iAd e Promoted Tweets: doppia sfida a Google Adsense

Da qualche giorno a Mountain View probabilmente non si dormono sonni tranquilli. La discesa in campo di due colossi come Apple e Twitter in un’attività fra quelle che meglio riescono a Google – la gestione di spazi pubblicitari – non deve essere stata infatti una bella notizia. Ma procediamo con ordine.

E’ del 12 Aprile la notzia che Apple vuole estendere l’advertising oltre le aree di ricerca, inserendola nella miriade di applicazioni per i suoi dispositivi. A dare l’annuncio è Steve Jobs in persona, nel corso della presentazione del nuovo iPhone OS 4, e si sa che quando il CEO in persona si scomoda per dare un annuncio vuol dire che si tratta di roba grossa.

Come funziona iAd? Molto semplice: finora, quando un utente cliccava su un annuncio pubblicitario in un’applicazione, ciò comportava l’uscita da quest’ultima e l’apertura del browser per caricare la pagina web dell’inserzionista. Cercando di tornare indietro all’applicazione si potevano incontrare delle difficoltà, spesso dovute all’impossibilità di ritornare esattamente da dove si era partiti.

iAd serve proprio ad ovviare a questo inconveniente e risolve il problema mostrando dei video a tutto schermo e degli annunci interattivi senza uscire dall’applicazione, e consentendo all’utente di ritornarci in qualsiasi momento. iPhone OS 4 consente agli sviluppatori di integrare facilmente iAd all’interno delle applicazioni, con gli annunci che vengono direttamente inviati al dispositivo via wireless.

La cosa più interessante, però, è che Apple si occuperà di vendere gli spazi e fornire gli annunci alle applicazioni, esattamente come oggi fa Google con Adsense. Ciò vuol dire, in soldoni, che agli sviluppatori tocca il 60% delle revenue, mentre Apple si prende il restante 40%. Ora pensate un attimo al numero di iPhone, iPod Touch e iPad presenti in giro per il mondo, moltiplicate per il numero di applicazioni esistenti e potrete avere un’idea di quali siano le dimensioni della torta di cui stiamo parlando…

Lo spiega ancora meglio Steve Jobs ha presentato iAd durante il keynote:

“Gli sviluppatori  devono trovare un modo di monetizzare. Molti sviluppatori si rivolgono all’advertising – e noi pensiamo che la pubblicità attuale faccia davvero schifo. Se guardate la pubblicità su un cellulare, non è come quella su un desktop. Su un desktop è legata alla ricerca. Su un dispositivo mobile no. Le persone non cercano sui loro cellulari.

Le persone passano il loro tempo con le applicazioni. Un utente medio passa 30 minuti al giorno nelle applicazioni. Se inseriamo un annuncio pubblicitario ogni 3 minuti, si tratta di 10 annunci al giorno. Che in tutta la community di iPhone, fanno 1 miliardo di impression al giorno.”

Nel suo post su iAd, il Tagliaerbe lancia tre spunti di discussione molto interessanti:

1 miliardo di impression al giorno sono poche rispetto a quelle che riesce a totalizzare Google con AdSense. Ma se davvero “il futuro è mobile“, Apple si sta muovendo per guadagnare importanti quote nel breve-medio termine, utilizzando una tecnologia che supera di gran lunga la logica del classico banner: c’è già chi stima che iAd possa portare nelle casse della Mela più di 4,6 miliardi di dollari all’anno

• Se gli sviluppatori riusciranno a monetizzare cifre importanti grazie a iAd, possiamo aspettarci un grosso aumento del numero delle applicazioni prodotte e distribuite, che probabilmente saranno sempre più gratuite (e sempre meno a pagamento). Di conseguenza potrebbe anche aumentare il numero di dispositivi venduti da Apple.

• Sarà interessante anche capire con quale modalità si compreranno e venderanno gli annunci iAd: CPM, CPC, CPA? O dobbiamo aspettarci la nascita del CPiAd (Cost Per iAd), magari basato sul concetto di Dwell?

Neanche il tempo di metabolizzare la notizia, e già il 13 aprile Twiter annuncia il suo sistema di monetizzazione, Promoted Tweets, che presenterà ufficialmente il giorno dopo durante il Chirp, la conferenza ufficiale degli sviluppatori. A spiegare di che si tratta è lo stesso blog di Twitter, con un post intitolato “Hello World”.

In sostanza i Promoted Tweets sono normali tweet che gli inserzionisti vogliono mostrare ad un largo gruppo di utenti. Gli utenti visualizzano  in cima alla pagina dei risultati delle ricerche di Twitter i tweet promossi dagli inserzionisti, che saranno chiaramente etichettati come “promoted” quando è presente un inserzionista pagante. Per ogni altro aspetto sono uguali ai tweet normali e vengono inseriti nella timeline di coloro che seguono il brand in questione. I Promoted Tweets mantengono le funzionalità di un tweet normale, inclusa la possibilità di rispondere, ritwittare e aggiungere il tweet ai preferiti.

In quest’ultima caratteristica c’è la chiave del servizio. Essendo come tutti gli altri tweet  (a parte la piccola nota “Promoted by”), i Promoted Tweets potrebbero infatti essere facilmente scambiati con i tweet normali. Come questi ultimi, quindi, possono essere viralizzati dagli utenti stessi che li ritwittano, rispondono o li inseriscono fra i preferiti. In quest’ottica, gli utenti con i profili più seguiti acquistano la stessa importanza che hanno oggi i top blogger, con tutto ciò che ne consegue.

Due attori importanti come Apple e Twitter sbarcano dunque nel settore degli spazi pubblicitari e lo fanno in grande stile. Vedremo se Google starà a guardare queste manovre che – per il momento – coinvolgono la sua area d’azione solo “di rimbalzo” e non direttamente, o se ci aspetta a breve qualche contromossa. La partita si è appena aperta, ed è tutta da giocare.