10 domande a Riccardo Milanesi, regista della social fiction su Facebook

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Ricordate Martina Dego, la protagonista della prima fiction ideata espressamente per Facebook?

Ebbene, il suo ideatore e regista Riccardo Milanesi ha partecipato,  insieme al co-autore Marco Verdura,  ai Los Angeles Web Series Festival 2011 e sono tornati a casa con un premio per la Miglior Attrice Protagonista, assegnato a Ilaria Silvestri che interpretava, ovviamente, la sfortunata Martina Dego. Grazie all’ottimo risultato americano, Riccardo e il suo gruppo di lavoro s’appresta a partecipare, il prossimo ottobre, al Marseille Web Series Festival, la versione europea del LAWS Festival.

Un bel riconoscimento per un esperimento che di fatto sancisce una nuova forma di racconto, ideato fin dalle fondamenta tenendo conto del mezzo che veicolerà la storia: il social network, e in questo caso Facebook. La fiction, intesa come format di racconto, sbarca quindi su Internet fino a diventare un vero e proprio settore che sembra sempre più in espansione: per questo, abbiamo sentito Riccardo per capire come “nasca” l’idea di una forma così innovativa di storia.

1)    Come ti è venuta l’idea di fare una fiction su Facebook?

L’idea è nata per caso. Volevo realizzare una serie per il web e pensavo a un canale che potesse farla arrivare a più gente possibile e senza dubbio Facebook ha per sua natura una “distribuzione” in tempo reale e soprattutto virale: gli amici, gli amici degli amici, ecc. Postare semplicemente le puntate su Facebook mi sembrava  però banale. Non doveva essere solo il canale distributivo, ma doveva diventare parte integrante della storia. Da qui mi è venuta l’idea di qualcuno chiuso da qualche parte che per chiedere aiuto posta dei video su Facebook. Il resto è arrivato di conseguenza.

2)    Quali erano gli obiettivi del progetto?

L’obiettivo era sperimentare qualcosa di nuovo sulla rete (per comprenderne le potenzialità sia per l’intrattenimento sia per uno sviluppo commerciale), ma soprattutto di fare, anche con un budget limitato, un buon prodotto, girando i video in HD con una Canon 5d e curando tutto nei dettagli, dalla preparazione alla postproduzione, fino alla messa in onda in tempo reale.

3)    A Los Angeles com’è andata?

Molto bene. Ilaria Silvestri, l’interprete di Martina Dego ha vinto il premio come Miglior Attrice Protagonista nella categoria Serie Interattive e la serie è tra le nove selezionate per il Marseille Web Series Festival (gli organizzatori erano a Los Angeles) che si terrà a ottobre ed è il primo festival europeo dedicato alle serie web.

4)    Come siete arrivati a concorrere ai Web Awards a Los Angeles?

Abbiamo inviato gli episodi sottotitolati e una descrizione precisa del progetto. E siamo stati selezionati. È stata una bella opportunità, perché è il primo festival al mondo che si occupa solo di serie web.

5)    Pensi che Facebook supporti bene linguaggi come una fiction?

Facebook è una piattaforma che in questo senso ha tanti difetti, però utilizza meccanismi di comunicazione ormai consolidati e ben riconoscibili. Se si riesce a integrarli in una fiction si può utilizzare senza problemi.

6)    Scrivere la storia ha subito l’effetto di essere destinata a Facebook?

Come dicevo la struttura della storia e il plot sono decisamente nati per essere distribuiti su Facebook. È un limite, perché questa serie non può essere vista su nessun altro mezzo (la narrazione non procede solo attraverso i video, ma anche e soprattutto attraverso i commenti della protagonista e degli utenti, le foto, i disegni, ecc.) però questa unicità è stata la sua forza.

7)      Perché proprio l’horror?

Più che un horror lo  definirei thriller soprannaturale. È un genere che mi piace e che si presta bene a questo tipo di “narrazione” partecipata, in cui gli utenti devono risolvere un enigma e possono cambiare la storia.

8)    Quali sono stati i limiti tecnologici che avete dovuto superare, usando Facebook?

Avendo modellato la struttura della storia proprio sui meccanismi di comunicazione utilizzati da Facebook, non ci sono stati problemi. Forse inizialmente l’ostacolo da superare è stato quello della chiarezza: i commenti ai video erano tantissimi e dovevamo evitare la confusione. Così ogni snodo narrativo importante è stato sottolineato dalla protagonista con un nuovo post.

9)      All’orizzonte, cosa si prospetta per te e il tuo gruppo di lavoro?

Stiamo pensando di andare ancora un po’ più in là e di fare una serie ancora più interattiva, in cui gli utenti saranno i veri protagonisti e dovranno loro stessi postare dei video.

10)  Qualche altro social network che ti piacerebbe adoperare per un progetto simile?

Twitter in Italia non ha ancora le dimensioni popolari di Facebook, per cui più che un social network ci piacerebbe sperimentare delle narrazioni interattive su Skype, sarebbe un bell’azzardo.