Come vincere le elezioni ai tempi dei social network? 10 consigli del blogger di Obama

Sam Graham-Felsen è un ragazzone alto e gentile, che ha già negli occhi quel luccichio di chi sa di essere una persona di successo.

E’ infatti un mito. Incarna nella sua persona il sogno di tanti attivisti che fanno politica: quello di trovarsi un giorno a fare parte della storia, di contribuire a realizzare una grande vittoria, di quelle che rimarranno nei libri di scuola e che le generazioni future ricorderanno per trarvi insegnamento.

Sam è stato infatti il capo dei blogger di Obama nella campagna elettorale più incredibile della storia americana.

Una epopea che ha riportato in vita la leggenda di Davide contro Golia, una storia che racconta di un improbabile outsider che vince contro l’establishmnet delle potenti lobby di potere americane sulla spinta di un movimento popolare senza precedenti e grazie ad un nuovo mezzo di comunicazione in grado di canalizzare potenti energie di cambiamento che vengono dal basso: Internet, la rete delle persone.

Realizzare l’impossibile

E’ così che Obama e il suo staff hanno realizzato l’impossibile, riuscendo prima a vincere le primarie del partito democratico contro la favorita Hillary Clinton e poi le elezioni, permettendo ad un afroamericano di diventare presidente degli Stati Uniti d’America.

Presso lo splendido Centro Studi Americano di Roma, incontro Sam in occasione dell’ “Eisenhower day”, il giorno che commera un altro eroe americano, il comandante in capo degli eserciti democratici durante la seconda guerra mondiale poi diventato presidente americano.

La conferenza pubblica (a cui non ha partecipato incredibilmente nessun politico italiano, non avendo probabilmente nulla da imparare!) ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini, altro grande amico dell’America, con il quale tra l’altro ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere su Bill Emmott e sul suo ultimo libro, “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”.

Noi di Ninja Marketing abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una tavola rotonda ristretta e di intervistare Sam in privato. Erano presenti tra gli altri Alessio Jacona, Raffaele Mauro de “Lo Spazio della Politica”Mauro Lupi e Antonio Pavolini. Qui di seguito alcuni consigli per i candidati e per gli attivisti italiani su come utlizzare al meglio Internet e i social media per vincere le elezioni.

1) Internet può farti vincere le elezioni (se sei all’opposizione)

Su questo Sam è stato chiaro. E’ vero che il comitato elettorale ha deciso di spendere gran parte dei soldi raccolti in tv, ma il ruolo fondamentale lo ha avuto Internet.

Dei 700 milioni di dollari raccolti, 500 sono stati raccolti online. I numeri sono impressionanti: il più grande data base di email mai realizzato, 13 milioni di indirizzi email, 200.000 eventi realizzati dai partecipanti alla campagna, 1 miliardo di minuti di video realizzati dai sostenitori, 15 milioni di amici su Facebook.

Questi sono alcuni numeri che danno l’idea della marea di energia umana raccolta e indirizzata dal movimento Obama.

Internet è il mezzo giusto per chi sta all’opposizione. Raccoglie infatti le frustrazioni e permette di dargli sfogo. E’ un mezzo catartico -come spiegato dal nostro modello “Tensione-Emozione-Catarsi” –  che amplifica e incanala il desiderio di cambiamento.

Per questo è più adatto a chi vuole modificare lo status quo più che per chi vuole difenderlo. Ora che Obama è al potere il rischio è che venga identificato come lo status quo e che invece chi è all’opposizione sfrutti il potere di Internet a proprio vantaggio (come stanno facendo ultimamente Sarah Palin e il movimento del Tea Party).

2) Meglio dotarsi di uno staff fresco e meritevole.

Sam incarna tutta la freschezza e la grinta americana.

E’ giovane davvero, e molti tradizionalisti della comunicazione politica – soprattutto in Italia – storcerebbero il naso trovandoselo di fronte, sapendo che a lui e alla sua tastiera così vergine di marketing e di politica (come lui stesso ha raccontato) Obama ha affidato il compito di dialogare con milioni di elettori.

Dandogli semplicemente carta bianca. Così, senza mettere alcun filtro di direttivi o segreterie di partito, ma affindandosi alla sua spontanea capacità di “raccontare delle storie in grado di ispirare le persone”.

Sam è diventato il blogger di Obama perchè è bravo a raccontare storie. Era un giornalista multimediale, capace di editare foto e video, laureato ad Harvard e diventato sostenitore di Obama dopo aver visto l’adesione di migliaia di giovani su Facebook. Era lui che scriveva i post sul sito di Obama e che teneva i rapporti con la blogosfera.

3) Dare il “potere alle persone” amplifica il messaggio.

Dare la possibilità alle persone di controllare il messaggio è positivo, il messaggio infatti si rafforza se viene rielaborato dalle persone.

Sam ha sempre scritto senza mai dover chiedere l’approvazione di Obama (a volte quella di Michelle se si parlava di lei!), e soprattutto non si è mai avuto paura che le persone prendessero l’iniziativa, anzsi tutto è stato fatto per mettere la campagna nelle mani dei sostenitori.

La visione di Sam è chiara: abbiamo realizzato l’impossibile non idealizzando un nuovo salvatore, bensì mettendo al centro di tutto il potere delle persone. “Siete voi che potete cambiare l’America!”. E’ questo il grande messaggio che si oppone ad ogni visione personalistica e autoritaria della politica. Sono le persone ad avere il potere di cambiare le cose.

E’ evidente che questo consiglio si addice maggiormente ad un partito democratico, che esprime i propri valori attraverso la coerenza delle proprie azioni e il rispetto dei propri sostenitori. Non altrettanto nel caso in cui  un movimento oun  partito faccia della personalità carismatica (o autoritaria) il suo punto di forza.

4) Non usare i nuovi media con le vecchie logiche.

Obama ha voluto dare agli altri questo potere. My.BarakObama.com è stata una “piattaforma relazionale” per permettere al movimento di autorganizzarsi, creando meccanismi virtuosi di crowdsourcing, vale a dire di creazione collaborativa della massa.

Prima di Internet, per partecipare ad una campagna elettorale bisognava fare chilometri, prendere la macchina e unirsi fisicamente ad altre persone. Non che queste cose non siano importanti, anzi Sam ribadisce che Internet deve servire a mobilitare le persone sul terriorio, ma ci invita a riflettere sulle incredibili possibilità offerte a chi vuole dare qualche minuto del suo tempo alla causa politica.

Una specie di attivismo snack reso possibile dalle nuove tecnologie.

Magari alla fermata del tram, con il suo cellulare, un attivista può collegarsi ad un database che gli assegna alcuni numeri di telefono da chiamare ( con un conto Skype prepagato) per poter parlare a nuove persone del progetto politico del candidato. Oppure grazie all’iPad lo stesso attivista può mostrare al suo vicino di posto sull’autobus il nuovo video che spiega la posizione del candidato sui trasporti pubblici nella regione.

5) Non pensare solo a strumenti “sexy”.

Non fraintendete per favore. E’ Sam che lo ha detto: “Le mail non sono sexy ma ci hanno fatto vincere le elezioni”. E ancora, “I blog sono fondamentali, per argomentare un pensiero politico non bastano 140 caratteri di Twitter”.

Pensate che la campagna di Obama ha permesso di costruire un incredibile base dati di 13 milioni di email!

Si può quindi usare una strategia che comprenda blogging +  social network + direct email e sfruttare le nuove possibilità offerte da Internet Mobile che permettono agli attivisti di essere costantemente dei media attivandosi sul territorio.

Senza quindi dimenticare che “Un movimento sociale si incontra per strada, usa i social network per scendere in piazza!”

6) I sostenitori vengono prima di tutto.

Prima vengono i sostenitori, è con loro che bisogna instaurare un dialogo diretto e autentico. Per Sam e per il comitato di Obama sono stati ancora più importanti dei media tradizionali.

Anche se i giornalisti si irritavano, le notizie erano prima postate sui social network e sul sito della campagna, luoghi di incontro e piattaforme di comunicazione degli attivisti.

I video realizzati da David Plouffe, il capo della campagna di Obama, fornivano indicazioni strategiche senza aver paura di veicolare informazioni utlili agli avversari. Il tutto con la massima tempestività e spontaneità.

Questo è servito a infondere nei sostenitori di Obama la sensazione di essere i veri protagonisti.

“A cena con Obama”,: bellissima l’iniziativa di far cenare con Obama i piccoli elettori. Tutto il contrario di quelle cene elettorali con biglietti da cinquemila dollari per raccogliere i fondi dai grandi gruppi di interesse!

7) Spiega la verità in maniera autenticità e senza censurare.

“Faceva paura vedere la cassa di risonanza che riusciva a dare a chi voleva attaccare Obama, ma ogni volta che si faceva disinformazione noi semplicemente dicevamo la verità, realizzando un video e dando ai nostri sostenitori del materiale per difendere Obama”.

Sarah Palin parla di sè e cancella i messaggi sgraditi. Lo stile di Obama è un altro:  nel corso della campagna elettorale cambiò idea su una legge e molti sostenitori non lo approvarono arrivando addirittura a creare un gruppo di protesta  sul suo sito.  Lui non lo chiuse per dimostrare il suo approccio democratico e improntato all’ascolto.

Il messaggio fu: “Bravi, se riuscite ad organizzarvi e a farvi sentire sfruttando il mio sito vuol dire che siete dei bravi democratici che si impegnano attivamente per la democrazia”.

8 – Pensa al candidato come a un brand.

Se vogliamo immaginare ad Obama come ad una marca – e non è un caso che abbia vinto il premio della comunicazione a Cannes –  il posizionamento del brand Obama è stato chiaro:  Obama è il candidato dell’empowerment, di chi vuole trasmettere agli elettori questo senso di protagonismo e di forza. “Sarete voi a cambiare il mondo”.

Tutto doveva comunicare questo. Addirittura in molti suoi video lui non si vede, se ne sente la voce, potente, autorevole, rassicurante. Lui è presente ma non è il protagonista della scena.

Poi c’è l’immagine coordinata, potente, pulita, asciutta, moderna: il blue, la font innovativa gotham.

Il design e l’art direction contano molto, così come il supporto di professionisti come Shepard Farey che hanno creato (spontaneamente) l’icona di Obama che è diventata leggenda.

9) Stai sul pezzo sfruttando viral e multimedia.

Usare i mash up multimediali per dialogare con la gente è fondamentale.

Avere una redazione multimediale pronta a sfruttare le notizie di cronaca per realizzare dei video divertenti, risemantizzare video nell’ottica dei messaggi tattici o strategici, puntando a dialogare con le diverse fasce di elettori, giovani, minoranze, ecc..

Ce n’è uno stupendo che ci ha fatto vedere Sam ma non riesco a trovarlo! Mi aiutate?

10) Questa volta ci devi credere, davvero.

Tutti nello staff di Obama erano con Obama, la forte motivazione di quella squadra mi riporta la mente una frase che ho sentito a proposito della guerra in Vietnam: “non vince il più forte, ma che è più fortemente motivato a vincere”.

E’ questo il momento giusto per usare Internet. Perchè internet è in grado di far crescere il consenso, di creare un candidato. Magari non si vinceranno queste elezioni ma si inizierà a creare un legame con i propri elettori, e questa energia sarà buona per la volta successiva.

Qui trovate la presentazione di Sam. A questo punto di non mi resta che augurarvi di realizzare una splendida campagna politica 2.0.

Articolo di Mirko Pallera, direttore strategico-creativo Ninja LAB

Ps. A proposito, la Ninja Academy sta organizzando un innovativo corso in “Social Media Marketing e Politica 2.0” in collaborazione con Lo Spazio della Politica, se siete interessati scrivete a francesca[@]ninjamarketing.it.

Sam Graham-Felsen è un ragazzone alto e gentile, che ha già negli occhi quel luccichio di chi sa di essere una persona di successo.
E’ infatti un mito. Incarna nella sua persona il sogno di tanti attivisti che fanno politica: quello di trovarsi un giorno a fare parte della storia, di contribuire a realizzare una grande vittoria, di quelle che rimarranno nei libri di scuola e che le generazioni future ricorderanno per trarvi insegnamento.
Sam è stato infatti il capo dei blogger di Obama nella campagna elettorale più incredibile della storia americana.
Una epopea che ha riportato in vita la leggenda di Davide contro Golia, una storia che racconta di di un improbabile outsider che vince contro l’establishmnet delle potenti lobby di potere americane sulla spinta di un movimento popolare senza precedenti e grazie ad un nuovo mezzo di comunicazione in grado di canalizzare potenti energie di cambiamento che vengono dal basso.
E’ così che Obama e il suo staff hanno realizzato l’impossibile, riuscendo prima a vincere le primarie del partito democratico contro la favorita Hillary Clinton e poi le elezioni permettendo ad un afroamericano di diventare presidente degli Stati Uniti d’America.
Incontro Sam in occasione dell’ “Eisenhower day”, il giorno che commera un altro eroe americano, il comandante in capo degli eserciti democratici durante la seconda guerra mondiale poi diventato presidente americano.
La conferenza pubblica (a cui non ha partecipato incredibilmente nessun politico italiano, non avendo probabilmente nulla da imparare!) ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini, altro grande amico dell’America, con il quale ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere su Bill Emmott e sul suo ultimo libro, “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”.
Noi abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una tavola rotonda ristretta e abbiamo potuto rivolgere a Sam delle domande in privato. Qui di segguiro alcuni consigli per i candidati e gli attivisti italiani che si possono ricavare dalla chiacchierata avuta con lui.
1) Internet può farti vincere le elezioni (se sei all’opposizione)
Su questo Sam è stato chiaro. E’ vero che il comitato elettorale ha deciso di spendere gran parte dei soldi raccolti in tv, ma il ruolo fondamentale lo ha avuto Internet.
Dei 700 milioni di dollari raccolti, 500 sono stati raccolti online. I numeri sono impressionanti: il più grande data base di email mai realizzato, 13 milioni di indirizzi email, 200.000 eventi realizzati dai partecipanti alla campagna, 1 miliardo di minuti di video realizzati dai sostenitori, 15 milioni di amici su Facebook.
Questi sono alcuni numeri che danno l’idea della marea di energia umana raccolta e indirizzata dal movimento Obama.
Internet è il mezzo giusto per chi sta all’opposizione. Raccoglie infatti le frustrazioni e permette di dargli sfogo, è un mezzo catartico, che amplifica il desiderio di cambiamento. Per questo è più adatto a chi vuole modificare lo status quo più che per chi vuole difenderlo. Ora che Obama è al potere il rischio è che venga identificato come lo status quo e che invece chi è all’opposizione sfrutti il potere di Internet (si veda il Tea Party).
2) Meglio dotarsi di uno staff fresco e meritevole.
Sam incarna tutta la freschezza e la grinta americana.
E’ giovane davvero, e a molti tradizionalisti della comunicazione politica – soprattutto in Italia -farebbe un certo senso trovarselo di fronte, sapendo che a lui e alla sua tastiera così vergine di marketing e di politica, Obama ha affidato il compito di dialogare con milioni di elettori, dandogli semplicemente carta bianca.
Così, senza mettere alcun filtro di direttivi o segreterie di partito, ma affindandosi alla sua spontanea capacità di “raccontare delle storie in grado di ispirare le persone”. Sam è diventato il blogger di Obama perchè è bravo a raccontare storie. Era un giornalista multimediale, capace di editare foto e video, laureato ad Harvard e diventato sostenitore di Obama dopo aver visto l’adesione di migliaia di giovani su Facebook. Era lui che scriveva i post sul sito di Obama e che teneva i rapporti con la blogosfera.
3) Dare il “potere alle persone” amplifica il messaggio.
Sam ha sempre scritto senza mai dover chiedere l’approvazione di Obama (a volte quella di
Dare la possibilità alle persone di controllare il messaggio. Questo è positivo, il messaggio si rafforza se viene rielaborato dalle persone.
La visione di Sam è chiara: abbiamo realizzato l’impossibile non idealizzando un nuovo salvatore, bensì mettendo al centro di tutto il potere delle persone. “Siete voi che potete cambiare l’America!”. E’ questo il grande messaggio che si oppone ad ogni visione personalistica e autoritaria della politica. Sono le persone ad avere il potere di cambiare le cose.
Parlare con lui ha modificato in parte la mia percezione della eroica epopea di Obama, riportando ad una dimensione più terrena – ma non per questo meno entusiasmante. E’ chiaro che questo consiglio si addice maggiormente ad un partito democratico, rispetto ad uno che fa della personalità carismatica (o autoritaria) il suo punto di forza
4) Non usare i nuovi media con le vecchie logiche.
Obama ha voluto dare agli altri questo potere. MyBarakObama.com è stata una “piattaforma relazione” per permettere al movimento di autorganzizarsi, creando meccanismi virtuosi di crowdsourcing.
Prima per partecipare ad una campagna elettorale bisognava fare chilometri, prendere la macchina unirsi fisicamente ad altre persone. Non che queste cose non siano importanti, anzi Sam ribadisce che Internet deve servire a mobilitare le persone sul terriorio, ma ci invita a riflettere sulle incredibili possibilità offerte a chi vuole dare qualche minuto del suo tempo alla causa politica.
Magari alla fermata del tram, con il suo cellulare, può collegarsi ad un database che gli assegna alcuni numeri da chiamare per argomentare il progetto politico del candidato, oppure grazie all’iPad può mostrare al suo vicino di posto il nuovo video che spiega la posizione del candidato sui trasporti pubblici nella regione.
5) Non pensare solo a strumenti “sexy”.
Non fraintendete per favore. E’ Sam che lo ha detto: “Le mail non sono sexy ma ci hanno fatto vincere le elezioni”. E ancora, “I blog sono fondamentali, per argomentare un pensiero politico non bastano 140 caratteri di Twitter”.
Si può quindi usare una strategia che comprenda blogging +  social network + direct email senza però dimenticare che “Un movimento sociale si incontra per strada, usa i social network per scendere in piazza!”
6) I sostenitori vengono prima di tutto.
Prima vengono i sostenitori, è con loro che bisgna instaurare un dialogo diretto, poi i media tradizionali (anche se i giornalisti si incazzano). I video realizzati dal comitato elettorale e in particolare da  PPP…., fornivano indicazioni strategiche sulla campagna senza aver paura di forenire informazioni utlili agli avversariQuesto è servito a infondere nei sostenitori la sensazione di essere protagonisti.
Il tutto con la massima spontaneità
7) Spiega la verità in maniera autenticità e nessuna censura.
Sara Palin parla di sè e cancella i messaggi sgraditi. Obama invece ambiò idea su una legge e molti sostenitori crearono un gruppo contro addirittura sul suo sito ma lui non lo chiuse per dimostrare il suo approccio democratico e improntato all’ascolto. Il messaggio fu: “Bravi, se riuscite ad organizzarvi e a farvi sentire sfruttando il mio sito vuol dire che siete dei bravi democratici che si impegnano attivamente nella democrazia”.
“Faceva paura vedere la cassa di risonanza che riusciva a dare a chi voleva attaccare obama ma ogni volta che si faceva disinformazione noi semplicemente dicevamo la verità, facendo un video e dando ai nostri sostenitori del materiale per difendere Obama”.
6) Pensate al candidato come a un brand.
Il posizionamento è stato chiaro: “Sarete voi a cambiare il mondo”. Obama è il candidato dell’empowerment, di chi vuole trasmettere agli elettori questo senso di protagonismo e di forza. Tutto doveva comunicare questo. Addirittura in molti suoi video lui non si vede, se ne sente la voce, potente, autorevole, rassicurante. Lui è presente ma non è il protagonista della scena.
Poi l’immagine coordinata, il blue, la font innovativa gotham, come quella di Bat Man, il design conta molto, così come il supporto di artisti come Shepard farey che hanno creato spontaneamente l’icona di Obama che è diventata leggenda.
7) Stai sul pezzo sfruttando il multimedia
Usare i mash up multimediali per dialogare con la gente
Avere una redazione multimediale pronta a sfruttare le notizie di cronaca per realizzare dei video divertenti, risemantizzare video nell’ottica dei messaggi tattici o strategici, puntando a dialogare con le diverse fasce di elettori, giovani, minoranze, ecc..
Apertura. A cena con Obama, bellissima l’iniziativa di far cenare con Obama i piccoli elettori., Tutto il contrario di quelle cene elettorali con biglietti di cinquemila dollari per raccogliere i fondi dai grandi gruppi di interesse.
8) Questa volta ci dovete credere, davvero.
Tutti nello staff di Obama erano con Obama, la forte motivazione di quella squadra mi riporta la mente una frase relativa alla guerra del Vietnam: “non vince il più forte, ma che è più fortemente motivato a vincere”.
E’ questo il momento giusto per usare Internet. Perchè internet è in grado di far crescere il consenso, di creare un candidato. Magari non si vinceranno queste elezioni ma si inizierà a creare un legame con i propri elettori
Magari sentire l’intervento pubblico di Sam gli avrebbe fatto capire qualcosa sulle possibilità offerte dal mezzo democratico per eccellenza, anche questo anche questo ammantato da un fascino utopisctico e rivoluzionario: Internet, la rete della gente.
Mirko Pallera è considerato uno dei maggiori esperti di comunicazione nella network society. Con la sua società di consulenza, fondata insieme al collega e amico Alex Giordano, aiuta aziende e istituzioni a entrare nel nuovo ecosistema creato dall’avvento del web 2.0.