'Qualunquemente': ovvero, del product placement e di come Cetto invase le piazze.

Qualunquemte, ovvero del product placement e di come cetto invase le piazzeChe cosa accade quando un personaggio di fantasia esce dalla pellicola e inizia a girare per le piazze italiane, a tenere comizi, a chiedere voti, con tanto di volantini, gazebo, signorine ammiccanti e slogan come ‘prima voti, poi rifletti‘, o ‘i have no dream, ma mi piace u pilu‘?

Accade con ‘Qualunquemente‘, l’ultima opera di Antonio Albanese, prodotta dalla Fandango di Domenico Procacci, dove Cetto La Qualunque, politico malato di ‘pilu’, si materializza tra di noi per lanciare i suoi slogan politici, tra satira e stretta attualità.

Un’idea vincente e nuova per quello che il mondo del diritto e del marketing conoscono come product placement inverso.
Nel mondo della cinematografia si parla spesso di product placement, una interessante tecnica di marketing che prevede il posizionamento di un prodotto – e/o del marchio ad esso collegato – all’interno, generalmente, di un’opera audiovisiva (ma anche all’interno di un videogioco, di una piece teatrale, di un brano musicale, di un programma televisivo o radiofonico) a scopo pubblicitario. La cinematografia ne è piena: che sia visivo, verbale, o integrato, il product placement negli ultimi anni sembra trovare sempre maggior spazio, sia per la sempre crescente apertura del mercato ai film statunitensi – dove si utilizza sin dagli anni quaranta – sia per le recenti previsioni legislative, europee ed italiane, che negli ultimi anni hanno iniziato a regolamentarlo.

In Italia, il product placement è stato introdotto dal Decreto Legislativo n. 28 del 2004, la cosiddetta Legge Urbani sul Cinema, che all’art. 9, comma 3, prevede che

“Fatte salve le disposizioni contenute nella legge 10 aprile 1962, n. 165, per i film che contengono inquadrature di marchi e prodotti, comunque coerenti con il contesto narrativo, e’ previsto un idoneo avviso che rende nota la partecipazione delle ditte produttrici di detti marchi e prodotti ai costi di produzione del film. Con decreto ministeriale, sentito il Ministero per le attività produttive, sono stabilite le relative modalità tecniche di attuazione”.

Attualmente, il posizionamento di prodotto è disciplinato anche dal Decreto Romani (eh si, ancora lui!) n. 44 del 2010, che lo ha esteso anche ai programmi televisivi, nell’ambito del recepimento della Direttiva sui Servizi Media Audiovisivi, prevedendo, con l’art. 15, l’inserimento di prodotti come articolo 40 bis del Testo unico della radiotelevisionedecreto legislativo 177 del 2005.

Il product placement inverso funziona esattamente al contrario: non più un prodotto reale che appare a scopo pubblicitario all’interno di un prodotto audiovisivo, ma un prodotto della ‘finzione scenica’ che si materializza nel mondo reale.

Ad oggi, l’esempio più conosciuto dai cinefili era quello della Birra Duff: chi non ricorda le colossali bevute di Homer e compagni, appassionati sostenitori della birra più amata di Springfield? nata come fake brand nel cartoon come una parodia della Dab, in Usa la Duff divenne così ricercata e richiesta, da spingere un imprenditore messicano, tal Rodrigo Contreras, a produrla realmente, e commercializzarla, tale e quale a quella pensata da Matt Groening e soci nei mitici Simpsons.

Ma anche il lungimirante Renzo Arbore aveva capito quanto osmotica potesse essere la finzione rispetto alla realtà: nell’87, il suo Cacao Meravigliao – perfetto esempio di fake brand – divenne uno dei prodotti più ricercati nei supermercati. Peccato che non fosse mai stato messo in commercio.

Ecco, finora il product placement inverso è stato questo.
Quello di ‘Qualunquemente’ realizzato tramite il personaggio di Cetto è qualcosa di più: qui non è più un prodotto che fuoriesce dallo schermo, ma tutto il film, il suo personaggio principale, il protagonista, con tutto il suo mondo, con le sue caratteristiche, le manie, le sue contraddizioni; un product placement dove il personaggio di fantasia esce dalla pellicola e colonizza le piazze, occhieggia dai muri, riempie le nostre orecchie con la sua ‘Onda Calabra’ scaricabile dal sito del Partito du Pilu – strizza l’occhio al (mal) costume del popolo italiano e sembra dire ‘sono uno di voi’.
Fino a diventarlo.

In settimana, un sondaggio della Lorien Consulting – anticipato dal Riformista, dal Corsera e qualche altro quotidiano – ha indagato le potenzialità elettorari del Partito, qualora Cetto fosse un vero candidato: ebbene, il Partito du Pilu risulta attualmente al 2,3% – con percentuale di penetrazione tra la popolazione del 23%.  Cosa succederebbe se fosse conosciuto dal tutti gli italiani? il sondaggio parla del 9% potenziale dei voti, con elettori trasversali strappati alla Lega, all’IDV, al PD, ai comunisti, ai radicali, ai grillini e anche agli astensionisti. Il sondaggio evidenzia come Cetto perderebbe solo con i tre grandi partiti – PDL, PD e Lega – ma sarebbe nettamente davanti agli altri. Un ulteriore elemento su cui riflettere.

Cetto vive!

Un po’ La Rosa Purpurea del Cairo – Woody Allen è sempre maestro – Cetto esce dallo schermo per diventare di carne ed ossa come emblema di ciò che siamo. Da parodia di una società persa nella deriva qualunquista, a esponente di una realtà che ha superato anche la trama del film più paradossale.

Un’idea di marketing eccellente e di grande respiro: un’idea che, al di là del meccanismo promozionale, farà riflettere sui Cetto che sono intorno a noi, e che non è possibile, come nella magia del cinema, far sparire restituendoli al grande schermo….

Oppure si?