Per un umanesimo della progettazione: Kansei Engineering

Per un umanesimo della progettazione: Kansei EngineeringSensazioni ed emozioni: è di questo che si parla quando si porta alla nostra attenzione il termine “Kansei”, parola profondamente radicata nella cultura millenaria del Giappone ed utilizzata per indicare due dei più nobili stati dell’essere a cui l’uomo può aspirare. Ed è proprio dalle sensazioni e dalle emozioni che nasce nel 1970, grazie all’intuizione del professore Mitsuo Nagamachi, all’università di Hiroshima, una metodologia di lavoro che prende il nome, appunto, di Kansei Engineering. Lo stesso professore  formalizza, in seguito, il concetto come “una tecnologia consumer-oriented per la progettazione e lo sviluppo di prodotti in grado di trasferire sensazioni ed emozioni – Kansei – dei clienti in caratteristiche fisiche concrete in termini di design”. Utilizzando tecniche statistiche, in grado di identificare la risposta emozionale dei clienti a determinate  caratteristiche fisiche del prodotto, la K.E. si  propone come trait d’union tra ingegneri e designer  per un ulteriore attenzione nello sviluppo e nel packaging dei beni di consumo.

Questa metodologia è il risultato di numerose riflessioni sorte intorno ad un altro argomento, particolarmente affascinante, legato alla mole di studi e teorizzazioni nel campo della robotica e, in generale, sull’interazione uomo-macchina. La volontà di emozionare, di suscitare appeal nel consumatore per indurlo al consumo è un paradigma consolidato da tempo nella società dei consumi in cui abitiamo; ciò che appare nuovo e che necessità di ulteriori riflessioni è la tendenza all’antropomorfizzazione  degli artefatti della società industriale prima e della ormai consolidata società post-industriale.  Sono, infatti, noti i lavori di Freud, proprio quando le prime riflessioni  su degli automi con capacità intellettive prettamente umane cominciavano a trovare terreno fertile; il padre della psicanalisi nel suo saggio “il perturbante” riusciva a cogliere il senso e lo spaesamento di fronte a qualcosa di familiarmente ignoto, ovvero, qualcosa che conosciamo, sia esso una situazione, un soggetto, un oggetto, ma allo stesso tempo sconosciuto e, quindi, ambiguo. Il termine è stato poi riadattato da uno studioso di robotica Masahiro Mori con il termine “Uncunny Valley”.

Per un umanesimo della progettazione: Kansei EngineeringL’Attenzione ad una risposta esperenziale ancora più concreta verso i propri clienti è qualcosa che avvalora ulteriormente la capacità d’influenza dei nuovi “prosumer”. l’obiettivo primario di un simile approccio va cercato nel desiderio di costruire delle narrative comuni tra il mondo della produzione e gli stessi consumatori; la costruzione di un senso comune conferma anche la volontà di proporre scambi non più meramente economicistici ma delle vere e proprie creazioni di legame, i quali siano duraturi e in grado di far vivere  e condividere esperienze; è questo in fondo il nucleo centrale alla base della metodologia del  Kansei Engineering.

Finora questo approccio “umano” alla produzione industriale è stato utilizzato prevalentemente dall’industria automobilistica ed ora sta lentamente contaminando numerosi  altri settori: l’industria cosmetica, il settore alimentare, l’elettronica.

Siamo di fronte, dunque, ad una vera e propria rivincita del ruolo dell’utenza finale, la quale continua a recuperare terreno, soprattutto, per quanto riguarda la costruzione di un dialogo bidirezionale con i propri brand preferiti.

Scritto da

Antonio Buonadonna

A 18 anni lascia il tenero calore del nido materno per trasferirsi sotto il cielo della città eterna cullato, invece, molto spesso dal tepore industriale della metropolitana. Si ... continua

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