FlashForward: memoria virale fatta in serie

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E’ accaduto ad aprile, durante una pausa pubblicitaria del centesimo episodio di Lost: cinque immagini brevi e apparentemente scollegate tra di loro sono apparse sugli schermi americani. Ad accompagnarle solo una scritta ricorrente: “What did you see?

Comincia così la campagna di marketing virale per FlashForward, serie televisiva tratta dal romanzo di Robert J. Sawyer.

Già in settembre su Wired, Popular Mechanics e riviste di videogames è stata poi lanciata una campagna pubblicitaria in realtà aumentata. “Mostrando” all’obiettivo della webcam un’immagine contenuta nel giornale questa avrebbe fatto apparire una serie di video, della durata complessiva di 10 minuti. Come ha spiegato Darren Schillace, della divisione marketing di ABC Entertainment: “Nel mondo normale non avresti mai speso 10 minuti per una pubblicità a stampa“. Interessante che Schillace parli di mondo reale, lasciando intendere comunque che “l’altro” è più interessante.

Il tema dell’alterità, invero, è un po’ al centro di FlashForward: il 6 ottobre 2009 il genere umano è svenuto per 2’17”, durante i quali ciascuno ha avuto delle visioni di ciò che accadrà il 29 aprile 2010 alle 10 a.m. (ora west coast americana).
Perché ci sono state quelle visioni? Sono vere? Il futuro apparso in esse è ineluttabile o è plausibile cercare – soprattutto in caso di visioni negative – di cambiare ciò che si è visto, giungere ad un futuro altro?

L’agente Mark Benford (Joseph Fiennes) dell’FBI si è visto mentre indagava su un caso – “Mosaic” – in cui stava cercando i colpevoli del GBO (Great Black Out). Come ricostruire però tutti i ricordi collettivi?

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E’ evidente che un plot di questo tipo si presta ottimamente ad una campagna virale.

Difatti, immediatamente dopo la messa in onda del primo episodio (che in Italia è stata poco dopo, il 5 ottobre), è stato lanciato il sito “Join the mosaic“.

Lo scopo, esattamente come accade nella serie TV, è quello di raccogliere le testimonianze mondiali allo scopo di ottenere raffronti, indizi significativi e possibili spiegazioni a quanto visto, oltre a consentire una verifica dei salti in avanti implicanti più di una persona.

Negli ultimi anni l’idea del puzzle, del mosaico, dello schema sembra essere stata particolarmente efficace – anche per caratteristiche intrinseche – nella promozione di alcune serie TV: pensiamo non solo a Lost – omaggiato in FF con un billboard della Oceanic in una delle prime scene di appostamento degli agenti Benford e Noh – ma anche al virale di Fringe, “Find the pattern”. La ricerca di schemi, insomma, pare farla da padrone (la serialità televisiva spinge verso la razionalità?).

In realtà non sempre c’è uno schema da cercare, a volte non c’è proprio nulla. In FlashForward, infatti,  non ogni abitante del pianeta ha avuto delle visioni: allora dove va cercato lo schema? Il sito Already Ghosts cerca dunque di raccogliere tutti i pensieri e le idee di coloro che hanno letteralmente vissuto un black out senza la luce delle visioni future.

Meno pubblicizzato ma comunque interessante per la ricostruzione dei fatti è poi il blog di Oscar Obregan, pluripremiato giornalista che pare avere una serie di informazioni significative sul GBO provenienti però da fonti anonime. Sul sito sono presenti anche interviste alla gente sui loro salti in avanti e vlogs di Oscar (che naturalmente ha anche un profilo Twitter).

Se, a questo punto vi state chiedendo che posto potreste occupare nel mosaico, non temete: Facebook ha la risposta.
Grazie all’uso di Facebook Connect, infatti, il sito “The FlashForward experience” colloca noi, alcune nostre foto, e dei nostri amici, all’interno del possibile mosaico visto dall’agente Benford. Il video cambia ogni volta che si avvia l’applicazione e in effetti, in base ai risultati selezionati in random, risulta anche piuttosto divertente.

Intanto l’intelligenza collettiva comincia a interrogarsi: chi c’è dietro il GBO? Forse la Red Panda Resources di cui si vedono loghi e manifesti (uno appare su un bus a LA dopo il black out con la scritta parzialmente leggibile “…better tomorrow”)? In rete si dice già che la Red Panda ha, nelle vicende di FlashForward, un ruolo comparabile a quello della Hanso Foundation in Lost. Il tempo ci svelerà i fatti. Intanto il sito della Red Panda sembra essere gestito dal team marketing che ha guidato la campagna virale: sarà vero?

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Ultimamente comunque sono state lanciate della campagne particolarmente ben fatte. Anche il virale di altre serie TV, infatti, non si ferma: Lost colma la pausa tra la quinta e la sesta ed ultima stagione con il lancio di Lost University. Dexter con il nuovo ARG “Follow the code“, ci invita a cercare le domande postate sul profilo Facebook e Twitter della serie: ogni risposta corretta aggiungerà un pixel all’immagine nascosta. House, come vi abbiamo raccontato, ha messo in piedi la bellissima campagna Snakes on a cane per il lancio della sesta stagione.

L’importanza della campagne virali d’altra parte, non è passata inosservata neanche agli organizzatori degli Emmy che da quest’anno hanno istituito una categoria per le migliori attività di “interactive media”. Tra le nomination per le fiction: The 30 Rock Digital Experience (NBC.com), The Dharma Initiative (ABC.com) e The Office Digital Experience (NBC.com). Tra queste ha poi trionfato l’iniziativa Dharma.

Come ha detto Aaron in FlashForward, “Siamo tutti profeti ora”. Sì, siamo anche tutti fansumers, esperti di virale e sempre più specializzati in questo genere di strategie promozionali. Riusciranno ancora a stupirci?