Fenomenologia delle strategie non convenzionali al cinema: gli utenti esercenti

Cari ninja, qualche tempo fa vi avevamo parlato di alcuni casi significativi di distribuzione di audiovisivi su mezzi e con modalità non esattamente convenzionali.

Oggi vogliamo spostare il discorso sull’aspetto promozionale per capire davvero cosa stia accadendo.

Intanto, abbiamo una certezza: gli hoax (mal fatti) ci hanno stancato. Nel 1999 The Blair Witch Project (Daniel Myrick, Eduardo Sánchez) ha fatto scuola, nel 2009 – appena dieci anni dopo – Il quarto tipo si è preso una multa e tanta derisione.

L’horror di Olatunde Osunsanmi è, infatti, costruito come un mockumentary à la The Blair Witch Project, Cloverfield (Matt Reeves – 2008), REC (Jaume Balagueró, Paco Plaza – 2007) e District 9 (Neil Blomkamp – 2009).

Ad accompagnare l’uscita del film ci hanno pensato la diffusione di un curriculum falso della protagonista Abigail Tyler (Milla Jovovich) ed alcuni pseudo articoli pubblicati sull’inesistente Alaska Psychiatry Journal.

Quest’ultima mossa è costata 20.000 dollari di multa alla Universal Pictures, causa costruzione di un inesistente archivio di notizie.

Risultati:

1. l’Anchorage Daily News, giornale dell’Alaska, stato in cui il film è ambientato, ha svolto le proprie ricerche smontando i resoconti delle presunte sparizioni che costituiscono il fulcro del film (riconducibili, invece, più all’alcol che ad entità extraterrestri).

2. Il falso giornale e il falso curriculum sono stati tolti dal web (ma Conspiracy aveva riportato alcuni passaggi, per chi volesse dare un’occhiata).
Bilancio totale: pessimo. Solo in pochi ci sono cascati e il buzz prodotto è stato pochissimo. Perché?

Come fa notare Steven Jonhnson nel suo “Tutto quello che ti fa bene ti fa male”, le audience diventano sempre più esperte e capaci di interpretare trame e schemi narrativi via via più complessi. Aggiungiamoci il valore dell’intelligenza collettiva e dell’esperienza sviluppata con ARG, hoax, campagne non-convenzionali e cacce al tesoro varie in questi anni e capiremo quanto difficile sia generare una campagna vincente.

Bene Cloverfield, che aveva saputo giocare ottimamente le sue carte con una social media campaign ottima (contando anche sulla potenza di J.J. Abrams come brand).

Idem REC, forte anche del fatto che in Spagna campagne di questo tipo non sono troppo inflazionate.

District 9 è stato per lungo tempo un super twitter trend, sostenuto anche da alcuni ambient. Perfino 2012 (Roland Emmerich – 2009) – che aveva una campagna abbastanza scarsa – è riuscito a fare di meglio.

In cosa ha sbagliato, dunque, Il quarto tipo? Sostanzialmente nell’organizzazione del mistero: non ha saputo sfruttare appieno i social media per puntare ad una promozione integrata, precludendosi così un’ampia percentuale di buzz.

E’ esemplare, invece, quanto fatto per Hot Tube Time Machine (Steve Pink – 2010) che ha ben compreso la lezione non solo di District 9 ma anche di Avatar (noi vi avevamo parlato del super trailer e dello streaming) e dell’ultima fortunata produzione horror di Paramount, Paranormal Activity (Oren Peli – 2007).

Per quest’ultimo, infatti, si era deciso che si sarebbe proceduti ad una distribuzione su un ampio numero di sale solo se si fosse raggiunta la quota di 1.000.000 di richieste di preview su Eventful. Esatto: anteprime on demand.

In sostanza ogni fan poteva fare da host/promoter della visione del film, invitando non più di 9 amici. La produzione avrebbe fornito il film, i biglietti gratis, alcune magliette promozionali, cibi e beveraggi vari.

In altre parole, invece di segmentare il potenziale pubblico ed organizzare delle preview in luoghi che non necessariamente sarebbero stati raggiungibili da tutti, la Paramount ha delegato questo compito alla tribù di (pre)fan, rendendoli di fatto parte della filiera produttiva del film.

La MGM ha operato allo stesso modo per Hot Tube Time Machine facilitandosi l’identificazione del target e creando una nutrita schiera di seeders: ha infatti concesso di prenotare una preview per i gruppi che ne facessero richiesta in varie città, testando così il prodotto su persone animate da sicuro interesse che avrebbero generato un buzz notevole, amplificato dall’aspetto on demand connesso all’evento.

Ciò ha condotto, peraltro, ad un ampliamento del piano distributivo, consistente in un incremento del numero di sale in cui da marzo Hot Tube Machine sarà proiettato dopo l’uscita “regolare”. Inoltre, al momento, aumentano costantemente le richieste di proiezioni on demand che fanno dunque del film un vero e proprio evento, restituendo al cinema quel carattere di unicità che sembrava aver perso negli ultimi anni e che, in parte, sta recuperando con il 3D.

Oltretutto, la presenza sui social network non è stata affatto trascurata, dal momento che ciò ha consentito la diffusione dell’iniziativa da una parte, e l’allargamento del bacino di potenziali interessati dall’altro, accrescendo così l’awareness intorno al film.

Probabilmente la parola chiave è proprio partecipazione, ma bisogna saperla declinare. Sono dunque ben accetti gli ARG di Lost o quello – geniale – per Terminator Salvation (McG – 2009), così come le campagne per FlashForward o House, lo sono un po’ meno ingenue strategie che non tengono conto della crescita di expertise degli utenti. Il discorso è lo stesso che si fa per un gioco tra bambini: alla lunga annoia, si conoscono regole e trabocchetti a memoria e ci si sposta verso un altro gruppo.

Quando si opta per una scelta narrativa a livello di campagna promozionale bisogna saperla condurre, come un master in un gioco di ruolo, anche perché il giocatore che si ha avanti è in realtà una molteplicità comunicante ed è un utente esigente: se lo si tratta da stupido quello che si ottiene in cambio è solo buzz negativo o, ancor peggio, indifferenza.

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  • Kuido Kedin

    Ottimo articolo! Volevo chiederti una cosa: perché è illegale creare “falsi archivi”?

    So che anche per la fiction TRUE BLOOD era stata creata una rete di fake website (tra i quali bloodcopy.com) sui vampiri come se fossero membri della società “reale”. C’era il sindacato, gli attivisti pro, le organizzazioni contro…

    Forse la differenza con Fourth Kind è che era tutto palesemente finto…

    Anche il viral per Cloverfield però aveva un aspetto piuttosto realistico: la mitica bevanda Slusho, la compagnia di trivellazioni Tagruato e tutte le associazioni che la contestavano, i finti TG…

    Non so, non riesco a capire perché 20 mila dollari di multa… anche se per la Paramount sarà come offrire un caffè.

  • Kuido Kedin

    Ottimo articolo! Volevo chiederti una cosa: perché è illegale creare “falsi archivi”?

    So che anche per la fiction TRUE BLOOD era stata creata una rete di fake website (tra i quali bloodcopy.com) sui vampiri come se fossero membri della società “reale”. C’era il sindacato, gli attivisti pro, le organizzazioni contro…

    Forse la differenza con Fourth Kind è che era tutto palesemente finto…

    Anche il viral per Cloverfield però aveva un aspetto piuttosto realistico: la mitica bevanda Slusho, la compagnia di trivellazioni Tagruato e tutte le associazioni che la contestavano, i finti TG…

    Non so, non riesco a capire perché 20 mila dollari di multa… anche se per la Paramount sarà come offrire un caffè.

  • http://www.magillaguerrilla.it Magilla Son Goku

    Interessantissimo post. Complimenti veramente.

  • http://www.magillaguerrilla.it Magilla Son Goku

    Interessantissimo post. Complimenti veramente.

  • http://www.linkedin.com/in/emanuelazaccone Zatokih

    @Kuido: grazie Kuido! :-D
    Riguardo agli archivi, non bisogna confonderli con gli hoax sites – siti bufala – in cui rientrano i casi da te citati (anche la campagna per “The Dark Knight” ne era ricca).
    Il problema de “Il quarto tipo” è che hanno fatto un uso scorretto degli archivi di un giornale realmente esistente: in altre parole, non si possono sfruttare le notizie di un vero giornale piegandole ad uso strumentale ed asserendo cose che non appartengono in alcun modo ai testi originari.
    Che poi per loro sia il prezzo di un caffè è verissimo (potevano imepgnarsi un pochino di più in ogni caso).

    @Magilla: grazie mille davvero! :-)

  • http://www.linkedin.com/in/emanuelazaccone Zatokih

    @Kuido: grazie Kuido! :-D
    Riguardo agli archivi, non bisogna confonderli con gli hoax sites – siti bufala – in cui rientrano i casi da te citati (anche la campagna per “The Dark Knight” ne era ricca).
    Il problema de “Il quarto tipo” è che hanno fatto un uso scorretto degli archivi di un giornale realmente esistente: in altre parole, non si possono sfruttare le notizie di un vero giornale piegandole ad uso strumentale ed asserendo cose che non appartengono in alcun modo ai testi originari.
    Che poi per loro sia il prezzo di un caffè è verissimo (potevano imepgnarsi un pochino di più in ogni caso).

    @Magilla: grazie mille davvero! :-)

  • http://blog.digitalingredients.co.uk Stefano Maggi

    Credo che – ancora una volta – il segreto sia l’onestà e l’apertura. Costruire una comunicazione basata su qualcosa di dichiaratamente fittizio non è disonesto e difficilmente viene letto come scorretto se la finzione è evidente.

    Se si cerca di attirare attenzione fingendo il falso, si rischia di incorrere in reazioni molto negative da parte del target.

    Mai violare il patto di veridizione costruito con il consumatore.

  • http://blog.digitalingredients.co.uk Stefano Maggi

    Credo che – ancora una volta – il segreto sia l’onestà e l’apertura. Costruire una comunicazione basata su qualcosa di dichiaratamente fittizio non è disonesto e difficilmente viene letto come scorretto se la finzione è evidente.

    Se si cerca di attirare attenzione fingendo il falso, si rischia di incorrere in reazioni molto negative da parte del target.

    Mai violare il patto di veridizione costruito con il consumatore.

  • http://www.magillaguerrilla.it Magilla Son Goku

    Secondo utilizzare dei contenuti reali per costruire un hoax non è sbagliato come principio. A mio avviso però si sarebbero dovuti costruire contenuti fittizi che lasciassero intendere una connessione con la realtà: il risultato da ottenere per far partecipare l’utente e farlo appassionare è la verosimiglianza non la verità.

  • http://www.magillaguerrilla.it Magilla Son Goku

    Secondo utilizzare dei contenuti reali per costruire un hoax non è sbagliato come principio. A mio avviso però si sarebbero dovuti costruire contenuti fittizi che lasciassero intendere una connessione con la realtà: il risultato da ottenere per far partecipare l’utente e farlo appassionare è la verosimiglianza non la verità.

  • http://www.linkedin.com/in/emanuelazaccone Zatokih

    Pienamente d’accordo con entrambi, soprattutto perché – come scrivevo all’inizio – gli utenti sono sempre più esperti e a svelare una bugia ci stanno poco. Farli sentire presi in giro non è certo l’atteggiamento corretto :-)

  • http://www.linkedin.com/in/emanuelazaccone Zatokih

    Pienamente d’accordo con entrambi, soprattutto perché – come scrivevo all’inizio – gli utenti sono sempre più esperti e a svelare una bugia ci stanno poco. Farli sentire presi in giro non è certo l’atteggiamento corretto :-)

  • http://www.ninjamarketing.it/2010/03/09/serve-un-nuovo-cuore-ci-pensa-il-virale-di-repo-man/ Serve un nuovo cuore? Ci pensa il virale di Repo-Man! | Marketing Non Convenzionale – Ninja Marketing

    [...] ve ne pare? Sicuramente si fa notare, ma… non finirà come Il quarto tipo? Se ti è piaciuto il post, ci fa piacere se lo condividi… Life is for Sharing! [...]

  • http://www.ninjamarketing.it/2010/04/01/misurare-e-produrre-la-paura-tra-scienza-e-falsi-dautore/ Misurare e produrre la paura: tra scienza e falsi d’autore | Marketing Non Convenzionale – Ninja Marketing

    [...] tempo fa vi abbiamo parlato ad esempio de Il quarto tipo (Olatunde Osunsanmi – 2009) e Paranormal Activity (Oren Peli – [...]

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