Sounday, l'etichetta discografica digitale self service, si racconta [UNITED STARTUP!]

Sounday, l'etichetta discografica digitale self service si racconta L’ospite di oggi è Giuseppe Ravello, fondatore di Sounday Music, il quale ci parlerà della sua etichetta discografica digitale self service e del suo percorso come startupper. Davvero innovativa la vision di questo progetto che rispecchia totalmente il proprio payoff, ovvero “give artist a chance”.

Le caratteristiche principali e che fanno la differenza rispetto ad altri progetti simili sono due: prezzi accessibili a tutti e una iper semplificazione della fruizione dei servizi necessari per creare un progetto artistico professionale. Assolutamente da non perdere la storia di questa startup. Buona lettura e buona visione per chi preferisse guardare il video!

Cos’è Sounday Music

E’ come un’etichetta discografica che viaggia sul web ma a differenza del concetto classico di etichetta discografica si concretizza in una piattaforma web a cui gli artisti possono accedere indipendentemente da dove sono collocati. In modalità self service trovano a loro disposizione tutti i servizi necessari per lo sviluppo e la gestione di un progetto artistico. Il punto di partenza di un progetto artistico è il momento creativo, dove si ha l’ispirazione e in cantina, in cameretta, si compone un brano.

Però il momento immediatamente successivo è trasformarlo in qualcosa di professionale.. quello che in gergo si chiama mixing e mastering.. questo si può fare in modalità self service attraverso la piattaforma… Un altro esempio che forse è immediatamente percepibile è che se vuoi andare sugli store digitali non devi telefonare, scrivere, etc.. vai sulla piattaforma e il sistema per esempio ti porta su itunes…

Un salto nel futuro del mondo della musica

(Il mondo della produzione musicale è cambiato decisamente nell’era di Internet.. qual è lo stato attuale e quali sono le evoluzioni che vedi nel futuro? E in che modo si posizione Sounday in questo futuro?)
Il mondo è cambiato tantissimo ma se guardiamo al mondo della musica su un arco temporale molto piu’ ampio è stato uno dei primi settori che è stato influenzato dai cambiamenti della società e soprattutto della tecnologia. Allo stato attuale io vedo diversi momenti.

Gli operatori (etichette, major,…) sono in un fase di profonda crisi… ma perchè hanno bisogno di ristrutturarsi. Quando si parla di crisi nel settore della musica, si parla della vendita dei cd, ma ci sono tante altre cose da fare. Quindi i piu’ grandi sono in un grosso e profondo momento di trasformazione e riorganizzazione.

Per quanto riguarda gli operatori piu’ piccoli, quindi le etichette piu’ piccole… chi ha capito che questo grosso cambiamento è alla ricerca di nuovi strumenti perchè la musica venga diffusa, conosciuta e promossa affinché raggiunga il pubblico.

Il logo di Sounday MusicDalla parte degli artisti.. in generale nei paesi piu’ sviluppati, nei paesi dove c’è un approccio al digitale piu’ avanzato rispetto al nostro, è già in corso questo processo, è già normale pensare alla promozione fatta non attraverso i mezzi tradizionali, la stampa, la tv, la radio, etc.. , ma attraverso il web e le nuove tecnologie. In altri paesi come l’Italia, anche dal lato degli artisti, vedo un certo ritardo, che è alla fine il ritardo che c’è in generale…

Nel futuro prossimo..il prossimo anno direi, nasceranno altri progetti che offriranno soluzioni tecnologiche per gestire la promozione e la diffusione della musica. Tutto questo ha un grosso risvolto per quanto riguarda l’elemento che ha caratterizzato fino a ieri il mondo della discografia: i rapporti contrattuali. Bisogna capire che ormai, o almeno questa è la mia visione, quel modello è assolutamente superato. Chiedere all’artista di firmare, di avere la cessione dei diritti, prima ancora di sviluppare dei progetti.. bè questo succedeva fino a ieri e, succede ancora un po’ oggi, ma io penso che non succederà piu’ nel futuro. E questo è anche l’approccio di Sounday.

(Quindi Sounday cercherà anche di rispondere in maniera intelligente a questa innovazione…)
Il posizionamento di Sounday è proprio questo.. è sulla base di queste riflessioni… che nasce il progetto… Sounday è la risposta a questi cambiamenti. Si traduce appunto in una piattaforma web che mette a disposizione degli artisti degli strumenti. Gli artisti non cedono nessun diritto, rimangono loro i titolari dei propri diritti. Sounday rovescia quei concetti… quando noi vediamo delle grandi potenzialità, siamo noi che telefoniamo, che scriviamo agli artisti per proporgli un progetto e non viceversa, come succedeva fino a qualche giorno fa.

La fase di startup del progetto Sounday

(Bè questo mi sembra un cambiamento fondamentale.. siccome abbiamo fatto un salto nel futuro.. adesso ti chiedo di fare invece un salto nel passato ripercorrendo le fasi di sviluppo della tua startup)
Le tappe principali sono state queste: ad un certo punto io e miei soci, ognuno impegnato nelle proprie attività, avevamo cominciato a chiederci quale fosse il futuro della discografia e a cercare di dare delle risposte. Ci abbiamo provato, avevamo fatto un test, un test alpha, che tra l’altro ci aveva dato grossi successi… il duo dei dj oggi piu’ famoso nel mondo, è nato in Sounday grazie al nostro sviluppo.

Immediatamente subito dopo ci siamo buttati sullo svilupp. rischiando di ripercorrere la strada classica, semplicemente utilizzando la tecnologia. A quel punto abbiamo azzerato tutto e da lì parte quello che è oggi Sounday. Il 1 gennaio 2009, giorno in cui ho cessato le mie attività per dedicarmi completamente allo sviluppo di Sounday.

Il 1 gennaio 2009 c’era un bel foglio bianco e una bella domanda.. Come rispondere ai cambiamenti che ci sono stati nel mondo grazie alla tecnologia e come questi impatteranno sul mondo della musica. Avevamo un unico obiettivo.. arrivare a fine 2009 con un business model definito e ristrutturato, una beta di prodotto e un piano strategico per lo sviluppo. Il 2009 l’ho trascorso cercando di rispondere a queste domande.

Come ho fatto? Sono andato a parlare con la gente.. ho iniziato ad andare in giro.. e il primo posto.. al di là di fiere, convegni, etc..in cui c’è un fermento molto forte, sia dal punto di vista tecnologico, che dal punto di vista di soluzioni creative..è l’Inghileterra e quindi Londra. Sono stato un po’ lì cercando di parlare con la gente..

L'home page di Sounday
Il passo immediatamente successivo…è stato andare negli Stati Uniti con l’obiettivo di cercare di avere chiarezza soprattutto dal punto di vista delle opportunità tecnologiche e ho messo alla prova nell’estate del 2009 il mio business plan. Sono andato a fare un crash test, sono andato in un incubatore, uno dei piu’ grandi del mondo, nello stesso luogo dove ha sede Facebook, dove è nato Google.. sono andato lì chiedendo cosa ne pensavano… dove pensate che ci siano dei punti deboli?

Dopo questo periodo di oltre due mesi lì..sono tornato e ho cominciato a definire, a strutturare e chiudere il modello di business e sviluppare la beta di prodotto. Il 2010, il secondo anno, è stato l’anno del go-to-market, in versione beta e in versione ghost, nel senso che non abbiamo fatto un marketing massiccio..abbiamo semplicemente messo su strada la nostra idea…e l’abbiamo fatta camminare, cercando di vedere quali erano i feedback dalla strada.. sia dal punto di vista degli utenti che della tenuta tecnologica.

Chi ha investito in questo progetto

(Puoi dirci ora qualcosa per quanto riguarda il finanziamento di questo progetto..come è andata? cosa è successo?)
Logo dpixel - Venture Capital Qui tocchi un tasto estremamente delicato..anche qui ci sono stati piu’ momenti.. quando si è trattato di provare abbiamo abbozzato l’idea e ci siamo chiesti chi ci potesse supportare in questo percorso. Vivendo in Italia, stando qui abbiamo fatto un elenco dei potenziali investitori seed.. e abbiamo visto che dpixel era un attore estremamente attivo negli investimenti seed.. e allo stesso tempo è anche stato fondato da chi è stato pioniere della musica.. che dieci anni fa ha lanciato l’utilizzo dell’mp3 nel mondo della musica.. e quindi siamo andati a raccontargli l’idea..

Siamo stati fortunati perchè dall’altra parte c’era qualcuno che questo mondo l’aveva già vissuto..e ci hanno dato il primo input per partire, per sviluppare e strutturare l’idea. A fine 2009 c’è stato il secondo momento.. gli obiettivi che ci eravamo prefissati erano stati raggiunti.. dPixel è stata ben contenta del lavoro svolto e abbiamo fatto un secondo seed per fare il go-to-market che vi dicevo prima. C’è stato dunque un contatto per step in cui si raccontava la nostra idea e sulla base di questo ci sono stati degli interventi.

Nella fase attuale, per fare il salto, l’uscita, andare a regime, è necessario il contatto con fondi early stage. Adesso il seed l’abbiamo abbandonato, ma a questo punto i contatti non sono solo italiani. L’elenco di questi investitori è ridotto ma stiamo parlando e trattando con diversi investitori.

La mancanza di un mercato in cui crescere

(Come ho chiesto ad altre persone qual è secondo te il problema o quali sono i problemi  piu’ grandi per chi vuole creare una startup in Italia? E se credi ci siano delle soluzioni)
La prima cosa che vedo.. anche se non è un problema, ma una questione di mercato.. essere in un incubatore a Londra o nella Silicon Valley significa confrontarsi con persone che ne hanno fatte tante, e possono condividere le loro esperienze facendoti crescere.. però queste cose è utile portarle a casa e iniziare a sviluppare..ma a questo punto c’è il problema della struttura del paese.. è molto piu’ difficile.. perchè manca un po’ la cultura dell’investimento sulle startup.

Ormai i fondi italiani li conosco tutti, sono persone assolutamente competenti e rispettabili.. però il concetto di investimento in una realtà hi tech, sull’idea giovane fa ancora molta paura.. la burocrazia non aiuta.. e allo stesso tempo da parte della struttura pubblica non vedo grosse “agevolazioni” perchè per mettere in piedi una startup bisogna pagare un sacco di soldi .. tra camera di commercio, fare l’assemblea, il notaio, queste cose qui.. in una startup che non ha una lira per definizione incidono tantissimo. Per cui c’è un problema di struttura.

Con Sounday ho partecipato con orgoglio al World Innovation Forum di Barcellona perchè siamo stati selezionati come una delle venti finaliste a livello mondiale.. bene al termine dei quattro giorni di lavori il sindaco della città nel suo discorso diceva: vi diamo, se seriamente lo meritate, un anno di assistenza amministrativa, assistenza contabile, tutto free.. vi diamo un posto dove stare.. quindi un incubatore che costa praticamente nula, etc.. tutte queste cose sono vitali per una startup.. quei pochi soldi che si riescono a raccogliere devono essere totalmente investiti nello sviluppo dell’idea, del business plan e del prodotto…

Link Sounday Music: http://soundaymusic.com/
Link dpixel: http://www.dpixel.it/