Egitto: Google, Twitter, Al Jazeera English e gli Anonymous contro la censura [CASE STUDY]

Silvia Carbone
Silvia Carbone

Marketing Manager @ Ninja Academy

Partite dalla Tunisia, le contestazioni si sono estese non solo ad Algeria ed Egitto, ma anche a Yemen, Gabon, Etiopia e Siria (dove ci si prepara alla manifestazione di domani, anche attraverso l’hashtag su Twitter #feb5).

Pochi giorni fa ho analizzato “la rivoluzione tunisina vista con gli occhi di twitter e del social web, oggi parleremo della Rivoluzione Egiziana contro il dittatore Hosni Mubarak – da 30 anni a capo del governo.

Tutto è iniziato tutto con l’hashtag #Jan25 – l’hashtag di Twitter che appunto si riferisce al 25 Gennaio, il giorno della prima manifestazione in Egitto.

Se non lo avete già visto, vi consiglio di vedere questo video caricato su YouTube proprio il primo giorno della protesta (e che oggi ha ottenuto oltre 1 milione e 800.000 visualizzazioni) che mostra un ragazzo che ferma un blindato-idrante:

Mubarak, per paura di fare la fine delle’ex dittatore tunisino Bel Alì, il 28 Gennaio ha fatto oscurare Internet (e successivamente anche gli sms). Avete capito bene, non sono stati oscurati solamente i Social Network (Facebook, YouTube, Twitter, etc), ma proprio tutto Internet!

Sono bastati pochi minuti per spegnere la rete in tutto il paese, e come scrivono su Wired.it “spegnere Internet, al giorno d’oggi, non significa disattivare un accessorio di poco conto. Non significa spegnere la TV o il microonde. Significa spegnere un sistema di comunicazione attraverso il quale passano, per dire, esami clinici, denaro e piani d’emergenza”.

Questo perchè il governo di Mubarak ha obbligato le TELCO egiziane (Link Egypt,Vodafone/Raya, Telecom EgyptEtisalat Mis) a “spegnere internet” all’interno del paese, come dimostrato anche nel grafico qui sotto, che mostra appunto l’andamento del traffico internet nel paese durante i giorni della rivolta:

Twitter – informazione real time in 140 caratteri: #Jan25 #Egypt #EgyRevolt

Alcune delle notizie su ciò che è stava succedendo nel paese sono comunque riuscite a trapelare in rete, ad esempio attraverso gli hashtag Twitter #Jan25 #Egypt #EgyRevolt che sono stati davvero una fonte inesauribile di informazione.

Prima di tornare al discorso censura, vorrei soffermarmi proprio su Twitter, e mostravi questa infografica realizzata da Sysomos – un’azienda molto conosciuta nell’ambito del social media monitoring, social media analysis e social media intelligence.

Sysomos ha analizzato circa 52 milioni di twitteri che hanno utilizzato gli hashtag relativi alle crisi in Egitto, Tunisa e Yemen, rilevando che solo 14.642 tweets (ovvero lo 0,027%) proviene dall’Egitto, dallo Yemen o dalla Tunisia.

Questo dato, se da un parte è da “prendere con le pinze”, perchè sono ancora molti i twitteri che non utilizzano la geolocalizzazione dei tweets (e immagino che in uno stato di caccia all’uomo siano ancora meno i twitteri che la utilizzano), dall’altra dimostra il forte attivismo e la partecipazione di persone non sono localizzate in nessuno dei tre paesi che stanno vivendo attualmente le crisi politiche.

Al Jazeera English: la fonte di informazione dell’ #EgyptRivolt

Sin dall’inizio delle proteste la tv araba Al-Jazeera English è stata la principale fonte di informazione riguardante la rivolta egiziana…Chissà, probabilmente un giorno verrà ricordata come La Radio Londra della Rivoluzione Egiziana.

La copertura mediatica di Al-Jazeera English infatti ha incluso:

– il live streaming via web cam posizionate in diversi punti cruciali del Cairo e trasmesso tramite connessione satellite Nilesat;

– il live tweeting con gli aggiornamenti in 140 caratteri della situazione in Egitto;

– il live blogging, online a partire dal 28 Gennaio.

Il 30 Gennaio l’emittente è stata oscurata da parte del “nuovo governo” appena insediatosi (sempre a capo di Mubarak), perché accusata di essere contraria al regime. Insieme all’oscuramento dell’emittente, sono stati ritirati tutti gli accrediti dei giornalisti di Al Jasira English e 6 di loro sono stati arrestati.

L’emittente si è sin da subito organizzata per continuare a trasmettere, dando istruzioni su come aggirare l’oscuramento.

Gli Anonymous contro la censura Egiziana: #OpEgypt

Duranti i giorni della censura, molti dei tentativi di raggirarla sono stati intrapresi dagli Anonymous (#OpEgypt su Twitter e IRC), il gruppo hacktivism di cui vi ho parlato nell’articolo sulla Rivoluzione in Tunisia e nel caso Wikileaks.

Al governo egiziano:

Anonymous vuole che offrite libero accesso ai mass media nel vostro paese, senza censura.

Se ignorate questo messaggio, non soltanto attaccheremo il sito web del vostro governo ma Anonymous farà in modo che i mass media internazionali sappiano la verità e vedano il quotidiano orribile che imponete al vostro popolo.

Google e Twitter aggirano la censura: @Speak2Tweet

Nei giorni scorsi un gruppo di ingegneri di Twitter, Google e SayNow (una start up specializzata in servizi di voice messaging) ha elaborato un servizio chiamato “Speak to Tweet“.

Il servizio consente agli utenti egiziani di mandare i loro tweets via telefono. I tweets realizzati con questo sistema vengono pubblicati direttamente sull’accout Twitter @speak2tweet:

Tre numeri attivi da ieri: +16504194196, +390662207294, +97316199855, gli utenti chiamano per lasciare un messaggio vocale che viene immediatamente convertito in un file audio (lo salva in Wav e lo converte in Flash) e reso disponibile sulla piattaforma di SayNow. Basta un attimo e i loro messaggi tornano a invadere la rete. [Fonte: Il Fatto Quotidiano]

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E mentre dalla giornata del 2 Febbraio Internet è tornato a funzionare in tutto il paese, la lista dei giornalisti (e attivisti blogger) minacciati, aggrediti, arrestati continua ad allungarsi..

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