Blogger di Accade in Sicilia condannato per stampa clandestina

Una sentenza della corte d'Appello di Catania conferma la condanna per stampa clandestina e la chiusura del blog "Accade in Sicilia"

Un blog chiuso per stampa clandestina. Non è l’ennesima storia che viene dalla Cina o dalla Birmania. Il caso, questa volta, è tutto italiano. Siciliano, per la precisione. E, anche se ufficialmente si parla di violazione della legge sulla stampa del 1948, la maggior parte dei blogger ritiene che siano stati i contenuti “scottanti” a far scattare l’allarme tra i poteri forti. Chi non conoscesse “Accade in Sicilia“, il blog dello storico Carlo Ruta, può farsi un’idea dei contenuti su Webarchive.org: in sintesi, si trattava di un blog a forte contenuto storico, focalizzato sui grandi misteri di Sicilia. Perché in Sicilia, molte vicende sono dei veri e propri misteri. Come la strage di Portella della Ginestra, o l’omicidio di Spampinato, giornalista de L’unità e de L’Ora. Tutte vicende di cui Ruta si era occupato sul blog. Ma su Accade in Sicilia facevano capolino – e davano fastidio – post come quello sulla situazione delle banche nell’isola.

Nel 2004 il blog viene oscurato su denuncia del procuratore di Ragusa – [lo stesso che si era occupato del caso Spampinato n.d.r.], nel 2008 la condanna per stampa clandestina, una condanna che per Ruta non ha motivo di esistere perché, come lui stesso sostiene, il suo era “un normale blog personale” con le sue “riflessioni su eventi storici e di attualità, senza alcuna periodicità regolare”.

La corte d’Appello di Catania ha confermato il giudizio di merito sulla condanna emessa dal Tribunale di Modica. Stampa clandestina. Il reato sarebbe in prescrizione ma Ruta ha deciso di non avvalersi di questo strumento perché “una sentenza della corte d’Appello fa giurisprudenza e accettare la prescrizione sarebbe come avallare la sentenza stessa”. Lo storico farà ricorso in Cassazione, ma, al netto della vicenda giudiziaria del singolo, la faccenda ha risvolti inquietanti per tutti i blogger. Basterà ancora il famoso disclaimer “Questo sito/blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001“?

I blogger e la libertà d’espressione

Questo caso può costituire un precedente davvero pericoloso per i migliaia di blog attivi in Italia? Ma soprattutto chi difende la libertà di espressione di un blogger, che non ha alle spalle né ordini professionali né poteri forti? Ruta traccia la sua analisi e fa rientrare la vicenda nel problema di libertà di espressione del nostro paese.

Secondo la classifica ufficiale di Freedom House, che monitora annualmente la situazione della libertà di stampa nel mondo, l’Italia si trova tra quelli “parzialmente liberi” e occupa la 75esima posizione, superati, rispetto all’anno scorso, anche dallo stato africano del Benin. Lasciamo a voi il compito di tirare le somme.

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