi siamo un fondo d’investimento, non andiamo ad attingere i nostri capitali dalle erogazioni liberali delle fondazioni. In questo modo le fondazioni fanno sistema, escono dai loro territori e mettono a disposizione i loro capitali per sviluppare il tessuto economico nazionale a partire dalla ricerca scientifica.

Le fondazioni bancarie che sostengono l’azione di TT Ventures sono otto, l’ente capofila è la fondazione Cariplo e la fondazione Cassa di Risparmio dell’Aquila è stata una di questi otto coraggiosi che ha scommesso e ha messo a disposizione i propri capitali per un progetto che avesse un profilo nazionale. Questo è uno tra i motivi per i quali abbiamo deciso di investire sul territorio aquilano. Oltre al legame istituzionale che ci lega al territorio aquilano, l’operazione è sostenuta anche da una rete di amicizie, professionali e non, tra me e la Preside della Facoltà di Scienze MM.FF.NN dell’Università dell’Aquila dott.ssa Paola Inverardi, Marika Di Benedetto professoressa dell’Università dell’Aquila e Ruggero Frezza presidente ed Amministratore Delegato di M31. Tutti quanti ci siamo conosciuti in ambito scientifico e tutti quanti condividiamo l’idea che la ricostruzione di una città come quella dell’Aquila non possa passare solamente dalla ricostruzione degli edifici.

Ciò che regge la nostra operazione è la volontà di rendere l’Università dell’Aquila, e le sue eccellenze nell’ambito della ricerca scientifica, il motore dello sviluppo economico del territorio. Noi come Fondamenta, ed insieme a M31 e Vertis, abbiamo deciso di mettere a disposizione, oltre ai capitali che andranno a finanziare progetti ad alto potenziale di sviluppo tecnologico anche le nostre esperienze in materia di investimenti. L’obiettivo è appunto quello di attrarre progetti da inserire nel contesto universitario aquilano affinchè vengano sviluppati localmente. Il partenariato si basa quindi su una matrice che vede quattro enti privati a supporto dell’Università dell’Aquila la quale, a nostro avviso, ha ancora molto da dire in termini di capacità di ricerca e di infrastrutture le quali verranno messe a disposizione delle imprese che vinceranno la 10 to 6 Competition.

Quindi verrà messo a disposizione uno spazio fisico per le imprese che verranno incubate?

Si l’idea di partenza sarebbe quella anche se molto dipenderà dal tipo di progetti che vinceranno la competizione. Quindi non abbiamo definito ex-ante quelli che saranno gli spazi, perchè se arriva un’azienda ICT magari di sviluppatori di tecnologie web avranno bisogno di un certo tipo di spazi invece se vince qualcuno che si occupa di  microelettronica avrà bisogno di un certo tipo di infrastrutture e quindi di un altro tipo di spazio. Ad oggi quindi, abbiamo preferito non fissare le condizioni esatte anche se la presenza di M31 potrebbe fornire lo stimolo e le competenze tecniche per una eventuale riproposizione del loro modello sul territorio aquilano.

Diciamo che preferiamo lavorare opportunisticamente ovvero vedere la tipologia di progetti che arriveranno alla competizione, quali saranno i vincitori e su quello sviluppare anche le infrastrutture più adatte alle tecnologie che ci verranno proposte. Anche per questo motivo la partnership è fondamentale perché è composta da una una filiera completa a livello di expertise. Abbiamo l’esperienza dell’incubazione di M31, abbiamo l’esperienza nostra e di Vertis per quello che riguarda l’investimento e la gestione di imprese hi tech e abbiamo l’esperienza dell’Università dell’Aquila in termini di ricerca applicata e dei suoi legami  con le grandi imprese che ci sono nel territorio aquilano.

Abbiamo appena parlato del ruolo centrale che ha l’università all’interno del partenariato. Quello che vorremo sapere noi è se, in Italia, ci sono limiti alla diffusione della cultura dello spinoff e cosa è possibile fare per migliorare la diffusione?

I dati espressi nell’ultima ricerca Netval ci parlano di un’Italia con un elevato numero di spinoff. Tuttavia, considerato ciò che emerge dal rapporto, notiamo come la stragrande maggioranza degli spinoff si pongono sul mercato più come degli studi professionali che offrono servizi di ricerca conto terzi mentre sono pochissime le spinoff che si mettono nell’ottica di andare sul mercato con prodotti e servizi, crescere e diventare delle grandi aziende. Ed è chiaro che dal lato venture capital queste ultime rappresentano le più importanti ed in questo, a mio avviso, è necessario prendere una consapevolezza fondamentale. Ed è quella per cui se nella propria vita si è dei bravissimi ricercatori non necessariamente si è anche dei bravissimi imprenditori, non necessariamente si sà costruire un business model adeguato, non si sa raggiungere il mercato e non necessariamente si sa gestire un’azienda con tutte le complessità che ne conseguono.

Quindi ciò che noi vediamo dal lato venture capital sono anche tanti tentativi, molto interessanti, delle bellissime tecnologie, su cui però non c’è la consapevolezza di come queste possono essere vendute o diventare prodotti commerciali o come possono raggiungere il mercato che sia B2B o B2C. Quindi il primo consiglio che darei è che sarebbe molto interessante che chiunque ha in mente di fare uno spinoff di prodotto che ha un’esperienza prevalentemente di ricercatore prima ancora di fare la società si trovi qualcuno che abbia un’esperienza industriale che abbia gestito un’azienda nel settore dove lui andrà ad operare e insieme facciano partire quest’azienda. Quindi è importante che ci siano dei team il più possibile misti. A concludere direi sicuramente che c’è da lavorare molto sia sulle compagini che sulla capacità di mettere a fuoco dei piani industriali che siano credibili e che non siano solo figli del fatto che è una tecnologia innovativa e che automaticamente si debba vendere.

Cosa si sente di consigliare a coloro che parteciperanno all’evento?

A loro direi che è molto importante fare quel passaggio mentale per cui non basta avere una bella tecnologia per pensare di fare un’impresa e che è molto importante chiedersi perché e quanti potranno essere i clienti al mondo che ritengano opportuno utilizzare la loro tecnologia all’interno di un certo tipo di prodotti o servizi. Questo è un passaggio fondamentale da fare, difatti non bisogna considerare il concorso come un estensione di un bando di ricerca, ma come un’opportunità per la creazione di modelli di business consolidati che possano allo stesso tempo fare da stimolo al rilancio del territorio aquilano.