Fubles fa goal con 300.000 Euro. Il racconto del CEO Mirko Trasciatti [INTERVISTA]

Lo straordinario racconto di come una startup italiana ha dato il via alla sua crescita grazie a un importante finanziamento, tanto impegno e tanta passione.

Molti di voi conosceranno già Fubles, il social network che offre una piattaforma facile, pratica e gratuita per coordinare gli organizzatori di partite sportive di tutti i generi e coloro che cercano un match a cui partecipare nella propria zona geografica.
Ninjamarketing se n’è occupata nel 2009, in questo articolo.

Fubles è oggi una delle communities sportive più attive in Europa, con 25.000+ utenti e 7.000+ match giocati. Ma se già questo vi sembra un traguardo eccellente, non avete sentito l’ultima. Fubles ha infatti ricevuto pochi giorni fa un finanziamento di € 300.000 da una cordata di investitori del venture capital italiano.

La notizia è già stata diffusa da testate prestigiose, come Il sole 24 ore e Techcrunch Europe, ma sempre dando tutto il risalto all’informazione finanziaria senza mettere a fuoco la grande avventura umana che c’è dietro un risultato del genere.

Per questo motivo Ninjamarketing ha oggi il piacere di riprendere la notizia insieme a Mirko Trasciatti, CEO di Fubles, che ci guiderà nel dietro le quinte che sta dietro una conquista di questa portata.

Ciao Mirko, e benvenuto su Ninjamarketing.

Ciao Ale, Grazie per averci con voi!

Ciò che è successo a Fubles, e a tutto il team che ci sta dietro, è qualcosa di grande; riassumere tutto un mondo di emozioni, lotta, sacrifici, impegno, dedizione, in un semplice bollettino è davvero troppo riduttivo. Aiutaci a vedere quello che c’è dietro il risultato e a guidare gli aspiranti startuppers che ci leggono nell’intraprendere il vostro stesso percorso.
Per cominciare: da quando avete iniziato a pensare alla ricerca di finanziamenti venture capital? Quali necessità vi hanno spinto in quella direzione?

Io e gli altri membri del team conoscevamo il mondo del Venture Capital un po’ per formazione un po’ per forma mentis.
Abbiamo guardato con interesse al “capitale di rischio” fin da subito e per un semplice motivo: dietro ad una storia di successo del web, oltre all’idea, al team ed all’execution c’è spesso e volentieri un investitore che si allea al progetto fornendo non solo i fondi ma anche slancio e struttura.
Vorrei sottolineare che non abbiamo mai guardato al finanziamento come ad una necessità ma come ad un’opportunità.
Ci siamo rivolti agli investitori con una formula molto chiara: “Fubles funziona, piace ed è sostenibile. Con maggiori risorse finanziare potremmo dedicare il team a tempo pieno per perfezionare il prodotto e crescere la community permettendo a Fubles di scalare meglio e di più.”
Nel suo piccolo Fubles è profittevole e la community cresce spontanea per passaparola. Sapere che migliaia di italiani hanno giocato oltre 7.000 partite fra perfetti sconosciuti senza bisogno di un arbitro… è una cosa pazzesca.

Working Capital, Mind the Bridge, non siete certo stati con le mani in mano; che strategia avete studiato per la ricerca di capitale? Che tappe avete seguito?

Più che di strategia potremmo parlare di atteggiamento. Ci siamo dedicati sopratutto al prodotto con un occhio sempre rivolto ad iniziative ed opportunità che ci permettessero di intrecciare nuove conoscenze e dare visibilità al nostro progetto. Abbiamo cominciato a rendere sistematica la nostra passione per le Startup e per il Venture Capital. Si comincia mappando tutti i player del settore e si continua raccogliendo, filtrando e facendo circolare internamente informazioni e formazione.

Consigliereste lo stesso percorso ad altri startuppers? E in generale, come occorre prepararsi per cercare fondi? I circoli da frequentare, le persone da conoscere, le porte a cui bussare.

Raccogliere capitali esterni non deve essere visto come un passaggio obbligato né come un titolo di merito nel cursus honorum di una startup. L’Italia è il paese in cui ottieni un mutuo solo se dimostri che potresti farne a meno. Un discorso simile, ahimé vale anche per il capitale di rischio. Ecco perché la soluzione più sicura per attrarre capitali è quella di avere un prodotto che cammina con le proprie gambe.
Se ci fosse una ricetta per fare startup forse comincerebbe così: trovate un’idea per cui perdere la testa. Trovate altre persone in gamba che hanno avuto lo stesso colpo di fulmine e che magari hanno competenze complementari alle vostre. Unitevi e partorite insieme un prototipo nel piu’ breve tempo possibile. Buttatelo in mare per vedere se galleggia e poi… vedrete che avrete una gran voglia di insegnargli a nuotare!

Tra le modalità di finanziamento alternative al venture capital il crowdfunding è sicuramente una delle più note; esempi come Kickstarter mostrano come possa essere facile connettere in modo diretto la propria idea con un utente finale che diventa parte attiva della sua realizzazione. Quali sono le tue considerazioni in merito?

E’ capitato spesso, dopo una partita, di sentirci dire “cavolo ma è possibile investire in Fubles?”. Sicuramente uno dei migliori complimenti che si possa ricevere.
L’idea di proporre ai nostri stessi utenti di finanziare Fubles in una logica “crowd” è rimasta tuttava solo una fantasia. Ci hanno frenato la complessità e il dubbio che non sia una via tanto facile da percorrere legalmente.

Si dice che ogni startup per avere una vera crescita debba imparare a convivere con l’insuccesso. Quante volte vi hanno detto no? Qual è l’occasione, se ce n’è stata una, in cui avete creduto di non potercela fare?

La storia di Fubles è costellata di no. Non si parla solo di investitori ma anche di utenti che non si registrano, di centri sportivi che non si interessano, di brand che non ti considerano.
Abbiamo cominciato a proporre Fubles quando ancora avevamo qualche migliaio di utenti, poche partite a settimana e sopratutto un veste grafica non proprio accattivante. Abbiamo preso dei gran bei due picche spesso anche meritati… ma sempre con una faccia tosta da oscar. :-)
Chi ci ha conosciuto, ha potuto vedere che nonostante tutto abbiamo tirato dritto e siamo andati avanti, determinati a migliorarci e rispettare tempi e obiettivi che ci siamo di volta in volta prefissati.
Ognuno di noi singolarmente ha passato dei momenti di sfiducia ma non c’è mai stato un momento di sconforto collettivo.
Se qualcuno ha avuto il dubbio di non essere all’altezza, di non riuscire a fare in tempo, di aver fatto la scommessa sbagliata… questo dubbio ha finito per infrangersi nell’ottimismo degli altri del team. Una specie di volano motivazionale.
Certo che quando vedi il conto corrente ai livelli di guardia… :-)

Per una startup aggiudicarsi un investimento venture capital è l’obiettivo finale o solo l’inizio di una nuova, più intensa fase di lavoro?

Chi vede il finanziamento come l’obiettivo finale probabilmente non è un imprenditore ma un aspirante dipendente. Altro che punto di arrivo, sappiamo perfettamente che la strada e’ ancora tutta in salita.

Avete ricevuto il vostro finanziamento da una cordata di investitori con diverse esperienze e backgrounds. Parlaci di loro, e del rapporto che è nato tra le due parti.

Il primo contatto che abbiamo avuto è stato con Elserino Piol e Oliver Novick: semplicemente illuminante. A differenza di altri nel settore, hanno saputo disinnescare la classica diffidenza reciproca che sorge tra VC e novelli imprenditori.
Ci siamo incontrati 7-8 volte prima di raggiungere un accordo, dopodiché abbiamo smesso di negoziare e si è cominciato a lavorare sulla contratto e sulla ricerca di altre persone disposte a partecipare alla cordata. C’e’ un momento preciso in cui ti accorgi che l’investitore cessa di essere la controparte e comincia ad affiancarti.
E’ stato in questo momento che siamo riusciti a coinvolgere Carmine Giangiulio, alto dirigente in Unicredit, Marco Magnocavallo, fondatore di Blogo, Giannandrea Cherubini, partner e fondatore di un fondo di private equity. Tre “ragazzi” con esperienze e vissuti molto diversi che ci stanno già dando una bella mano anche nel day-by-day.

Credi esista una sfiducia di fondo da parte degli startuppers verso il venture capital? Nell’ambiente si riscontra una certa esitazione, legata soprattutto al timore di incorrere in condizioni contrattuali svantaggiose per la startup. Cosa ne pensi e qual è la tua esperienza in proposito?

E’ un tema delicato a cui e’ difficile rispondere. La sfiducia c’è ma e’ sostanzialmente reciproca. Una forma di insana contrapposizione tra le anime di uno stesso ecosistema alla cui base c’è la diffidenza. Da un lato pochi e giovani fondi di Venture Capital che non possono vantare chissà quali stelle nelle loro scuderie ma che però hanno tempi di decisione, chiedono quote e offrono rounds che non sono competitivi nell’arena globale.
Dall’altra, troppi giovani (mi dispiace dirlo) con poca esperienza e preparazione, con scarsa propensione al rischio e al sacrificio e che a volte sembrano aspettare l’assegno prima di mettersi davvero in gioco.
Alla fine la sensazione è che i VC italiani siano tentati di fare “vulture capital” per non doversi fidare del team in cui investono e i giovani di aspettare a buttarsi per non essere presi per fame. Questo e’ un circolo vizioso che in qualche modo nel nostro caso siamo riusciti a disinnescare.

Arrivare al finanziamento che avete ottenuto dev’essere stato un percorso lungo e accidentato: riunioni, trattative, trasferte, e-mail, telefonate, e tanta speranza. Ci vuoi raccontare come avete vissuto il periodo prima di arrivare all’accordo finale?

Le trattative per arrivare all’accordo sono state intense. Un’esperienza che rappresenta un concentrato di startup life. Contratto di investimento, clausole, milestones, assetto organizzativo. Tutti, nessuno escluso, siamo stati coinvolti su ogni punto. La cosa ha messo sotto pressione il team ma e’ servito a capire chi fra noi era pronto a fare il passo.

Come avete ricevuto la notizia del finanziamento? Come l’avete comunicata tra voi e tra amici, colleghi, conoscenti?

Ricevuto la notizia? :-) Per citare un grande del calcio: Investimento e’ quando investitore versa. In realtà c’è anche sfuggita la foto che segue, che non è passata inosservata (pubblicata originariamente su Facebook, ndr)!

Quali novità riserverà questo finanziamento per Fubles?

Numerose: nei prossimi mesi ci focalizzeremo sul prodotto per migliorare sopratutto grafica e usabilità e successivamente proveremo a “scalare” in altre città in Italia ed anche all’estero.
Presto usciremo inoltre con il nuovo prodotto che andrà a completare il servizio: il motore di ricerca di ore disponibili presso i centri sportivi convenzionati.
Fino ad ora ci siamo occupati della “domanda” di attività sportiva mentre grazie a questo gestionale riusciremo a integrare anche l'”offerta” migliorando ulteriormente il servizio: sarà infatti possibile cercare ore disponibili, prenotarle direttamente dal sito e chiamare a raccolta i giocatori… tutto in pochi clic!

Lavorerete a tempo pieno su Fubles? Quante persone impiega attualmente la società? Quante pensate di assumerne in futuro?

Eccerto! Io, Stefano e Giuseppe siamo full time su Fubles da Gennaio. Nei prossimi giorni comunicheremo la nostra prima assunzione. E’ una persona molto speciale per Fubles.
Se cercheremo altre persone, come e’ probabile, ci piacerebbe poter raccogliere l’attenzione di ragazzi giovani che vogliono respirare l’aria di garage che stiamo respirando in questi giorni. Stiamo per attraversare un momento topico per una Startup. Se tornassi indietro, alla fine dei miei studi, non ci penserei un secondo!

Tra quanto tempo credi che sarà necessario cercare un altro finanziamento?

Dipende molto dai risultati che otterremo nei prossimi 12 – 15 mesi. Un secondo round potrebbe arrivare in qualsiasi momento, se saremo in grado di valorizzare sempre al massimo Fubles rispettando giorno per giorno gli obiettivi e i risultati,

C’è qualcuno a cui desiderate dedicare questo risultato?

Il mio primo ringraziamento va a Stefano e Giuseppe

A nome del team ringrazio

– Tutta la community che giornalmente sceglie di utilizzare il nostro servizio
– Oliver Novick e Elserino Piol perche’ sono piu’ giovani dei giovani
– Alessandro Tavecchio perche’ e’ praticamente uno del team
– Marco Magnocavallo perche’ ci sta facendo pedalare con stile
– Carmine Giangiulio perche’ e’ il mago Silvan della pianificazione finanziaria
– Gianandrea Cherubini perche’ e’ stato un angelo di nome e di fatto.

– Fabrizio Capobianco per l’energia e l’ispirazione che trasmettono i suoi consigli
– Francesco Sullo perche’ per sapere come la penso faccio meglio a chiedere a lui. Ha sempre un momento, una parola, un aneddoto, un divano per ospitarti.

I ragazzi del gruppo Italian Startup Scene di facebook perche’ e’ il barsport delle startup e la cosa migliore che si sia vista su Facebook nell’ultimo anno.

a Paolo

Grazie Mirko per il tempo che ci hai dedicato e per le esperienze preziose che hai condiviso con noi.
E voi, cosa ne pensate di questo dietro le quinte?

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