Eppela, un altro passo avanti per il crowdfunding italiano.

Image credit: http://www.flickr.com/photos/heydanielle

C’è una parola che negli ultimi tempi ricorre sempre più spesso nelle conversazioni tra startuppers; un’espressione che viene da oltreoceano proprio come tante altre in questo settore, e che minaccia di scalzare il classico sempreverde “venture capital”.

Se nell’opinione comune infatti si tende a considerare il capitale di rischio come l’unica strada possibile per dare vita al proprio sogno d’impresa partendo da zero, oggi sempre più persone con idee e voglia di fare decidono di rompere ogni tabù e arricchire il vocabolario con un’espressione nuova e carica di speranze: crowdfunding.

Molte sono infatti le iniziative che, anche in Italia, puntano a individuare modalità alternative per permettere alle startup di raccogliere i primi, vitali fondi. Il crowdfunding è appunto una di queste, e il suo principio di funzionamento è davvero semplice: coloro che hanno un’idea da realizzare si rivolgono direttamente ai potenziali destinatari del progetto finale, e li coinvolgono nella raccolta fondi. Ogni partecipante ha così la possibilità di contribuire con un apporto anche minimo a un’opera di più ampio respiro. La piattaforma, che fornisce la cornice entro cui si attua questo scambio virtuoso, in genere trattiene per il proprio sostentamento una percentuale del capitale raccolto.

Seguendo questa scia, da pochi giorni in Italia è attiva una nuova realtà di Crowdfunding: si chiama Eppela, e si pone nel modo più trasparente e genuino: usando la sua stessa piattaforma per finanziarsi! Avete capito bene, Eppela è il primo progetto ad inaugurare la raccolta fondi, e conta già più di € 1000 raccolti (su una quota target di € 12.000) per 23 utenti finanziatori.

Ma come funziona nel dettaglio un sistema di questo tipo? Vediamone gli step principali:

– Si imposta una cifra obiettivo da raggiungere;
– Si presenta il progetto alla comunità attraverso una scheda completa di video esplicativo;
– Si attende la conclusione del periodo di tempo disponibile e si valuta il risultato.

A questo punto se il finanziamento ha raggiunto (o superato) gli obiettivi il progetto incassa i fondi e procede secondo il piano condiviso con i micro-investitori; se invece ciò non si verifica, il denaro viene semplicemente restituito.
Una delle cose più divertenti ideate da Eppela è il meccanismo di reward che premia l’investitore a seconda di quanto generosa è la somma versata. In altre parole a versamenti più cospicui corrispondono ricompense direttamente proporzionali: per € 2 posso ottenere una spilletta, come per € 2000 l’apparizione in uno spot TV!

Eppela ha una connotazione creativo/umanistica, e punta a far decollare (o meglio “saltare” dal sogno alla realtà, per riprendere la metafora scelta dall’iniziativa) progetti negli ambiti Public&noprofit, Art&entertainment (arte, letteratura, teatro, danza, musica, cinema, fumetto) e Lifestyle&technology (design, tecnologia, food, moda).

I più diffidenti storceranno il naso di fronte a un modello che corre il forte rischio di entrare nella categoria del “too good to be true” (troppo bello per essere vero), ma è bene sapere che in USA, la land of opportunities per eccellenza, il crowdfunding ha portato alla luce iniziative come l’anti-Facebook Diaspora, progetto nato sulla piattaforma Kickstarter.

Personalmente, ritengo che la riflessione su forme alternative di finanziamento sia uno sforzo necessario da parte della comunità startupper, soprattutto alla luce di due necessarie prese di coscienza: la crescita e la prosperità di una startup sono fortemente vincolate anche al contesto socio-economico di provenienza; non tutte le startup hanno i requisiti per sopportare un finanziamento di venture capital.
Per questo motivo, anche se con un metodo simile non si potrà certo ambire a finanziare una million-dollar-company, d’altro canto centinaia di piccole e brillanti idee potranno trovare terreno fertile per diventare realtà. Proprio a questo servono iniziative come Eppela, piccoli grandi passi verso un futuro in cui l’innovazione potrà affermarsi ogni giorno, partendo dal basso e in piena libertà.