Il fondatore di Toolmeet su imprenditoria seriale e il mercato italiano delle startup

Nella prima intervista della nostra rubrica, abbiamo come ospite Daniele Alberti di Toolmeet con il quale parleremo principalmente di due argomenti: la sua esperienza da imprenditore seriale e il suo punto di vista sulle startup italiane. Al fondo dell’intervista c’è anche la versione video, per chi preferisce questa modalità (scusatemi in anticipo se a volte va a scatti, ma si tratta della registrazione di una videochiamata su Skype)

Mi aiutate a trovare il nome di questa rubrica?

Prima di iniziare però vorrei provare a coinvolgervi nuovamente. Mi sono reso conto, grazie all’esperto ninja Kiko Hattori Hanzo, che questa rubrica non ha un nome. Triste no? Perchè non mi aiutate a trovarne uno accattivante, che magari attiri anche chi il mondo delle startup lo conosce poco, o che vi si sta avvicinando da poco. In fin dei conti NinjaMarketing è principalmente un luogo in cui si incontrano le menti creative della penisola italiana, quindi fatevi avanti. Scrivete le vostre proposte nei commenti e verrete ricompensati con tutto la mia stima, la mia ammirazione.. e un ringraziamento speciale nel prossimo articolo!

Cominciamo con la prima domanda.. spiegami in pochi secondi cos’è Toolmeet

Toolmeet è una toolbar per Firefox che permette di trasformare il browser in un vero e proprio social network. Gli utenti, una volta scaricata la toolbar, possono in questo modo chattare con altre persone, capire i loro amici in quali sito si trovano, aggiungere un sito tra i preferiti o commentare (tutto integrato all’interno di facebook) il sito che si sta navigando, senza dover cambiare pagina. E’ un modo nuovo di navigare, un’esperienza condivisa della navigazione su internet.

Puoi raccontarmi ora quali sono state le fasi di sviluppo del tuo progetto, fino ad oggi?

Il fondatore di Toolmeet su imprenditoria seriale e il mercato italiano delle startupToolmeet, come tutte le altre aziende che ho costituito nasce dall’incontro con un gruppo di persone, ognuna specializzata in un settore specifico. I cofondatori di Toolmeet insieme a me sono Marco Marchini e Lorenzo Viscanti. L’iniziativa è nata all’incontro di queste tre menti, a livello progettuale, all’incirca un anno e mezzo fa. Questo è un modo abbastanza intelligente e soprattutto a basso costo per far nascere una startup ed è il modo che io preferisco di piu’ rispetto agli altri possibili per dare vita a iniziative innovative e sotto alcuni punti di vista, anche di ricerca.

Quindi in qualche modo adesso stai facendo riferimento al concetto di imprenditoria seriale..

Assolutamente si. Al giorno d’oggi ci sono diverse modalità per fare imprenditoria seriale. La cosa importante da tenere in considerazione quando si decide di intraprendere questo lavoro è la necessità di collaborare con un team multidisciplinare. E’ meglio avere una torta grande di cui ognuno ha una fettina, piuttosto che averne una piccola da soli. Questo secondo me è un modo di fare imprenditoria che, a differenza di altri, può portare per esempio ad un contratto di acquisto da parte di un grande player. Secondo me queste tipo di iniziative hanno maggiore probabilità di successo proprio perchè piu’ persone si mettono insieme attorno ad un progetto comune, partecipando sia per quanto riguarda gli investimenti che rispetto ad eventuali ricavi. E’ la maniera piu’ facile e intelligente per portare aventi un’impresa nel medio-lungo periodo.

Quali sono gli svantaggi di questa strategia?

Gli svantaggi di questo modello di startup sono diversi e molto considerevoli. Il primo è che i componenti a volte svolgono contemporaneamente altri lavori che gli permettono di “sbarcare il lunario”…quindi devono ritagliare il tempo da dedicare a questi progetti la sera, nei weekend, oppure all’interno di spazi settimanali che non sono già occupati dall’attività tradizionale lavorativa. Questo può influire in particolare sulla velocità di ingresso nel mercato.
Il secondo deriva dalla necessità di ricercare personale con competenze molte specifiche all’esterno del team dei fondatori. Creare una startup è molto complesso, in Italia ci sono poche persone che sono in grado di gestirla e crearla con pochi soldi e i consulenti che invece hanno molta esperienza in questo, sono molto cari. Se all’interno del gruppo non ci sono anche delle figure senior che sono piu’ o meno formate nel percorso di creazione e gestione di iniziative del genere, si fanno degli errori abbastanza gravi. Allo stesso tempo se non ci sono i fondi per avere all’interno un consulente esterno, la startup rischia di fare delle scelte non corrette rispetto al proprio mercato di riferimento.
Il terzo deriva dal fatto che durante lo sviluppo di un’iniziativa le condizioni di chi ci lavora possono cambiare. Non essendo costituiti intorno ad un contratto, un pacchetto o un accordo che in un qualche modo dia delle garanzie, questi team eterogenei possono avere problemi di durata e performance nel tempo. Ci sono dunque meno garanzie che il team rimanga compatto nel medio lungo termine e si costituisca così un asset che successivamente possa portare a dei frutti.

Ci sono altre strategie che un imprenditore seriale può seguire per portare avanti la propria attività?

L’imprenditoria seriale tendenzialmente utilizza tutte le dinamiche possibili. Questa è una ce ne sono anche altre. In generale dipende dal network che si ha, dall’esperienza, e dalla capacità di mantenere il focus sul proprio business.

Screenshot toolmeet

Quali sono secondo te le caratteristiche che deve avere un servizio web dedicato al mercato consumer per avere successo?

La prima in assoluto è rispondere ad un bisogno. Le persone alcune volte ci riescono, ma in altri casi non utilizzano la giusta modalità o affrontano il problema in old style. Per esempio vorrei citare una società che ho fondato, Bakeca.it, che permette alle persone di pubblicare un annuncio gratuito e di trovarne altre che hanno bisogno di quel servizio o prodotto. Una volta questo si faceva attraverso i materiali cartacei; da quando c’è Internet, il business model si è spostato nella rete cambiando i presupposti sul quale poter monetizzare il servizio. Questo fenomeno è stato talmente disruptive che alcune grandi aziende hanno addirittura acquisito a livello internazionale i vecchi presidi cartacei di questo tipo di business, inglobandoli all’interno di aziende web. Noi di Bakeca abbiamo solamente creato un servizio che rispondeva meglio ad un bisogno che gli utenti fondamentalmente avevano già.
La seconda cosa è essere “presenti” nel proprio target di utenti tanto da costruire, in un certo senso, il tuo servizio con loro. Significa che anche tu stesso che lo realizzi devi entrare nel bisogno, viverlo, e da lì cercare di modificare il prodotto dall’interno, affinchè questo diventi perfetto per i tuoi utenti. E’ un meccanismo molto difficile perchè, da un certo punto di vista l’utente non ti dirà mai esattamente cosa vuole, ma dall’altro ti dirà ciò di cui ha bisogno. Il segreto è capire ciò che è necessario tenere in considerazione, integrandolo nella roadmap di sviluppo e ciò che bisogna scartare. E’ praticamente un mix, una specie di alchimia, fra quello che tu senti, quello che i tuoi conusmers ti chiedono e quello che secondo te è il futuro del tuo servizio proiettato nel medio lungo periodo.

Ora una domanda sulla situazione delle startup italiane. Alcuni ritengono la la situazione sia davvero tragica. Sei d’accordo con quest’affermazione?

Ti anticipo che quest’anno ho avuto la fortuna di vincere la FullBright Best. Te lo dico perchè sto cercando di trovare la soluzione a quello che secondo me è il grande problema dell’Italia. Non mi riferisco alla mancanza di fondi o alla difficoltà di mettere su un’azienda, o ancora trovare persone qualificate con le quali costituire delle iniziative imprenditoriali, ma al fatto che la rete delle aziende italiane è troppo chiusa. Se le aziende che costituiamo (nonostante abbiano un seed di investimento, un primo round o siano autofinanziate) non trovano nel nostro Paese rapporti di collaborazione con altre strutture che possono aiutarle nella ridistribuzione, o modalità per fare co-business con quelli che sono attualmente i grandi leader di mercato, si fa molta fatica a crescere velocemente e incrementare i posti di lavoro come delle vere e proprie aziende.
Il problema quindi lo identificherei nella grande rigidità di un mercato che non è capace di sfruttare i suoi talenti interni. Ciò che secondo me potrebbe dare grandi possibilità ai giovani imprenditori, è mettere a disposizione di questi grandi player dei pezzi di azienda, quindi delle stock option oppure dei diritti di acquisto su equity fino ad arrivare addirittura al 100% di essa, a patto che questi partner siano in grado di valorizzare le loro idee.
Questo è ciò che è possibile fare in Italia. Ciò che non è possibile è creare da zero un’azienda con milioni di utenti senza avere gli appoggi finanziari necessari. Sarebbe possibile farlo con la collaborazione di altri elementi della catena del valore. Sarebbe opportuno che lo Stato Italiani e i grandi player italiani, andassero a fare scouting all’interno di queste nuove iniziative che stanno nascendo… valorizzando sia questi giovani imprenditori, che i loro stakeholders.
In questo modo il giovane imprenditore che vede crescere la sua azienda dopo essere stata portata all’interno di un grande gruppo e fatta fatturare capisce che la sua idea può aver un senso. Se però quest’aziende non riescono a dare un’accellerazione sono costrette ad un approccio piu’ tradizionale, ovvero con business model finanziati adeguatamente. Questo in Italia è veramente molto difficile e complesso da fare perchè il mercato è piccolo e i fondi di investimento sono ancora all’inizio nella loro costituzione rispetto a quelli presenti nella Silicon Valley che hanno molti anni di storia nel capitale di rischio.