Telecom e Net Neutrality, cosa ne pensiamo dopo le limitazioni a p2p e file sharing [DIRITTI DIGITALI]

Le nuove regole dell'ADSL di Telecom a confronto con la situazione Ue e Usa

La net neutrality secondo me [Diritti Digitali]La notizia ha colto un po’ di sorpresa, ma forse neanche più di tanto. Telecom Italia, il maggior operatore di telefonia del nostro Paese, proprietario dell’infrastruttura su cui viaggiano tutte le nostre comunicazioni, ha deciso, da oggi 1 marzo, di introdurre delle “novità per la gestione dei servizi ADSL” sulle proprie offerte per la rete fissa.
Con una comunicazione finalizzata a “garantire l’integrità della rete e il diritto da parte della generalità degli utenti di accedere ai servizi di connettività ad internet anche nelle fasce orarie in cui il traffico dati è particolarmente elevato“, Telecom ha di fatto introdotto la possibilità di utilizzare “meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all’uso delle risorse di rete disponibili“, nel rispetto del principio della “parità di trattamento“.

Un’affermazione, in linea di principio, lodevole e assolutamente condivisibile.

Nel fatti, cosa potrà fare Telecom Italia a partire da oggi? Da oggi, Telecom avrà la possibilità di limitare la velocità di connessione ad Internet, intervenendo sulle applicazioni che determinano un maggior consumo di banda (esemplificativamente indicate come “p2p, file sharing, etc..“), ad “un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sul singolo DSLAM“.
Verranno introdotte, quindi, delle misure di network management, in singole località e nelle ore di maggiore traffico.
Nella pratica, le misure di network management possono comportare un’eccessiva restrizione all’utilizzo di determinati servizi, rendendoli di fatto inutilizabili. Nei propri comunicati, l’Azienda si è affrettata a smentire qualsiasi politica anticoncorrenziale; fatto sta che la mossa di Telecom ha riportato ancora una volta in auge la questione, mai risolta, della neutralità della rete, e mi offre la possibilità di fare in breve il punto della situazione.

Internet aperta, libera e neutrale.
Sono i tre grandi principi regolatori della Rete come l’abbiamo sempre conosciuta, i suoi elementi costitutivi, per dirla con i padri fondatori. Come sarebbe la Rete, o meglio, cosa resterebbe della rete sa essa non fosse aperta, libera e neuatrale?
L’introduzione di meccanismi di network management, di differenziazione del traffico di rete, potrebbe, portato alle sue estreme conseguenze, violare, di fatto, il principio della neutralità della rete.

Non che la procedura sia una novità: Telecom si appresta a fare ciò che altri operatori già fanno, con indicazioni celate all’interno delle proprie condizioni contrattuali. All’inizio di febbraio problemi erano sorti anche in merito ai contratti Vodafone, in seguito alla decisione di tariffare separatamente il voip e di inserirlo solo nell’offerta di abbonamento più costosa. Suscitando anche le proteste di Skype, per cui tale pratica costituisce una violazione della neutralità della rete ed “è inaccettabile in quanto minaccia l’innovazione, la scelta dei consumatori e, più in generale, la loro libertà”.

La neutralità della Rete e la UE
La tematica della neutralità della rete ha trovato grande spazio anche nell’attività della Commissione europea. La commissaria Noelie Kroes ha, in più occasioni, ribadito che il recepimento del ‘telecom package‘ – un pacchetto di 5 direttive sulle telecomunicazioni, licenziate dell’UE nel novembre 2009 – sembrerebbe sufficiente a salvaguardare il principio di neutralità della rete, e che, al momento, non sono previste ulteriori iniziative normative a riguardo. Ciò nonostante, il BEUC – organismo di tutela dei consumatori europei – è intervenuto a sottolineare la genericità di alcune norme, ed ha chiesto alla commissione UE l’adozione di una prossima raccomandazione con regole più severe a tutela della net neutrality.

All’interno del pacchetto, in particolare, sono previste delle “new guarantees for an open and more “neutral” net: The new telecoms rules will ensure that European consumers have an ever greater choice of competing broadband service providers. Internet service providers have powerful tools at their disposal that allow them to differentiate between the various data transmissions on the internet, such as voice or ‘peer-to-peer’ communication. Even though traffic management may allow premium high-quality services (such as IPTV) to develop and can help ensure secure communications, the same techniques may also be used to degrade the quality of other services to unacceptably low levels or to strengthen dominant positions on the market. That is why, under the new EU rules, national telecoms authorities will have the powers to set minimum quality levels for network transmission services so as to promote “net neutrality” and “net freedoms” for European citizens. In addition, thanks to new transparency requirements, consumers must be informed – before signing a contract – about the nature of the service to which they are subscribing, including traffic management techniques and their impact on service quality, as well as any other limitations (such as bandwidth caps or available connection speed).

L’UE, pertanto, non esclude la possibilità di utilizzare tecnologie di network management, ma prevede il necessario controbilanciamento operato dall’informativa contrattuale data all’utente, prima della sottoscrizione del contratto, in ossequio a quel principio di trasparenza che è necessario per la corretta instaurazione del rapporto contrattuale e per l’equilibrio tra le parti.
Il pacchetto telecom verrà recepito in Italia con la legge comunitaria annuale entro maggio 2011.  Lo terremo d’occhio.

Viva gli smartphone?
Se questa è la situazione sulla rete fissa, ancora più seria è la situazione sulla rete mobile, dove è usuale operare delle discriminazioni del traffico di rete a danno di determinati protocolli. Primo tra tutti, il voip, escluso dai contratti base di molti operatori, per divenire oggetto di apposite pattuizioni, e di apposite tariffe (con buona pace di Skype).

Ma gli USA non stanno a guardare…

Non va meglio nel resto del mondo: poco prima di Natale, il 21 dicembre, la Federal Communication Commission (FCC), l’autorità statunitense che regola le comunicazioni – ha approvato un documento a tutela della net neutrality sulle reti fisse, sancendo il principio per cui sia garantita a tutti i servizi ed a tutti gli utenti una perfetta parità di trattamento. In realtà, il documento non ha incontrato grande favore da parte dell’opinione pubblica, in quanto ritenuto troppo morbido, troppo di compromesso Ci si aspettava qualcosa di più, una presa di posizione più decisa. Soprattutto, considerando che durante l’estate l‘accordo tra Google e Verizon aveva fatto temere la possibile creazione di una internet a due velocità, una per la fissa e una per la mobile.

La situazione è in continua evoluzioe, tra necessaria tutela del consumatore e difesa degli interessi economici delle telco. In attesa che anche l’AGCOM si pronunci in merito (è di oggi la delibera 40/11/CONS sulla neutralità della Rete, che sarà sottoposta a consultazione pubblica nei prossimi giorni), l’unica possibilità è quella di tenere d’occhio le condizioni contrattuali sottoscritte con i nostri ISP.
E cominciare a leggerle davvero prima di sottoscriverle.