Il Metropolis Art Prize 2009 parla italiano: Dj Mandrake e 2501 conquistano New York!

Il Metropolis Art Prize 2009 parla italiano: il duo 2501 conquista New York! Italians do it better non è solo uno slogan diventato famoso grazie alla maglietta indossata da Madonna in Papa don’t preach, a volte anche i modi di dire diventano realtà.

Lo scorso 17 dicembre un dj e uno street artist hanno conquistato New York!

I due artisti italiani hanno visto il mega schermo che capeggia Times Square proiettare un loro video.

Martino, alias Dj Mandrake @ recipient.cc, e Jacopo, alias 2501, hanno vinto per la categoria street art il Metropolis Art Prize 2009, il premio indetto ogni anno dalla tv peer-to-peer Babelgum.

Il loro video Mask – M.A.P. è stato selezionato da una giuria composta da videomaker, responsabili delle videoteche dei principali centri espositivi americani e  dal presidente di giuria Isabella Rossellini.

Mask – M.A.P. racconta la realizzazione di un “attacco” artistico di 2501. Con un pizzico d’irriverenza e molta ironia, il video suggerisce un approccio critico verso il rapporto tra spazio pubblico e memoria, interpreta e trasforma l’ambiente circostante per proporre nuove e sommerse chiavi di lettura e di riflessione.

Il duo collabora da sempre, più o meno da quando sono nati.

Li abbiamo incontrati per carpire i loro segreti.

Come è nata l’idea del video?

2501: “Il concept è frutto di un mix di casualità e di una crescente esigenza di lavorare su delle componenti più sociali. Sia nella realizzazione sia nell’ideazione, la parte fisica è stata una componente molto importante: bisognava salire sulla statua per infilare le due maschere. Per chi, come me, proviene dal mondo dei graffiti illegali (performance notturne a cui non assiste nessuno), considero l’esecuzione come la parte performativa del lavoro finale. Il lavoro finale in questo caso è il video, che diventa la documentazione di una performace illegale.

Come è stato realizzato Mask – M.A.P.?

2501: “Il video è stato girato nel mese di aprile del 2008, mentre vivevo a San Paolo Brasile nei pressi del parco di Ibirapuera.

Ho coperto i visi dei conquistadores con due maschere, la vergogna e il pentimento, realizzate con degli scarti di neoprene colorato.

La parte più divertente è stata spiegare alla polizia brasiliana cosa stessimo facendo. Il mio amico/cameraman, Samir Mauad, è riuscito a tenere la telecamera accesa anche durante il colloquio… Vi lascio immaginare come sia stata la conversazione.

Perché agire su un monumento che rappresenta la memoria storica?

2501: “Il ricordo è importante perché è, forse, l’ unico tipo di esperienza che ci possa insegnare qualcosa. L’essere umano dovrebbe imparare dai propri errori, ma questa non sembra essere una delle nostre specialità.

Credo che il tema del colonialismo e dell’imperialismo sia un tema sempre attuale. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Credo che il tema dell’ ANTI-colonialismo e dell’ ANTI-imperialismo debba avere più spazio ed essere sempre più attuale.”

Come si è sviluppata la collaborazione?

2501: “In realtà la collaborazione per questo progetto non era prevista. Avevo bisogno di una colonna sonora originale per poter partecipare al concorso. Come al solito Martino mi ha salvato tirando fuori dal “cilindro di Mandrake” una colonna sonora pronta con un’atmosfera perfetta per il video.

Dj Mandrake: “Le sonorità che accompagnano il video derivano dal contesto urbano che vivo tutti i giorni e che ho sempre vissuto. Risentono della città in tutte le sue sfumature grigie, di qualche giornata blu e si mescolano con i risvolti positivi a 8 bit.

Qual è il vostro messaggio?

2501: “Il messaggio del video è chiaro ed esplicito: dobbiamo riappropriarci artisticamente dei luoghi pubblici. Stiamo assistendo ad una democratizzazione dell’arte, sempre più persone scendono semplicemente in strada e si esprimono liberamente sui muri delle città.”

Qual è, secondo voi, il ruolo dell’arte?
2501: “Sfortunatamente, per ora, è un ruolo fortemente commerciale.
L’arte dovrebbe essere sicuramente più democratica e accessibile, credo che i graffiti in questo senso abbiano sicuramente aiutato.”

post a cura di Francesca Papa