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Kuido Kedin
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Caso Facebook-ReadWriteWeb: i social network sono proprio per tutti!

È possibile confondere la home page di un blog con la pagina iniziale di un social network che da poco ha festeggiato i 400 milioni di utenti? Il buon senso direbbe no. Ma la cronaca ci fa dire di si.

Partiamo da lontano: il buon vecchio digital divide prima o poi farà parte del passato. Un po’ come cantava Brian Molko, leader dei Placebo, nel lontanissimo 1996: “Since i was born i started to decay”. Da quando sono nato ho iniziato a morire.

Per il web è lo stesso: il “divario digitale” (per gli amici DD), giorno dopo giorno si avvicina alla sua inesorabile fine, specialmente dal punto di vista culturale e sociale. Morale della favola: tutti sono su Facebook.

Dalla manciata di studenti, un’elite di geniali innovatori, che nel 1969 misero in “connessione” il dipartimento di ingegneria della UCLA e il dipartimento di ricerca di Standford, si è passati ai 2,2 miliardi di persone connesse previste nel 2013. E Facebook è forse la psico-tecnologia che ha portato sul pianeta del web le fasce più lontane, e forse meno adatte, ad interfacciarsi quotidianamente con le web technologies.

Un esempio che forse resterà nella storia è questo fatto, accaduto pochi giorni fa: ReadWriteWeb, blog americano su web e dintori, ha postato un articolo intitolato “Facebook wants to be your login page”. Nei giorni successivi alla pubblicazione, digitando nel Google searchbox le keyword “facebook” e “login”, compariva il post in questione come primo risultato.

Conseguenze? Commenti e mail a Facebook di centinaia di utenti disperati, convinti che quella fosse diventata la nuova homepege di Facebook, dalla quale chiaramente non si può fare log-in. Molti erano terrorizzati per aver perso il loro account e i loro dati.

Non ci credete? Ve lo dimostriamo, postando alcuni commenti realmente apparsi nella pagina web (fonte lastpodcast.com):

  • I don’t like the new facebook. Why fix something that isn’t broken. this really sucks… – Non mi piace il nuovo facebook. Perchè cambiare qualcosa che funzionava. Fa veramente schifo…
  • I hate all this changing. Just looking for a way to log in. This is very frustrating!!! – Odio tutti questi cambiamenti. Sto cercando un modo per fare log-in. Questo è molto frustrante!
  • IF YOU ARE THE NEW OWNER YOU SUCK AND I WISH YOU WOULD CREATE UR OWN SHTY AND LEAVE FB ALONE LOSER… – Se siete i nuovi proprietari fate schifo, spero che possiate create una merda vostra, lasciando stare Facebook, perdenti…

Questi sono alcuni dei più assurdi. Ma c’è stato anche chi si disperava perché non riusciva a “trovare Farmville”, chi non capiva perchè Facebook era diventato rosso, chi si stupiva del fatto che, cercando Facebook da


BING, compariva la versione “vecchia”… Il migliore è forse quello che ha scritto: “I like the new Facebook…” (Mi piace questo nuovo Facebook…).

Dobbiamo stupirci? Probabilmente no. Oggi, molte delle persone che si trovano navigando tra le pagine di Facebook sono decisamente assimilabili ai piccoli geni che sono andati in crisi a causa dell’articolo postato da ReadWriteWeb. Un esempio veloce? Questo:

È bastato cercare 10 secondi per trovare uno degli infiniti gruppi di idioti digitali che propongono assurdità e collezionano 10 mila, 20 mila (in questo caso 25 mila), ma anche 50, 100, 200 mila iscritti. Per non parlare dei casi più eclatanti, come l’orrore del post-terremoto in Abruzzo.

Pensiamo alle clamorose gag riportate dal blog real-satirico Lamebook a riguardo di mamme (e a volte nonne) che mettono in imbarazzo i figli con commenti a foto e status: dimostrano che realmente chiunque ha un Facebook account, oggi come oggi. Anche chi, forse, sarebbe meglio non lo avesse:

Per i media planner del futuro, il social media marketing non è più quella componente del marketing mix che serve a “colpire il target più dinamico, giovane, culturalmente evoluto“. Oggi la massa digitale è fatta di strati diversificati, come il pubblico televisivo. E dentro troviamo anche quelli che abboccherebbero alle celebri trasmissioni TV ingannevoli dove misteriosamente nessuno riesce ad indovinare una parola o l’autore di una canzone (suvvia, tutti guardiamo le reti locali di notte…).

Una prova? I fan del servizio qui in basso, palesemente una bufala. Eppure basta condire il tutto con la classica foto, trovata digitando “hot girl” su Google Images, e si arriva a 200 mila iscritti. Sembra facile sparare sulla massa, col kalashnicov dei social media. Quasi ai livelli delle bombe atomiche della TV, oramai.

Prima di concludere, sdrammatizziamo un po’. Diciamo che forse su queste cose si può sorridere. Forse il problema vero non è l’utente finale che perde la bussola appena Google non gli mette al primo posto quello che vuole, ma l’ignoranza di chi ha nelle mani il potere per intervenire dall’alto, censurare, legiferare su argomenti dai quali sono distanti anni luce. Ad esempio, i politici che parlano di “oscurare i siti su Facebook” dimostrando, a livello lessicale, di non avere la minima conoscenza in materia.

Chiudiamo quindi riproponendovi la frase più banale della nostra epoca, che diventerà il nuovo luogo comune per eccellenza, ai livelli di “non ci sono più le mezze stagioni”: oramai tutti sono su Facebook. Secondo voi, è un bene o un male?

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6 Commenti

  • Mi è molto piaciuto l’articolo, è espresso perfettamente quello che penso anche io.
    Alla domanda finale credo che risponderei che forse è un male ma non ne sono proprio convinto, ci dovrò ragionare ancora un po’.
    In linea di massima però sono convinto che la democrazia in rete sia un male, per tutta una serie di convinzioni mie, forse sbagliate, che non sto qui a dire in un commento.

    Però posso dire che se non ci fossero questi “piccoli geni” non ci sarebbero siti come Lamebook e Facebokkini la sua versione italiana e sarebbe un po’ una tristezza


    Pubblicato da Pandemazio Kuranosuke il febbraio 26, 2010 @ 11:24 am Commenta
  • diciamo che… amo Failbook più di Facebook. “Dice” molto di più!
    :)


    Pubblicato da Emma Ciceri il febbraio 26, 2010 @ 16:44 pm Commenta
  • ps: un elemento collaterale di sicuro interesse è che oggi cercando su google “ReadWriteWeb facebook” tra i primi risultati appare questo articolo :D


    Pubblicato da Emma Ciceri il febbraio 26, 2010 @ 16:47 pm Commenta
  • Secondo me la democrazia non è un male, ma non è nemmeno un bene. È giusto che chiunque possa esprimersi liberamente, ma è altrettanto vero che ci sono migliaia e migliaia di persone che non fanno altro che riempire bytes e bytes di inutilità.

    PS: non so se qualcuno l’ha notato, ma la frase dei Placebo (canzone Teenage Angst) in realtà risale al 1996 e non al 1998.


    Pubblicato da Kuido il febbraio 27, 2010 @ 17:14 pm Commenta
  • In fondo è lo stesso principio alla base della democrazia: nel momento in cui apri le porte anche alle capre, ti esponi al pericolo che partecipino anche le capre. Però è anche una bellissima occasione di stabilire un “ottimismo antropologico” in chiave educativa: magari, a forza di fare errori, anche le capre capiranno! :)


    Pubblicato da Lollo il marzo 2, 2010 @ 18:08 pm Commenta
  • Articolo molto interessante che fa riflettere anche sulle tendenze dei “nuovi” navigatori..a quando la Vanna Marchi della Rete?


    Pubblicato da Andrea Carnevali il marzo 9, 2010 @ 12:12 pm Commenta

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