L'indice Nielsen ci vede tutti più pessimisiti, ma una parte dell'Italia ci sta provando

L'indice Nielsen ci vede tutti più pessimisiti ma una parte dell'Italia ci sta provandoIn questi giorni è uscito uno studio di Nielsen Group sul “sentiment” della popolazione di circa 52 paesi nel mondo, tra cui anche l’Italia e i dati sono tutt’altro che confortanti. Nonostante ciò si vedono dei segnali di ripresa, lievi ma evidenti.

Partiamo dalle cattive notizie. Nel quarto trimestre del 2010 c’è stato un calo generale tra i 52 paesi analizzati del Nielsen Consumer Confidence Index, ovvero l’indicatore sintetico di come i consumatori e la popolazione mondiale vedono il proprio futuro e l’attuale situazione economica.

Le cause principali di questo calo sono legate a due fattori principalmente: da una parte il tema della disoccupazione e della precarietà, dall’altro l’aumento dei prezzi dei beni e servizi basilari per la sopravvivenza.

Secondo Venkatesh Bala, Chief Economist del Cambridge Group:

La situazione economico-finanziaria ancora fragile e la mancanza di indicatori positivi nel corso dell’intero anno, hanno messo i consumatori di fronte al fatto che una vera e propria ripresa è ancora piuttosto lontana

Secondo Baia ci troviamo di fronte ad uno stato di “nuova normalità” dovuto al continuo impatto della recessione.

L’area geografica più “ottimista” è l’America, mentre il paese più che ha registrato il più alto grado di fiducia è il Brasile con un indice di fiducia pari a 108 punti. L’Europa al contrario è la regione più pessimista. Per quanto riguarda l’Italia l’indice è in rialzo rispetto al trimestre precedente a quello su cui è basato lo studio Nielsen, quando l’indice aveva toccato il minimo storico del 2005, ma i dati non ci dicono in ogni caso nulla di positivo, soprattutto se ci mettiamo a confronto con le altre situazioni.

Questa situazione si ripercuote prima di tutto sui consumi. In particolare si continua ad avere in generale uno stile di vita basato piuttosto attento a risparmiare sui consumi. Ciò blocca la domanda interna e si pone un freno al miglioramento della situazione globale nel breve termine. Nel nostro Paese addiritura viene registrata una forte pressione anche sulle spese dei cellulari, settore in cui gli Italiani sono stati da sempre tra i maggiori utilizzatori.

Una provocazione, ma è davvero così la situazione? O qualcosa tra i giovani si sta muovendo?

Qualcuno sta provando a partireNonostante ciò voglio lanciare una provocazione. Io vedo in Italia, come in altri paesi del mondo, dei lievi segnali di ripresa, che probabilmente sono impercettibili dalla maggioranza della popolazione. In particolare mi riferisco al settore dell’innovazione e dell’imprenditoria giovanile. Ultimamente fioccano le iniziative e le proposte a questo riguardo e forse pecco di troppo ottimismo, ma sono secondo me la prova che qualcosa si sta muovendo, o quanto meno che ci siano tutte le potenzialità per cui questo succeda.

Impossibile citarle tutte però il punto è che se fino a qualche anno fa concetti quali venture, capitali di rischio e startup erano solo per gli addetti ai lavori, ora si inizia a parlare di questi argomenti anche durante eventi pubblici, gruppi su Facebook e anche sui media tradizionali.

Sono profondamente convinto che il futuro di questo paese dipenda dalle iniziative imprenditoriali dei giovani. Certo non tutti potranno fare gli imprenditori, ma basterebbe anche iniziare a rivalutare il ruolo dell’imprenditore anche nel nostro Paese. Credo che con il tempo ci siamo fatti un’idea davvero sbagliata di cosa vuol dire fare impresa, forse perchè sono mancati dei modelli positivi a cui ispirarsi.

Per chi volesse toccare con mano quello che sto dicendo può seguire un gruppo da poco nato su Facebook, Italian Startup Scene, che è riuscito a raccogliere in poco tempo un gruppo di persone che ci stanno provando sul serio a dare una direzione nuova al loro futuro e a quello del nostro Paese.

Si spera che prima o poi si muova qualcosa anche a livello istituzionale perché i segnali di cui parlo provengono soprattutto dal settore privato e forse è questo uno dei motivi per cui non ci si accorge di ciò che sta accadendo. E’ di oggi la notizia che il Governo ha stanziato un piano da un miliardo per i giovani di cui però non si sa molto al momento. Non ci resta che aspettare e vedere che succede anche su questo fronte.

Cosa ne pensate e riguardo?