La Settimana del Tribal Marketing – The Ghetto Gourmet: il marketing tribale applicato al cibo

Come spiega Neko nel suo articolo, le tribù postmoderne possono avere diversa natura, legata alla diversa passione che accomuna loro
vari membri.

Pensateci un attimo, cosa c’è di più aggregante se non la passione per il cibo?

Il cibo è da sempre espressione di identità di una tribù, di scambio culturale, di diversi stili di vita. Il cibo è cultura e tradizione, e viene caricato di significati, associazioni, regole da parte di ogni gruppo.

Il nostro rapporto con l’alimentazione, infatti, è simile al nostro rapporto con il linguaggio, poiché  entrambi “naturali”, entrambi legati a delle  regole inconsce  innate che vengono apprese durante l’infanzia all’interno della tribù-famiglia.

Franco Cassano, docente di Sociologia e Sociologia della Conoscenza all’Università di Bari, parla di pensiero meridiano, e con esso, di un modello di vita che guarda con nostalgia al passato, alla lentezza, alla socialità, ma con uno slancio rivolto al futuro. Ovvero riportare alla luce i valori delle tradizioni con la consapevolezza del presente. Ed in questo contesto, l’alimentazione, assume una fondamentale importanza perché come insieme di simboli comunicativi funge da fulcro delle nostre tradizioni culturali e muta, allo stesso modo, nel tempo.

Questo spiega la grande condivisione sociale del cibo. Soprattutto noi mediterranei, popolo di buongustai, abbiamo, da sempre, dato valore alla socialità, al convivio, all’ospitalità ed il cibo in tavola è stato, da sempre, il protagonista della scena. La nostra terra ha una tradizione culinaria ricchissima e dividere il cibo con gli altri ha sempre significato sentirsi parte di una tribù.

Mangiare fuori ed insieme significa, quindi, creare valore di legame.  Ed il fuori non vuol dire solo al ristorante, ma anche a casa di amici o parenti. I luoghi del mangiare realizzano la funzione sociale del cibo poiché è li che si concretizza, poiché è la tavola lo specchio delle nuove tendenze sociali, culturali ed economiche di riferimento.

Detto questo, sembra strano che ad unire socialità, passione per il buon cibo e tradizione della tavola con l’innovazione tecnologica sia stata la fastfoodiana America. Che ci siano barlumi di speranza? Che in America si diffonda il verbo del mangiar bene?

A parte gli scherzi, Jeremy Townsend, a Oakland in California, ha davvero dato vita al suo sogno, quello di visitare in paese come una band rock, ma nei panni di uno chef! The Ghetto Gourmet è il sito che dal 2004 ospita la sua simpatica idea e le buone forchette curiose di partecipare ai dinnerparty organizzati.

Mangiar bene, divertirsi e stare in compagnia, queste le caratteristiche di Ghetto Gourmet. E ad oggi, questo ristorante itinerante, ha prodotto più di 350 eventi creando condivisione, nuove amicizie ed arricchimento culturale.

Ottimo, ma come funziona? I commensali di The Ghetto Gourmet, per partecipare, pagano una quota che varia dai 40 ai 100 dollari per una cena dal menù fisso preparata da uno chef professionista ovunque vorranno. Una sorta di chef a domicilio che organizza i suoi tavoli da pranzo tra sconosciuti online, in location da definire.

Dalle testimonianze rilevate da The Ghet, viene fuori che durante le cene nei salotti di perfetti sconosciuti, le persone si aprono e adottano atteggiamenti migliori poiché liberi di esprimersi per come si è realmente. Sembrerebbero nati addirittura due matrimoni! Sarà la passione per il buon cibo ed il buon bere a realizzare questa felice condivisione?

La soddisfazione dei partecipanti, racconta Jeremy, ha trasformato il semplice divertimento dei primi incontri, nel desiderio di promuovere questo nuovo tipo di servizio. The Ghetto Gourmet infatti, da contenitore per ospitare gli appuntamenti si è trasformato in un vero e proprio Network in cui cuochi, amanti del cibo, appassionati possono scambiarsi link, consigli, foto, ricette, racconti, video e condividere notizie sui dinner party!

Questo ci aiuta a capire quante possibilità offre il web 2.0, per interagire e per condividere interessi comuni con gli altri (sconosciuti e non), accrescendo appartenenza e legame verso la tribù formatasi. Le comunità virtuali di The Ghet risultano essere il perno che stimola la partecipazione e crea intelligenza collettiva, identità e nuovi contenuti rafforzando il valore del legame con il servizio/brand.

I suoi membri sono ad oggi 6.495 divisi in 88 gruppi. C’è il gruppo di spagnoli, di cibi turchi, di appassionati della pizza, il gruppo di chicago, las vegas, dei vegani e così via… Piccole tribù che condividono particolari interessi, all’interno della grande community con una passione in comune.

E, la forza della comunità delle buone forchette è data anche dalla voglia di mantenere una realtà circoscritta al popolo che continua a seguirla. The Ghetto Gourmet non vuole espandersi e non ha scopi economici poichè nasce come luogo dove incontrare nuove amicizie, “rendere il mondo un posto migliore”, provare cose nuove e avere nuove esperienze, costruire una rete di seguaci simpatica, easy e appassionata.

Che sia saggezza popolare, che siano studi sociologici, antropologici o statistici, tutto, compresa la community di The Ghetto Gourmet, sembra dimostrare quanto sia importante la socialità, la comunità legata al cibo. Il luogo in cui si consuma il cibo diventa allora il posto concreto dove l’uomo, trovandosi in una dimensione intima, esprime se stesso, condivide e comunica  le sue esperienze di vita.

Jeremy Townsend, ha raggiunto il suo target proprio perché è riuscito ad individuare quei simboli chiave per comunicare con loro ed offrire emozioni ed esperienze. Un desiderio e una visione comunitaria che abbiamo già detto essere tipico della società postmoderna ed è alla base del marketing tribale.

Il servizio di The Ghet, in questo caso, rappresenta il punto di unione della tribù giocando su entrambi i piani del marketing tribale, ovvero il legame affettivo e il legame immaginario, offrendo non semplice merce/cibo ma esperienze di condivisione tra più soggetti.

Un buon esempio di marketing tribale, non credete? Domani prosegue la Settimana del Tribal Marketing con il caso Lush. Nel frattempo chi volesse iscriversi subito al corso, approfittando anche del prezzo scontato (disponibile fino al 16 aprile), può scaricare qui il pdf con il programma e tutti i dettagli del corso (compreso il modulo di iscrizione). E’ anche possibile iscriversi al corso online qui!

Per ogni ulteriore informazione vi rimandiamo al nostro post sul corso, oppure potete contattare Flavio Glielmi a flavio[@]ninjamarketing.it o allo 3339705800.

Scritto da

Chiara Puglia

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