La rivoluzione tunisina vista con gli occhi di twitter e del social web [CASE STUDY]

Silvia Carbone
Silvia Carbone

Marketing Manager @ Ninja Academy

Le potenzialità di twitter (e più in generale del Social Web) nel campo del citizen journalism le abbiamo viste con le proteste studentesche in Iran e in Moldavia, con i mondiali di calcio del Sudafrica 2010 e anche nel caso di Wikileaks.

Questa volta parleremo della Rivoluzione Tunisina: dopo quattro settimane di disordini civili e la caduta del dittatore tunisino Zin El-Abidin Ben Ali, a raccontarci quello che è successo, sarà proprio il Social Web.

La rivoluzione tunisina in 140 caratteri

Partiamo con un’immagine realizzata da Christopher Golda – CEO di Backtype per TechCrunch. La tagcloud mostra le reazioni che coinvolgono Twitter nella rivoluzione tunisina:

Venerdì 14/01 (giorno della fuga del dittatore Ben Ali) alle ore 21,56 ora locale l’attenzione dei twitteri ha raggiunto l’apice, con 28 tweets al secondo. In totale i tweets che hanno raccontato la rivoluzione (compresi quelli che utilizzano l’hashtag #Tunisia) sono stati più di 196.000, mentre sono stati 103.000 i tweets contenenti l’hashatag #sidibouzid – dal nome della provincia tunisina Sidi Bou Zid da cui sono iniziate le proteste, ma che oggi è l’hashtag simbolo per “chiamare a raccolta i compagni”.

Secondo Christopher Golda il numero totale di persone che hanno raccontato attraverso twitter la #jasminrevolution – ovvero la Rivoluzione del Gelsomino, sarebbe pari a 50.000.

Quelli che seguono sono i top 10 tweets relativi alla vicenda secondo Golda:

Voice of Freedom@Voiceoftunisia
Voice of Freedom

Tunisians too early for congratulations, we did not succeed yet. power is still in the corrupt RCD party. #sidibouzid #tunisia #jasminrevolt

January 14, 2011 10:53 am via webRetweetReply

Mona Eltahawy@monaeltahawy
Mona Eltahawy

Every #Arab leader is watching #Tunisia in fear. Every Arab citizen is watching Tunisia in hope and solidarity. #Sidibouzid.

January 13, 2011 10:39 am via webRetweetReply

الجزيرة تقول أن بن علي متجه لدولة خليجية! ريتويت إذا كنت سعودي وترفض تقذير وطننا بإستضافة فرعون تونس الفار #sidibouzid #tunisia #BenAliFri Jan 14 20:40:52 via Twitter for iPad

January 14, 2011 12:40 pm via Twitter for iPadRetweetReply

Twitter@twitter
Twitter

Follow Tweets from Tunisia through search.twitter.com so that If you’re in Chrome you can use Google’s Auto Translate: http://t.co/QMmYNYH

January 13, 2011 1:50 pm via webRetweetReply

BBC Breaking News@BBCBreaking
BBC Breaking News

Tunisia’s President Ben Ali steps down amid ongoing protests and leaves the country

January 14, 2011 9:52 am via TweetDeckRetweetReply

Sultan Al Qassemi@SultanAlQassemi
Sultan Al Qassemi

BREAKING NEWS: Al Jazeera Tunisian dictator Ben Ali has left Tunis and Tunisian Parliament Speaker Fuad Mbazaa has taken power

January 14, 2011 9:27 am via webRetweetReply

Dima Khatib أنا ديمة@Dima_Khatib
Dima Khatib أنا ديمة

I repeat. Situation in Tunisia is critical. Violence has spread amid chaos. Masked men like militias are attacking civilians #sidibouzid

January 14, 2011 2:40 pm via webRetweetReply

Breaking News@BreakingNews
Breaking News

Tunisian president Ben Ali has left country — @Alan Fisher of Al Jazeera reports http://bit.ly/fYZ7r3

January 14, 2011 9:33 am via breakingnews.comRetweetReply

BBC Breaking News@BBCBreaking
BBC Breaking News

Tunisia parliament dissolved

January 14, 2011 7:38 am via twitterfeedRetweetReply

CNN Breaking News@cnnbrk
CNN Breaking News

President of #Tunisia dissolves government. http://on.cnn.com/dRGcXP

January 14, 2011 7:27 am via webRetweetReply

E ‘interessante notare che solo tre dei tweets sono stati originati da media mainstream (uno solo dagli USA), quattro riguardano la fuga dalla Tunisia dell’ex dittatore Ali Ben e due riguardano lo scioglimento del Parlamento.

Se vuoi sapere cosa succede in Tunisia spegni la tv e accendi il web (Pabaa)

Ma quanto hanno pesato le rivelazioni di Wikileaks nell’esplosione delle proteste in Tunisia? Secondo la rivista americana Foreign Policy non poco. Ma i tunisini avevano moltissimi motivi per protestare (dall’aumento dei prezzi, alla disoccupazione, alla corruzione) indipendentemente dai cablegate diffusi lo scorso dicembre, raccolti sul sito tunileaks e discussi su twitter con l’hashatg #tunileaks.

Quello che sappiamo è che readwriteweb – uno dei più importanti blog americani, ha denunciato i media tradizionali per aver abbandonato la Tunisia nelle mani di Twitter e di YouTube.

Effettivamente, nonostante la rigida censura del web da parte del governo tunisino, Facebook, Twitter, YouTube e in generale tutti i Social Media hanno assunto un ruolo centrale nel diffondere le notizie, organizzare la resistenza e aggirare le censure.

Pensiamo a questo video user generated che ha superato le 120.000 visualizzazioni:


***

Questo video è solo un esempio, YouTube è piena di video che raccontano i disordinoi civili di quei giorni. Qui ad esempio trovate una collezione di 134 video.

Quest’immagine l’avete già vista? Da Twitpic a Flickr, da Facebook a Twitter, questo scatto ha fatto davvero tutto il giro del mondo:

E ancora quanti attivisti come Lina Ben Mhenni hanno postato foto e video sui loro blog?

Considerato quindi il ruolo centrale dei Social Media, alcuni parlano di questa rivoluzione come la Rivoluzione di Twitter o dei Social Media. Non credo sia giusto, i social Media sono “solo” un mezzo di comunicazione. La Rivoluzione l’hanno fatta le persone. Chiedersi se questa sia stata la rivoluzione dei Social Media è come chiedersi se la rivoluzione francese sia stata la rivoluzione della stampa!

Operazione Tunisia: Join us on the IRC – irc.anonops.ru #opTunisia

Ma volete sapere chi ha contribuito ad aggirare la censura in Tunisia? Gli Anonymous, il gruppo hacktivism di cui vi ho parlato nel caso Wikileaks!

Questo è un avvertimento al governo della Tunisia: non saranno più tollerati gli attacchi alla libertà di parola e informazione dei suoi cittadini.

Qualsiasi organizzazione coinvolta nella censura sarà presa di mira e non sarà rilasciata fino a quando il governo tunisino non ascolterà la richiesta di libertà del suo popolo. È nelle mani del governo tunisino fermare questa situazione.

Liberate la rete, e gli attacchi cesseranno, continuate ad avere questo atteggiamento, e questo sarà solo l’inizio.

Questo avvertimento è del 2 gennaio, successivamente il gruppo di hacktivism ha organizzato l’operazione #OpTunisia a cui si può aderire attraverso l‘omonimo canale ospitato dalla rete IRC anonops.ru. Dopo aver colpito con una serie di attacchi DDoS i siti del governo tunisino, della Borsa, del Ministero degli Esteri, etc etc.., gli Anonymous hanno aiutato i tunisini ad organizzare la resistenza, combattendo la censura governativa.

E ora? Slim Amamou è il primo pirata al Governo!

Non so se per caso avete già sentito parlare di Slim Amamou. Slim Amamou è uno dei più noti blogger tunisini, facente parte del Partito Pirata.

Slim Amamou è un ragazzo di 33 anni che ha sempre combattutto per la libertà del suo paese. Nel luglio scorso aveva denunciato su Global Voices, un comportamento sospetto alla sua casella di posta Gmail. Il 6 gennaio Slim Amamou è stato arrestato dal governo dell’ex primo ministro Ben Ali, insieme ad altri blogger scomparsi.

Il 12 gennaio Slim Amamou è tornato in libertà, e il 17 gennaio è stato nominato Ministro per la Gioventù e lo Sport. E a confermarlo è proprio Slim Amamou dal suo account twitter.

Je suis secrétaire d’état a la Jeunesse et aux sports :)Mon Jan 17 15:37:50 via twicca

Nel web continuano le critiche verso il nuovo governo, messo in piedi in fretta, a soli tre giorni dalla fuga di Ben Alì, con premier e tre Ministri riconfermati.

Ma, come leggiamo su Wired, il blogger vede nella politica una possibilità: “Non sono diventato segretario di stato per farvi chiudere la bocca, sono qui per aprirla davanti al governo. :)”, “ho cominciato con un colpo di stato mediatico: parlo liberamente a tutti i media del mondo”, “insegnerò a tutti i membri del governo a usare Twitter”, “con l’annuncio dell’incarico volevo postare una mia foto con gli slip di Superman, ma mi hanno dissuaso”.

Quel che è certo è che Slim Amamou è il primo pirata al Governo! 😉
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