Da Oliviero Toscani a Go Forth di Levi's: riflessioni estive di un aspirante pubblicitario

Ci sarà ancora spazio per comunicare le idee?

Ero molto combattuto quando ho pensato di scrivere questo post, perchè si potrebbe facilmente rispondermi che non avendo mai lavorato in un’agenzia non conosco i meccanismi e certe cose non le posso capire. Farò invece leva proprio su questa mia “ignoranza” e mi permetterò di parlare da “osservatore esterno”, diciamo così, da uno che le campagne pubblicitarie ogni tanto si limita ad analizzarle e cercare di capirle meglio.

Sarà che la mente è ancora fresca di Ninja Camp, sarà che ho da poco visto tutte le stagioni di Mad Men in un paio di settimane, sarà che è agosto e il caldo mi ha dato alla testa, ma in questi giorni ho visto due campagne che mi hanno spinto alla riflessione, una in positivo ed una in negativo.

Go Forth di Levi’s: pubblicità che vuole anche lasciare qualcosa

La prima campagna di cui volevo parlare è di Levi’s, e si intitola Go Forth. Partita un paio di anni fa, ha subìto dei cambiamenti in corsa perchè all’inizio non era stata recepita molto positivamente. Eppure il suo intento era solo quello di applicare un po’ di etica 2.0 all’immagine aziendale, esaltando lo spirito ribelle e pionieristico che nel corso dei decenni era stato infuso nel brand.

In breve, il concept della campagna è che ognuno di noi dovrebbe fare del suo meglio per rendere il mondo un posto migliore, utilizzando tutti i mezzi che ha a disposizione. E cosa c’era di sbagliato? Secondo me nulla. Fatto sta che Levi’s continua su questa linea, e ci chiama tutti a raccolta. Qualcuno si è domandato se era davvero il caso di inserire tutto questo idealismo in una pubblicità solo per vendere dei jeans: io rispondo, che male c’è a voler comunicare qualcosa di più alto e dare un messaggio di valore, invece di mostrare banalmente il prodotto? Tra l’altro, per come la vedo io, gli ad sono anche ben fatti, il prodotto e il marchio sono messi quasi da parte, quello che emerge davvero è il messaggio.

Di seguito trovate lo spot più recente (sospeso purtroppo dopo gli avvenimenti recenti di Londra, poichè contiene delle scene che richiamano disordini urbani) ed un cartellone, che rappresentano perfettamente il tutto. Da parte mia, vorrei vedere più campagne del genere.

Toscani e le campagne “simili”: pubblicità fine a se stesso/a?

Adesso la campagna, o meglio le campagne perchè ce n’è più di una, che mi hanno suscitato un po’ di preoccupazione quando le ho viste sul blog dell’ADCI. Oliviero Toscani è un grande della fotografia, e questo non si discute, ma è anche un grande pubblicitario? Su questo avrei un po’ di dubbi, e non penso di dire un’eresia dal momento che sono gli stessi dubbi manifestati da qualcuno che sicuramente ne capisce più di me.

Ho detto poco sopra che mi piacciono le campagne dove si parla poco del prodotto e molto di un messaggio che si vuole collegare ad esso, ma a me sembra che Toscani faccia campagne più per il suo (personal) brand che per le aziende. Senza dubbio emerge tra gli altri pubblicitari, tant’è che molto spesso riesce a far associare il suo nome ai lavori più che quello del brand, di questo bisogna dargli credito. Ma a parte questo c’è poco di meritevole, vi faccio qualche esempio:

Almo Nature è una marca di cibo per cani e gatti.

Relish è azienda leader nell'abbigliamento donna

Questa campagna per Wrangler ha vinto diversi premi a Cannes qualche anno fa

Notate niente di strano? L’idea di base, il concept, è sempre lo stesso: anche noi uomini siamo in fin dei conti animali, e ok l’abbiamo capito, ma confesso che all’inizio facevo addirittura fatica a capire che erano campagne diverse! E allora vogliamo comunicare qualcosa, oppure le facciamo giusto perchè devono fare scalpore e dobbiamo far parlare di Toscani, per di più utilizzando lo stesso concetto per abbigliamento e cibo per animali? Fossi stato nei panni dell’azienda (che poi è anche cliente e sicuramente avrà pagato una bella cifra) credo che mi sarei anche irritato.

Da qui è venuta la mia riflessione, da persona che un giorno vorrebbe lavorarci in un’agenzia, sperando che qualche altro aspirante la condivida: si può ancora sperare di lavorare in un’agenzia e tirare fuori idee originali per comunicare davvero qualcosa, non fare semplicemente qualche ghirigoro per essere notati? O in futuro, vista anche la situazione economica non proprio rosea che si sta delineando, saremo tutti attaccati al far crescere le vendite e basta, al “fare rumore” ma con poca concretezza alla base? Ma soprattutto, c’è ancora qualcuno che, nel suo piccolo, vorrebbe cambiare il mondo?