Twitter per un mondo migliore: 140 giuste cause [CASE STUDY]

Come stanno evolvendo le dinamiche della comunicazione sociale nell’era dei social network? Come i social network possono riuscire a rendere davvero protagoniste 2 parole chiave per i cittadini, come fiducia e trasparenza?

Lo vediamo subito con alcune case histories di “Social Good” dove Twitter, oltre ad essere il mezzo attraverso cui si propaga una campagna sociale e si coinvolgono le persone, è diventato esso stesso l’artefice di grandi campagne, che non sono solo sociali, ma anche molto “social” :)

HOPE 140

Hope140 è un progetto web che declina il social media marketing a favore delle buone cause e dove Twitter diventa un vero e proprio “strumento di speranza”. L’hashtag (la parola chiave) di questa campagna, #betternow, indica proprio che i miglioramenti che ciascuno di noi può fare in favore degli altri vanno attuati..ora!

La campagna viene sviluppata con un sito web al cui interno troviamo il video di presentazione di Hope140.

Ma c’è di più. Perchè di fatto Hope140 altro non è che un hub di piccole e grandi campagne per il sociale. Si va dal The Trevor Project, per la prevenzione dei suicidi di giovani omosessuali, agli aiuti per l’ancora attuale emergenza ad Haiti, fino al problema della Malaria nel mondo.   Hope140, inoltre, applica la sua filosofia del #betternow anche alle piccole organizzazioni che si occupano di buone cause. All’interno del sito, infatti, è stata creata la Room to Read, una sorta di stanza virtuale in cui si possono leggere le migliori pratiche di utilizzo di Twitter per le organizzazioni non profit.

1 BILLION HUNGRY

Realizzata dalla McCann Erickson di Roma, 1 Billion Hungry, con il pay-off “I’m Mad as Hell”,è una campagna nata per far leva sull’opinione pubblica per portare all’attenzione (concreta!) dei governi il problema della fame nel mondo. Un miliardo di persone al mondo soffre di fame cronica. Un Jeremy Irons molto arrabbiato ce lo dice nel video realizzato per il progetto.

Anche in questo caso Twitter è, insieme a Facebook, uno degli strumenti privilegiati per il coinvolgimento delle persone. Nel sito, infatti, è stata lanciata una raccolta firme a livello mondiale da portare successivamente ai potenti del pianeta affinchè si attivino per cominciare a ridurre progressivamente il problema della fame. Su 1billionhungry.org è possibile vedere la mappa con il numero di firme raccolte per ogni Paese del mondo. Firmando si riceve una password che permette di visualizzare quante persone hanno firmato l’appello grazie a noi. L’account Twitter raccoglie quasi 5000 followers e l’indicatore numerico del sito ha superato i 3 milioni di firme raccolte. (Ma sono ancora troppo poche! E voi, avete firmato?)

Underheard in New York

Underheard in New York è un progetto nato dall’idea di 3 stagisti dell’agenzia pubblicitaria BBH: Rosemary Melchior, Robert Weeks e Willy Wang. Ai 3 giovani è stata lanciata la sfida di pensare a un modo creativo per fare del bene..in modo che si ottenesse molta visibilità! E questo è il risultato del loro lavoro: un progetto per dar voce ai senzatetto newyorkesi, attraverso Twitter.  A quattro persone senza fissa dimora – Danny (@ Putodanny), Derrick (@ awitness2011), Albert (@ albert814) e Carlos (@ Jessie550) – è stato dato un telefono cellulare con una prepagata (con un mese di messaggi di testo illimitati) e un account Twitter.
L’obiettivo era quello di sensibilizzare le persone a questa problematica, ma anche quello di poter capire “dall’interno” quali sono le lotte e le sfide quotidiane che implica il fatto di essere un senzatetto in una città come New York.  Anche se Underheard in New York non prevede una raccolta fondi diretta, i 3 co-creatori sperano che questo progetto pilota possa sensibilizzare la politica locale al problema, magari con la donazione di rifugi, come il NYC Rescue Mission.

Oltre a quelle appena raccontate, le case histories di buone e nuove pratiche di utilizzo di Twitter per fini sociali sono davvero infinite. C’è da notare, però, che un elemento comune alle 3 campagne presentate è il fatto che non abbiano come fautori gli amministratori locali. Indubbiamente speriamo che anche loro possano quanto prima cominciare a utilizzare Twitter per il bene delle loro comunità. Perchè, come diceva Aristotele, la politica altro non è che l’arte di governare le società per il bene comune.