Il numero di Dunbar ai tempi di Twitter [RICERCA]

Twitter ha permesso di allargare il nostro network di amici gestibile con regolarità?

Quanti amici abbiamo sui nostri social network preferiti? 1000 su Facebook? 600 su Twitter? Ma siamo proprio sicuri di poterli considerare tutti dei veri e propri legami forti?

Una recente ricerca scientifica internazionale condotta dai Proff. Bruno Gonçalves, Nicola Perra e Alessandro Vespignani è partita proprio da questa considerazione, indagando qual è l’impatto che le tecnologie moderne hanno sui processi di interazione sociale.

Lo studio ha richiesto molto tempo ed è concentrato su Twitter, uno dei social network più utilizzati al mondo.

In particolare, i ricercatori hanno raccolto ed analizzato oltre 380 milioni di tweet degli utenti, per cercare di capire se le capacità dell’individuo nel mantenere relazioni sociali stabili sono aumentate grazie all’utilizzo dello strumento.

Il numero di Dunbar

I limiti cognitivi finora riconosciuti che un individuo avrebbe nel mantenere rapporti stabili con più utenti contemporaneamente sono stati fissati grazie a studi dell’antropologo Robin Dunbar. Secondo lo studioso, ognuno riuscirebbe a rapportarsi con (approssimativamente) altre 150 persone di cui conosce l’identità e le modalità di interazione reciproca. Questi limiti sarebbero dovuti alla dimensione della neocorteccia umana ed alla relativa capacità di elaborazione neorticale [fonte Wikipedia]. Dopo tale numero, mancherebbero la confidenza e la comunicazione necessarie ad assicurare il corretto funzionamento del maxi-gruppo sociale.

I risultati dello studio

Attraverso la costruzione e l’utilizzo di un modello matematico-statistico, le ricerche attuate sulla base di dati raccolti sottolineano come il “punto di saturazione” del numero di contatti con cui scambiamo tweet regolari si situa tra i 100 e i 200, esattamente in linea con le ipotesi di Dunbar.

Cosa ci insegna dunque questa scoperta? Che i social network (in questo caso Twitter) possono anche aver cambiato il modo di comunicare e interagire, ma non hanno potenziato le nostre capacità cognitivo-sociali.

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