InNoveTempi: godetevi l'arte con un'app inventata 50 anni fa!

Abbandonatevi ad un'esperienza unica, tra archeologia e futurismo


Le recensioni delle app non sono racconti, e quando si scrivono in prima persona sono sempre il frutto di un’esperienza d’uso, come è giusto che sia.
Ma qui non sto parlando di un’app e non sto parlando di una semplice esperienza d’uso.
Sto parlando di un’esperienza estetica che è archeologica e futuristica al tempo stesso.
InNoveTempi è archeologia nel senso più antico del termine: è la ricerca di qualcosa che appartiene al passato e che, in questo caso, è stato creato 50 anni fa.
Ed è futuristica al tempo stesso e non solo per la lungimiranza dei suoi creatori ma per l’approccio con chi vuole goderne: il dinamismo e l’ordine regnano sovrani ma all’interno di un’esperienza che è prima di tutto estetica.
Cominciate da voi.
Non leggete le “istruzioni” e le indicazioni offerte: lanciatevi dentro l’app e cercate di capirne il funzionamento.
Non voglio fare spoiling ma posso garantire che l’esperienza finale è quella di un dolce dondolio tra l’attenzione e il conforto delle forme e della loro ricombinazione.
Recuperando la centralità del soggetto nell’arte e il suo ricombinarsi in relazione alle forme, vivrete un’esperienza artistica che vi renderà artisti al tempo stesso.
Se siete ancora lì a leggermi e non state già “contemplando” l’app, sappiate che dietro tutto ciò c’è il genio artistico di Giovanni Anceschi ed il talento di Antonio Prigiobbo e del team di Wooom (con Danilo De Rosa e Fabio Scognamiglio).
Non potevate desiderare di meglio.
La storia dell’app parte da lontano, da quando Umberto Eco, impegnato nella realizzazione dell’almanacco Bompiani del 1962, dedicato a  “L’applicazione dei calcolatori elettronici alle scienze morali e alla letteratura”, chiama a collaborare con lui i giovani Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi e Grazia Varisco, che avevano fondato da poco il Gruppo T. Si aggiunge al gruppo anche Bruno Munari, caposcuola dell’arte cinetica e programmata.
Il risultato fu una mostra curata da Olivetti, già interessato alle macchine e all’elettronica, in quello stesso anno.
Ogni membro del gruppo T realizzò dunque una o più opere di Grafica Programmata, ideate “secondo criteri cibernetici”, e prodotte con tecniche grafiche. L’idea di fondo è che l’arte può essere programmata in modo esatto originando una varietà di forme simili.
La creazione di Anceschi era appunto InNove Tempi.

Era e lo è tutt’ora, per ciascuno di noi. Su iPhone e iPad.

 

InNoveTempi