Surviving the world: lezioni di vita alla lavagna

Surviving the world: lezioni di vita alla lavagnaAvete presente Bart Simpson quando, all’inizio di ogni episodio, scrive sulla lavagna ciò che non farà mai più? Bene, adesso immaginate che sulla lavagna appaiano ogni giorno delle curiose lezioni di vita e avrete scoperto Surviving the world.
Noi ninja gli abbiamo dato un’occhiata da vicino per capirne il grande successo, ed ecco cosa abbiamo scoperto…

Ideatore del sito, nel 2008, è il trentenne Dante Shepherd, laureato al MIT e con un master in filosofia.
Il concept è semplice: il sito vuole essere un webcomic fotografico aggiornato quotidianamente, con lezioni su scienza, letteratura, amore e vita. Shepherd, infatti, crede di avere molto da offrire con i suoi insegnamenti, che sono frutto di riflessioni personali e, solo raramente, risultato di un dialogo con i suoi fan.

Naturalmente, dal momento che l’idea di fondo è offrire delle lezioni, gli insegnamenti sono tutti trascritti su una lavagna, elemento immediatamente assimilato all’apprendimento istituzionale. Come se non bastasse, su di essa sono anche riportati i compiti a casa assegnati, consistenti solitamente in successive (ri)letture delle lezioni e nel completamento di una serie di cruciverba.
Questi ultimi costituiscono invero l’unico elemento non direttamente realizzato dallo stesso Shepherd (che auto-scatta le proprie foto e spiega orgogliosamente che è questo il motivo della sfocatura di alcune di esse) ma commissionato mensilmente a Justin Smith.
A livello di immagine, dunque, possiamo dire che Surviving the world ha un modo tutto suo di tenere insieme “lezioni” e aspetto ludico-ricreativo.

I post, come abbiamo accennato, sono pubblicati quotidianamente prima di mezzogiorno. Può trattarsi di lezioni o “recitations”. Queste ultime, tuttavia, vengono messe online esclusivamente il venerdì e traggono spunto dalle discussioni con gli utenti che possono avanzare anche le proprie proposte via mail, forum o Facebook.

Non c’è spazio per i commenti sotto ogni foto, al massimo vi sono solo delle ulteriori righe di commento inserite dall’autore stesso. Tuttavia, Surviving the world ha una folta schiera di fan “visibile” soprattutto sui social network: su Facebook è infatti presente con una fan page che conta quasi 5000 fan, mentre su Twitter è disponibile il profilo di Dante Shepherd, che però ha carattere privato: non contiene, cioè, una mera trascrizione delle lezioni ma vanta comunque quasi 3000 followers.
Surviving the world: lezioni di vita alla lavagna
In ogni caso il sito dispone anche di un forum di discreto successo che amplia i temi trattati durante le lezioni.
E’ significativo, inoltre, che in origine Shepherd aveva lasciato intendere che vi fosse un gruppo intero dietro Surviving the world (usava spesso il “we”), in quanto credeva che un approccio di tale genere avesse potuto guadagnare credibilità al sito stesso.
Al momento l’unico altro collaboratore della “facoltà” accreditato sul sito è  l’assistente canino di Shepherd, il cui nome è peraltro un gioco di parole: “german shepherd” è infatti la traduzione inglese di pastore tedesco.

Surviving the world: lezioni di vita alla lavagna

Cosa spiega, dunque il successo di Surviving the world? Probabilmente la semplicità stessa dell’idea, che d’altra parte è all’origine anche di iniziative come “ricevi ogni giorno un pensiero nella tua mail” o la “frase del giorno” dei diari di scuola o dei calendari.
La verità è che, come sempre quando si parla di fenomeni virali, è difficile capire cosa stia alla base del contagio.
D’altra parte, come ben spiegava Malcolm Gladwell ne Il punto critico la contagiosità è la “proprietà imprevista di ogni cosa”, e “la regola del fattore presa afferma che ci sono modi specifici per rendere memorabile un messaggio contagioso; esistono cambiamenti relativamente semplici, nella presentazione e nella strutturazione dell’informazione, che possono fare una grande differenza ai fini dell’impatto che essa riesce ad avere”.

Qualunque sia la causa della diffusione di Surviving the world una cosa è certa: c’è sempre una lezione da imparare…