L'Islanda riscrive la costituzione con il popolo dei social media

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Il 16 luglio 2010 in Europa si è verificata un piccola grande rivoluzione: in Islanda – primo caso nel vecchio continente – si votò una legge che sanciva l’impunità per tutti coloro avessero diffuso su Internet informazioni riservate di carattere militare, politico e societario, anche coperte da segreto di Stato.

Da quel giorno, la piccola repubblica nord europea è stata indicata dagli osservatori di tutto il mondo come la culla di quel sistema di gestione dell’informazione che trova in Internet il suo centro nevralgico e intoccabile.

Solo in un paese come questo poteva essere realizzato un progetto tanto difficile quanto ambizioso: una proposta di riforma costituzionale scritta con il contributo del popolo, utilizzando la Rete e i social network.

Stjórnlagaráð, questo il nome del progetto, nasce dall’esigenza di rendere i cittadini partecipi e controllori della propria rappresentanza politica, usando il contatto diretto garantito dal web.

 

Come funziona?

Inizialmente è stato redatto un testo da una sorta di Consiglio Nazionale (la traduzione di Stjórnlagaráð dall’islandese), composto da 25 membri di diversa provenienza sociale: questo documento viene sottoposto settimanalmente all’attenzione dei cittadini attraverso una capillare diffusione sui siti web e i Social Network. I contenuti vengono poi rielaborati dal popolo che così vede prendere forma, passo dopo passo, una proposta di riforma molto fedele alle proprie richieste.

A fine luglio il documento verrà sottoposto all’attenzione del Parlamento che – si presume – lo ratificherà con poche modifiche, rispettando così la volontà popolare.

Stjórnlagaráð è quindi la realizzazione pratica di un’assemblea pubblica estesa a tutti.

Il compito sembra difficile, anche se il popolo islandese è uno dei più “integrati” con il mondo dei Social Network: si pensi che i 2/3 degli abitanti possiedono un account su Facebook.

 

Gli strumenti per condividere tutte le proposte sono un sito web, Stjórnlagaráð 2011, un canale YouTube, una pagina fan su Facebook e un profilo su Twitter.

Stiamo veramente andando verso una democrazia partecipata a tutti gli effetti? Sembra proprio di sì, e chissà che l’Islanda non diventi un’avanguardia per una trasformazione che contagi tutta Europa… Una trasformazione che oggi sembra indispensabile e non più rinviabile.

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