"Essere Julian Assange", il mito dell'eroe ribelle nell'era dell'informazione [Wikileaks]

Questo post nasce da un dialogo online fra Mirko Pallera, direttore di Ninja Marketing e Gianluca Lisi, esperto di comunicazione, psicologia e “archetypal branding”. In questo dialogo Mirko e Gianluca parlano di etica hacker, trasparenza, archetipi, dando una interessante lettura del risvolto psicoanalitico del fenomeno Wikileaks-Assange

Mirko: Ciao Gianluca mi è venuta un’idea: lo vogliamo scrivere un breve saggio post a quattro mani su Wikileaks e Assange? Mi affascina tanto questa figura. Che ne pensi? Potremmo aprire un facebook group e andare di getto…

Gianluca: Ok! Propongo il titolo: “Perché vorrei essere Julian?” Prova a rispondere a questa domanda! Ma in modo che c’entri la tua vita.

Essere Julian Assange?

M: Mi chiedi perchè vorrei essere lui? Non credo vorrei essere lui. Vivere con la costante paura di morire, nascondendosi in continuazione. Hai visto che capelli bianchi gli sono venuti in così poco tempo? Per lui non ci sono paesi in cui scappare, non esiste luogo sicuro in cui dove potersi sentire al sicuro e a suo agio, se non in una grotta o in una città sotterranea come in Matrix. Fa una vita peggio di Saviano, ma non può nemmeno contare sulla protezione delle istituzioni.

Gianluca, secondo te, Assange non potrebbe in qualche modo essere una specie di Che Guevara dell’era dell’informazione e della conoscenza? L’ Etica Hacker il suo Manifesto Comunista, la sua una battaglia avversa, incompresa dalla società, osteggiata dal potere. Incarna perfettamente l’archetipo del Ribelle, quindi il suo destino sarebbe in qualche modo segnato. E poi quelle immagini di grotte piene di server, mi ricordano certe immagini del pianeta Krypton. Lui è in qualche modo un Eroe controverso.  La sua figura evoca una battaglia impari contro il potere, contro il male dei governi che nascondono segreti e manipolano il mondo. E’ evidente l’attacco del potere per screditarlo, accusandolo di essere un violentatore, definendolo un terrorista. Senza contare il sistema di embargo economico attuato dai centri nevralgici del potere finanziario: è quello che successe ai rivoluzionari cubani non appena presero il potere.

Julien, il nostro fratello bambino

G: Al di là di essere Julian Assange, chi è Julien Assange? Ci sono diversi strati. C’è l’hacker globale, ok. C’è il Woodward-Bernstein del Watergate, i giornalisti gola profonda del Watergate, abbiamo un Watergate globale, e ok. Ma fin qui siamo nel conscio. Se scendiamo, troviamo il ragazzino che esclama che il “Re è nudo”. Ma chi è il Re? E’ il genitore: i governanti sono i nostri genitori. In alto c’è l’autorità genitoriale, il Potere è genitore.

Allora Julien è il nostro fratello bambino che ci svela che i nostri genitori non sono così buoni. E qui allora l’occasione che ci offre: crescere e decidere che non si deve essere governati come è stato fatto finora, con i genitori che si sussurrano cose nell’orecchio, perchè noi bambini non dobbiamo sapere certe cose! Assange ci sta dicendo che questi genitori non vanno e dobbiamo trovarne altri che non ci tradiranno. Non credo che i popoli siano pronti a crescere, siamo ancora bambini impauriti che cercano riparo e non l’autodeterminazione.

M: Quindi il messaggio profondo della storia di Julien Assange è che dobbiamo crescere, dobbiamo diventare adulti, prendere in mano le redini della nostra vita, e non affidarci più ai genitori/maestri cattivi che ci stanno manipolando. Ma secondo te perchè la gente prova ostilità verso Assange? Forse perchè l’etica hacker, così profondamente rivoluzionaria, non è ancora entrata nelle coscienze dei più, proprio come gli ideali di uguaglianza socialisti e comunisti crearono forti contrapposizioni. Quindi oggi i nuovi poteri si oppongono alla “trasparenza”. La trasparenza come nuovo valore rivoluzionario? E Assange il nuovo Che Guevara che lotta globalmente per cambiare il sistema? Ma chi difende Assange? Credi che qualcuno lo difenderà o finirà come il Che abbatutto in Bolivia tradito dalle sue previsioni sulla volontà del popolo di sollevarsi come successe a Cuba?

“Crescere” per poter comprendere

G: Esattamente Mirko è così che la penso: vogliamo sapere o non vogliamo sapere? Non è così scontato. Partendo dalla metafora profonda famiglia=nazione e genitori= governo, pensiamo a quanti segreti siano la base omertosa del mito della felicità familiare. I bambini spesso non vogliono sapere: pensa a quante violenze si svolgono nelle famiglie (la maggior parte) nel silenzio dei familiari. Lo Stato, a livello inconscio, non siamo noi. E’ autorità, è ordine, è colui che ti dice cosa deve fare. Assange è il fratellino che dice a noi fratellini che ha scoperto che i nostri genitori sono tutt’altro che buoni e irreprensibili. Credo che la maggior parte si tapperà le orecchie.

M: E ora che è stato arrestato? Il mito di Assange e dei nuovi “rivoluzionari della conoscenza” ne giova?

G: Io credo di sì, soprattutto se si pensa al capo di imputazione così poco pertinente. O almeno, sì nei confronti di quelli che non vogliono lo stato-genitore. Continueranno ad osteggiarlo i cittadini-bambini, che però credo siano la stragrande maggioranza.

M: E vedendola come una narrazione, viaggio dell’eroe, a che punto della storia ci troviamo?

G: Entrata nella “caverna più recondita-ventre della balena” direi.

M: E dopo che succede?

G: Gli mettono di fronte la sua paura più grande, qualcosa che lui non aveva previsto.