
E’ possibile considerare l’intelligenza un “bene” e, come tale, sponsorizzarla? E se sì, in che modo? All’interrogativo risponde Ombre Elettriche, studio di comunicazione non convenzionale fiorentino, secondo il quale l’intelligenza può essere considerata un prodotto; in virtù di questa sua potenzialità, l’intelligenza è divenuta oggetto di una semiseria campagna di marketing esistenziale.
L’obiettivo della campagna è la diffusione di messaggi a carattere esistenziale universale, che permettano di plasmare l’immagine di un marchio al di fuori della comunicazione di tipo commerciale: in questo caso il marchio prescelto è appunto l’intelligenza.
Centro della campagna non è dunque la ‘vendita’ del prodotto, ma la sua proposizione marginale rispetto all’intrattenimento. In questo caso, Ombre Elettriche ha prodotto tre video virali:
tanto virali che hanno 3 voti in tutto…(e pure piuttosto negativi..)
mi sono divertita. bella l’idea di considerare l’intelligenza come un prodotto. per collegarmi a quello che scrive rolf: secondo me la qualità del virale non si vede da quelli che decidono di votare ma dalla capacità di comunicare in profondità oltre l’apparenza comica o provocatoria. per me questi video ce l’hanno.
Rolf non trova virali questi video. Io credo che per dare l’etichetta di virale a qualche video sia necessario prima riferirsi ad un significato condiviso di virale. Ma in questo senso, che io sappia, non esistono definizioni certe o di riferimento, solo indicazioni o deduzioni stilistiche ed analisi dei prodotti che hanno avuto successo. Ci sono degli ottimi testi, come quelli dei Ninja, che offrono suggerimenti per realizzare video in senso virale. Il fatto che questi video sull’intelligenza siano stati ritenuti interessanti per essere inseriti in un magazine come quello di Ninjamarketing, mi sembra che possa indicare come gli elementi contenuti in questi video rispondano a criteri di ideazione e comunicazione virale. Secondo me gli ingredienti virali di questi video sono: l’originalità dell’idea, quella di fare una campagna a tutela dell’intelligenza; la provocazione; la sorpresa; lo spostamento di contesto degli elementi, come il preservativo o il canto “anale”. Mi piacerebbe vedere più aziende in Italia utilizzare questo tipo di comunicazione, ci divertiremmo di più e forse loro avrebbero più attenzione. Come si può vedere dalla possibilità di intervenire e commentare su internet, il pubblico ha acquisito un potere. Magari condivide di più una campagna sull’intelligenza che i prodotti delle multinazionali. O magari no, visto quanti video virali realizzano e diffondono con successo le stesse multinazionali che affollano i canali classici.
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