New York Times, scelta giusta o suicidio?

New York Times, scelta giusta o suicidio?Il New York Times, uno dei maggiori quotidiani al mondo, ha deciso di far pagare gli utenti del web l’accesso ai propri contenuti on-line. Una scelta radicale ma che si inscrive sulla scia di altre importanti testate. Infatti già il Financial Times e il walla Street Journal hanno intrapreso questa strada. La prima domanda, banale, ma che subito ci salta in testa è gli converrà una simile decisione? Non rischia di perdere gran parte dei suoi utenti e con essi anche i grandi investimenti degli inserzionisti?

Conveniente o meno la decisione è oramai irreversibile; proprio per cercare di rispondere al meglio a questi semplici interrogativi i vertici del NYT si sono presi un anno di riflessione, prima di applicare questo nuovo modello di business. Innanzitutto per cercare le soluzioni migliori con cui approcciarsi alle modalità di pagamento e, inoltre, per non sconvolgere repentinamente le abitudini dei lettori.

C’è da dire che la scelta di far pagare i contenuti on line non è una novità nel panorama editoriale statunitense: dicevamo del Financial Times e se vi ricordate a riguardo, non molto tempo fa, abbiamo parlato della querelle tra Murdoch e Google. Sta di fatto che sul web per quel che riguarda il diritto d’autore e la proprietà intellettuale è molto difficile dirimere le controversie ed il confine spesso è labile date le diverse interpretazioni che il diritto di ogni singola nazione contempla. È infatti difficile conciliare da un lato il principio basilare della rete, ovvero, la libera condivisione e circolazione delle informazioni e dall’altro la necessità di limitare l’accesso ai contenuti e di generare profitti da parte delle imprese in generale ed, in particolare, di quelle editoriali.

Tutto sommanto il web 2.0 ha trovato nella creazione dei creative commons un principio di autoregolamentazione coerente con l’essenza del web stesso; ma certamente rimane la questione relativa alle imprese che si interfacciano con le innumerevoli potenzialità della rete e con le sue difficoltà di recintarla dietro i canali convenzionali di un “pay per view”, date le innumerevoli fonti d’informazione disponibili. Dunque una scelta ardita per uno dei quotidiani maggiormente influenti, grazie anche alla sua gratuità, sull’opinione pubblica internazionale. Non è difficile, quindi, immaginare nel caso la soluzione adottata dal NYT si dimostri tutto sommata positiva, che molte altre testate seguano questa nuova via dell’editoria giornalisitica on-line. Pareri discordi sulla scelta del giornale americano, ovviamente, ci sono come, ad esempio, quella del direttore del Guardian – apparsa sull’Internazionale – che difende a spada tratta la necessità per le testate in rete di rimanere gratuiti.

Soffermiamoci ora sulle possibili forme di pagamento che intende adottare il giornale newyorkese: la scelta comunicata dai vertici del quotidiano è quella di utilizzare un sistema “metered”, ovvero, di concedere gratuitamente un tot di articoli al mese – dieci – e poi una volta esaurito questo bonus chiedere di sottoscrivere un abbonamento mensile o annuale. Una modalità che ha dalla sua la volontà di mantenere un livello a metà strada tra il libero accesso e quello a pagamento senza perdere molto traffico, cosi da garantire un certo volume di visibilità, soprattutto, ai numerosi inserzionisti che investono attualmente sul giornale. New York Times, scelta giusta o suicidio?Un altro aspetto della questione è quello dell’accesso tramite i social network e i motori di ricerca, che a detta della direzione resteranno ad accesso gratuito; in questo modo tecnicamente tutti i contenuti resterebbero visibili nonostante la scelta di un accesso limitato. Ciò che è sicuro e che, come fa notare Mario Tedeschini Lalli nel suo blog di kataweb, la tecnica del link libero come strategia di marketing non è del tutto errata e conta sul fatto che una volta arrivati sul sito del NYT certamente l’utente sarà incuriosito dal cliccare su qualche altro articolo, il quale verrà conteggiato nel bonus mensile di articoli concessi. Staremo a vedere, dunque, se avranno ragione, con questa scelta, il New York Times ed i vari Financial Times e Wall Street Journal oppure coloro, come il Guardian che perseveranno nella scelta di restare totalmente “free”. Noi siamo più propensi per un accesso libero, voi?


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  • http://blog.exout.it landon

    indubbiamente i contenuti hanno un valore. come quantificarlo in questo momento resta un mistero, la formula ibrida che intendono adottare mi sembra coerente con la loro mission che è comunque quella di guadagnare dai contenuti…

  • http://blog.exout.it landon

    indubbiamente i contenuti hanno un valore. come quantificarlo in questo momento resta un mistero, la formula ibrida che intendono adottare mi sembra coerente con la loro mission che è comunque quella di guadagnare dai contenuti…

  • Nessunoken

    Argomento interessantissimo e allo stesso tempo molto complicato. Personalmente non so quale dei due orientamenti sia il migliore, penso piuttosto che il caso del NYT rappresenterà un interessante banco di prova non solo in termini di nuova gestione aziendale delle imprese di comunicazione ma, più in generale, il terreno di confronto/scontro tra la vecchia visione gerarchica della produzione e diffusione della conoscenza e le nuove dinemiche dell’UGC. Penso che i primi risultati di questo esperimento saranno indicativi delle nuove logiche emergenti nel mercato dlla comunicazione.

  • Nessunoken

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  • http://www.ilcapitano.info capitaninja

    … Io resto dell’avviso che Internet deve essere libero, in goni senso soprattutto per gli utenti cioè, noi gente comune…è la nostra via al libero accesso delle informazioni… e poi, le pubblicità e le sponsorizzazioni, perchè nn se le fanno bastare?… e, libertà intellettuale, difesa della libertà individuale, libertà di scambiarsi le proprie idee e ragioni, perchè non devono essere prese a valori di riferimento e quindi, lasciare tutto “free”, e non mercanteggiare, come sempre, anche le nostre comuni (migliori e non) idee quotidiane?

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    … Io resto dell’avviso che Internet deve essere libero, in goni senso soprattutto per gli utenti cioè, noi gente comune…è la nostra via al libero accesso delle informazioni… e poi, le pubblicità e le sponsorizzazioni, perchè nn se le fanno bastare?… e, libertà intellettuale, difesa della libertà individuale, libertà di scambiarsi le proprie idee e ragioni, perchè non devono essere prese a valori di riferimento e quindi, lasciare tutto “free”, e non mercanteggiare, come sempre, anche le nostre comuni (migliori e non) idee quotidiane?

  • http://www.ninjamarketing.it/2010/03/29/free-vs-pay-il-guardian-e-la-scelta-di-murdoch/ Free vs pay: il Guardian e la scelta di Murdoch | Marketing Non Convenzionale – Ninja Marketing

    [...] vi dicevamo nel nostro post sulla scelta del New York Times di diventare a pagamento anche on line, il Guardian è sempre stato scettico verso questo tipo di [...]

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