Il diario online volta pagina con Dayri! Intervista a Will Flagello. [INTERVISTA]

Il diario online volta pagina con Dayri: intervista a Will Flagello

Basilicata, Italia. Un team giovane e brillante. Un prodotto davvero interessante.

E’ questa la ricetta di Dayri, nuova e freschissima web-app che intende rivoluzionare la categoria dei diari online. Una startup web animata dalla passione, dall’energia e dal talento di quattro ragazzi italiani che pensano in grande.
Abbiamo intervistato Will Flagello, portavoce del team.

Ciao Will, e benvenuto su Ninja Marketing. Dicci in due parole chi sei e di cosa ti occupi nella vita.

Ciao Alessandro, ti ringrazio per questa opportunità. Ho appena compiuto i tanto agognati diciotto anni, vivo in Basilicata in una bella cittadina di nome Policoro e frequento il quarto anno del Liceo Scientifico-Tecnologico. “Giochicchio” con i computer da quando avevo due anni e amo il design, la programmazione, il copywriting e l’inglese. Sono italo-canadese per via paterna ma sono nato e ho sempre vissuto nel Bel Paese. 😛

Dietro l’ideazione e la realizzazione di Dayri c’è un team che oltre a te comprende tre persone. Presentacele, illustrando i loro ruoli all’interno del progetto.

Sì, ci sono altri tre ragazzi fantastici: Giuseppe Modarelli, Marco Devincenzis e Pasquale Troccoli. Giuseppe è il lead developer, ha 24 anni ed è anche un eccellente musicista. Marco e Pasquale sono miei compagni di classe. Il primo ama l’inglese e la programmazione, è front-end developer ma sta studiando Ruby. Il secondo invece è un fanatico di hardware e videomaking, e infatti sta gestendo proprio quest’ultimo aspetto in Dayri.

Qual è l’età dei singoli componenti del team?

24 Giuseppe, 18 compiuti io, 18 da compiere Marco e Pasquale.


Mixando un tweet con un quick pitch, ti chiediamo di spiegare Dayri ai nostri lettori in soli 140 caratteri.

Vorrei poterlo fare, soprattuto perché amo le quick pitch, ma preferiamo mantenere il riserbo sulle features di Dayri. Spero che i lettori di Ninja Marketing possano perdonarci. :)

Come nasce l’idea di Dayri? C’è dietro un’esigenza personale, un’osservazione del mercato, o entrambe le cose?

Sì, esigenza personale. Non ho mai avuto un diario, un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo. Perciò qualche mese fa decisi di guardarmi un po’ in giro per trovare qualche app che facesse al caso mio. Ho speso vari giorni a provare e analizzare i vari Diary.com, OhLife, Penzu e Momento (solo per iPhone) ma nessuno di questi faceva realmente per me per qualche particolare motivo. Così ho pensato a Dayri: una web app, quindi accessibile da chiunque abbia una connessione ad internet, che avrebbe dovuto “schivare” la mia pigrizia e richiedere poco tempo. Ed è effettivamente così. Io ora impiego meno di due minuti per scrivere una mia giornata con Dayri.

Quali sono secondo voi gli ambiti di utilizzo di Dayri? In che contesti della vita quotidiana vi aspettate che l’app sia utilizzata?

Penso che Dayri verrà usato soprattutto a fine giornata, ma sarà comunque possibile modificare i propri giorni; per cui qualcuno può decidere di iniziare a scriverli di mattina per poi completarli prima di andare a letto. È molto versatile e ognuno, in ogni caso, può decidere quando e come usarla. :)

Quella dei diari online è una nicchia particolare, che sta lentamente emergendo con la sempre più radicata tendenza al cercare in internet un mezzo per conservare la memoria delle proprie interazioni quotidiane, digitali e non. Rispetto a nomi noti come Oh Life e Diary.com, con quali fattori differenzianti si propone Dayri?

I nostri competitors sono davvero validi. Penzu è davvero ben fatto, non ci sono molte obiezioni da fare a riguardo. OhLife è noto per la mail-reminder e che ti invita a scrivere sul diario, ma per quanto sia comodo si perde il contatto, secondo noi necessario, fra l’utente e l’app stessa. Diary.com invece è troppo generico, non focalizza l’attenzione su un unico aspetto del diario ma ne racchiude vari. Momento è davvero ben fatto da quasi tutti i punti di vista, ma è solo per iPhone. Dayri? Beh, innanzitutto si discosta da Penzu in quanto è pensato per dedicare meno tempo possibile alla stesura della propria giornata. L’immediatezza è la prima cosa che si percepisce quando si inizia ad usare l’app, e l’user experience è pensata proprio per questo: vogliamo fare in modo che l’utente, già dopo il primo utilizzo, sappia cosa fare. Poi la semplicità: Dayri è pensato per essere un diario e si focalizza unicamente su questo aspetto.
Pensiamo che Dayri presenti il diario in un modo nuovo, inedito, e proprio per questo non vediamo l’ora di mostrarlo al mondo. :)

Ci sono stati momenti in cui avete pensato di non farcela? Se sì, raccontaci un episodio.

Sì, purtroppo. Avevamo fatto l’application (candidatura per partecipare al programma, NDR) al TechStars quasi per gioco, e invece qualche giorno dopo la Managing Director, Katie Rae, ci contatta chiendoci info. Così le nostre aspettative erano passate dal «ma tanto non ci prenderanno mai» al «dai che possiamo farcela». Poi, dopo un giorno di ansia e “panico”, ci hanno comunicato che non eravamo stati presi. È stato un po’ demoralizzante, non è mai bello essere “rigettati”, ma questo ci ha spronati a fare meglio e a lavorare più duramente. E infatti ora siamo più motivati che mai. 😀

Quali cose, persone o ideali ti hanno sostenuto nel percorso fino al lancio?

Sarebbe scontato se dicessi Mark Zuckerberg, ma è così. “The Social Network” mi ha dato la spinta definitiva, sono stati il film (nonostante non sia veritiero) e la storia di Zuck a darmi coraggio e forza. E poi c’è una frase che mi ha illuminato e che mi ripeto sempre quando le cose si complicano: «The best way to make your dreams come true is to wake up».

Perché sviluppare una web app? E’ un formato più sostenibile in termini di risorse per la progettazione e infrastrutture rispetto a una native mobile app? O forse è solo l’inizio ed avete in programma anche l’apertura ad altre piattaforme?

Pensiamo che tutti debbano poter usare Dayri. L’unico modo per farlo è la web app. Dayri non sarà mai nativo sui vari mobile OS perché ciò richiederebbe più risorse, più tempo, più lavoro e diminuirebbe la qualità del prodotto finale. Le tecnologie ci vengono incontro in questo senso e noi faremo in modo da accontentare anche chi preferisce usare Dayri sul proprio tablet o sul proprio smartphone con un’interfaccia dedicata. :)

Puoi darci un’idea anche approssimativa dei requisiti infrastrutturali per gestire una web app (server, banda, etc)? E’ qualcosa di accessibile a tutti o richiede una certa disponibilità di fondi?

Credo sia accessibile a tutti per i primi periodi perché si trovano buoni prezzi in giro, poi però è necessario trovare un modo per ripagare le spese. Ovviamente l’aumento dei costi è direttamente proporzionale al numero degli utenti (o semplicemente delle visite). Ciò non comporta solo un aumento dei costi infrastrutturali ma implica anche un aumento delle “risorse umane”.

Come designer, dacci la tua opinione sul valore strategico del design nell’ambito degli internet products. Quante chance di successo ha in più il proprio prodotto, se è proposto con una particolare attenzione all’interfaccia e alla user experience? Che esempi ti vengono in mente a riguardo?

Tante, tante in più. Ciò che conta è il prodotto, è vero, ma la user experience e l’interfaccia sono essenziali, dal mio punto di vista, a colpire l’utente e a convincerlo ad usare l’app. Credo che si debba partire dal presupposto che la propria idea l’abbia avuta già qualcun altro e che ci siano già dei competitor sul mercato. L’interfaccia e l’UX (user experience, NDR) diventano fondamentali nel momento in cui ci si trova a fronteggiare un competitor che ha, sommativamente, le stesse feature del proprio prodotto. L’esempio per antonomasia è Dropbox: interfaccia semplice e user experience eccellente. Penso siano state parti essenziali del suo successo.


PR e promozione: come contate di far conoscere Dayri? Avete contattato siti opinion leader come Techcrunch o Mashable, li avete corteggiati attraverso i social media?
Oppure adotterete una strategia dal basso che punta sui referral e sulle condivisioni spontanee (se è così penso che i lettori di Ninjamarketing saranno felici di aiutare :)?

Non abbiamo ancora contattato nessun “leader” della scena, ma siamo riusciti ad ottenere uno spotlight su Beta List qualche settimana fa. Penso sia il modo migliore per iniziare in quanto si riescono a raccogliere qualche centinaia di subscriptions (o anche più).
La strategia che stiamo adottando al momento è quella dei referrals, e la nostra nuova “sign up page” lo dimostra ampiamente. In futuro ci attiveremo sicuramente per contattare anche i “big”.

Da dove nasce la voglia di creare un proprio prodotto e confrontarsi direttamente con il mercato? Hai già altre esperienze in questo senso o è il tuo battesimo di fuoco?

Vedere realizzata una propria idea non ha prezzo. Forse semplicemente per il gusto di farlo. L’ho capito dopo aver sviluppato il mio primo gioco per iPhone, l’estate scorsa. Andò piuttosto bene (Top 100 in Francia e Italia per qualche giorno) nonostante si basi su un gameplay davvero spicciolo. Il consiglio che posso dare è: «Just freakin’ do it». Qualsiasi cosa sia.

Quali obiettivi vi siete posti con Dayri? Quali i piani per il futuro?

Vogliamo aprire Dayri al maggior numero di utenti possibile, ma sarà un processo graduale. Siamo curiosi di conoscere le reazioni degli utenti e di ascoltare i loro pareri. Abbiamo già vari ed interessanti piani per il futuro ma penso sia prematuro parlarne ora. 😛

Siete un team molto giovane che ha creato un prodotto dalle buone potenzialità. Vi sentite un’eccezione o ci sono molti altri vostri coetanei con le stesse aspirazioni e desideri? La possibilità di crearsi un proprio lavoro è passata culturalmente ai più giovani o l’unico orizzonte possibile rimane il posto fisso?

Se facciamo un paragone con la scena globale non ci sentiamo assolutamente un’eccezione. Molti dei più grandi successi sono venuti da persone che al tempo erano poco più grandi di noi. Se torniamo in Italia… beh un po’ sì. Magari i ragazzi sono scoraggiati dall’attuale situazione politica e socio-economica del Paese, oppure non riescono a vedere sbocchi e quindi non ci provano nemmeno, o magari altri sono scoraggiati dall’ambiente scolastico o dalle persone che, al contrario, dovrebbero sostenerli.
Per quanto riguarda il posto fisso credo che sia sempre stato il “cruccio” italiano, più che “l’unico orizzonte possibile”. Penso anche che in Italia non sia diffusa la mentalità imprenditoriale fra i giovani. Dalle mie parti è davvero raro trovare ragazzi che pensano di aprire un’impresa.

Tu personalmente tieni un diario? :)

Ho un Dayri. 😀 Scherzi a parte, finalmente con Dayri ho trovato il mio diario ideale. :)

Grazie Will per aver partecipato a questa intervista. Sono certo che la community di Ninjamarketing sarà ansiosa di provare Dayri e di offrirvi tutto il suo supporto :)

A tutti i nostri lettori: se vi piace l’idea di tenere un diario online e siete ansiosi di provare il frutto del lavoro di Will e del suo team, non vi resta che dirigervi alla pagina di sign-up e lasciare la vostra mail per partecipare alla beta pubblica non appena sarà disponibile. Io l’ho già fatto :)

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