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> <channel><title>Commenti a: Can I Love Internet?</title> <atom:link href="http://www.ninjamarketing.it/2009/10/02/can-i-love-internet/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ninjamarketing.it/2009/10/02/can-i-love-internet/</link> <description>Social Media, Marketing, Viral, Business, Innovation</description> <lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 22:40:33 +0000</lastBuildDate> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Di: Sifisdndsk</title><link>http://www.ninjamarketing.it/2009/10/02/can-i-love-internet/comment-page-2/#comment-44012</link> <dc:creator>Sifisdndsk</dc:creator> <pubDate>Sun, 05 Feb 2012 16:14:52 +0000</pubDate> <guid
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isPermaLink="false">http://www.ninjamarketing.it/?p=18416#comment-10370</guid> <description>Internet e libertà. Credo che prima di indagare questo rapporto occorra definire cosa sia in realtà internet e cosa rappresenti. Ho pensato un pò. Secondo me internet è una protesi mediatica, ovvero uno strumento utile a vivere meglio, ad organizzare al meglio la nostra vita fuori dalla rete. Questa considerazione rappresenta il confine tra il buono ed il cattivo uso di internet, uno strumento imprenscindibile per l&#039;uomo post-moderno.
Internet è per l&#039;uomo post-moderno, quello che secondo Hegel rappresentavano le gazzette (i giornali) per l&#039;uomo moderno: una preghiera.Un elemento irrinunciabile di progresso in grado di determinare sperequazioni sociali. Per questo è importante indagare il rapporto tra internet e libertà.
Ma più che promuovere una riflessione incentrata sui termini di censura o di propaganda (politica, commerciale, etc. non mi interessa) vorrei che si ripensasse questo rapporto a partire da un nuovo termine di indagine: lo spreco.
Occorre cioè ripensare internet secondo una logica nuova in grado di definirla come una risorsa immediatamente disponibile ma non illimitatamente disponibile. Una logica ecologica che ripensi internet come un bene scarso e per questo indefinibilmente prezioso.
Non so se il termine di &quot;consumo consapevole&quot; possa essere il più opportuno, ma forse è quello che più di ogni altro può aiutarci a definire i canoni di un &quot;uso responsabile&quot;. Scarsità, consumo consapevole, uso responsabile sono locuzioni che sottintendono tutte una necessità, una regolamentazione certa e soprattutto attuale. Non si può regolamentare un media nuovo attraverso strumenti regolatori o esperienze mediatiche vecchie.
Questa necessità di stabilire regole esiste, permarrà e sarà sempre più pressante dal momento in cui si cercherà di porre in essere regole insufficienti nell&#039;interpretazione della realtà.
Perchè bisogna che internet riesca a salvare se stessa, dalla sovrabbondanza di informazioni che la abitano e la alimentano. Un uso bulimico della rete non fa il bene della rete.
Troppe informazioni, piuttosto che un&#039;indiscriminata trasformazione del consumatore in autore, rappresentano un rischio effettivo e quanto mai vicino. Quello di un cortocircuito mediale in grado di far perdere il valore semantico delle informazioni, come se di colpo divenissero insapori, e tutti ci consegnassimo al rumore senza essere in grado di ricoscere un suono, la bellezza di una melodia.
Forse la &quot;selezione delle informazioni&quot; è un processo di censura, ma che senso può avere un&#039;illusione di libertà dove tutti fanno ciò che ritengono più opportuno senza preoccuparsi del bene degli altri (non dico dell&#039;utilità per gli altri, quanto del fatto che gli altri possano capire cosa si vuole effettivamente trasmettere)? Il problema sulla libertà di internet ed in internet non si risolve di certo in questo poche righe. Sono tante le problematiche.
Come poter dimenticare la libertà di accesso, il digital divide geografico ed anagrafico. Molte zone in Italia non hanno ancora connesioni internet veloci, piuttosto che molte fasce della popolazione -specialmente chi non a che fare abitualmente con questa tecnologia (anziani in primis)- vive e vivrà sempre più problematiche di analfabetismo di ritorno.
Ma il problema della libertà di internet, della sua scarsità in quanto bene limitato, della sovrabbondanza di informazioni purtroppo in gran maggioranza pressochè inutili è anche un problema di merito, di legalità, di civiltà, di salute pubblica.
Perchè se la pedofilia online è una piaga conclamata, quasi nessuno conosce le patologie inerenti un uso smodato di internet: la pornodipendenza ad esempio. E siamo sicuri che quello degli hikikomori giapponesi non sia un semplice stile di vita, ma qualcosa di molto vicino ad una forma di dipendenza?
Non voglio poi volutamente analizzare le problematiche inerenti il copyright e la libera fruizione delle opere di ingegno in rete.
Credo in definitiva che le categorie della libertà di internet siano molteplici e che il discorso non possa limitarsi alla censura.
Sarebbe invece opportuno che le potenzialità &quot;social&quot; della rete, il suo nascere dal basso, esprimessero da subito la necessità di &quot;non sprecare&quot; internet, iniziando in questo modo a preservarlo. Perchè se è un bene è scarso, soltanto una economia di comunione, fondata su una condivisione equilibrata e responsabile può garantirne la sopravvivenza, la libertà e il giusto controllo. Bisogna rendersene conto quanto prima, prima che internet sia vittima di se stesso e finisca fagocitato dall&#039;interesse più o meno esplicito di qualche gruppo pressione. Regolarsi da sè prima di essere regolati da altri, anzi regolarsi insieme agli altri, per il bene di tutti, soprattutto di chi verrà in futuro.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Internet e libertà. Credo che prima di indagare questo rapporto occorra definire cosa sia in realtà internet e cosa rappresenti. Ho pensato un pò. Secondo me internet è una protesi mediatica, ovvero uno strumento utile a vivere meglio, ad organizzare al meglio la nostra vita fuori dalla rete. Questa considerazione rappresenta il confine tra il buono ed il cattivo uso di internet, uno strumento imprenscindibile per l&#8217;uomo post-moderno.<br
/> Internet è per l&#8217;uomo post-moderno, quello che secondo Hegel rappresentavano le gazzette (i giornali) per l&#8217;uomo moderno: una preghiera.Un elemento irrinunciabile di progresso in grado di determinare sperequazioni sociali. Per questo è importante indagare il rapporto tra internet e libertà.<br
/> Ma più che promuovere una riflessione incentrata sui termini di censura o di propaganda (politica, commerciale, etc. non mi interessa) vorrei che si ripensasse questo rapporto a partire da un nuovo termine di indagine: lo spreco.<br
/> Occorre cioè ripensare internet secondo una logica nuova in grado di definirla come una risorsa immediatamente disponibile ma non illimitatamente disponibile. Una logica ecologica che ripensi internet come un bene scarso e per questo indefinibilmente prezioso.<br
/> Non so se il termine di &#8220;consumo consapevole&#8221; possa essere il più opportuno, ma forse è quello che più di ogni altro può aiutarci a definire i canoni di un &#8220;uso responsabile&#8221;. Scarsità, consumo consapevole, uso responsabile sono locuzioni che sottintendono tutte una necessità, una regolamentazione certa e soprattutto attuale. Non si può regolamentare un media nuovo attraverso strumenti regolatori o esperienze mediatiche vecchie.<br
/> Questa necessità di stabilire regole esiste, permarrà e sarà sempre più pressante dal momento in cui si cercherà di porre in essere regole insufficienti nell&#8217;interpretazione della realtà.<br
/> Perchè bisogna che internet riesca a salvare se stessa, dalla sovrabbondanza di informazioni che la abitano e la alimentano. Un uso bulimico della rete non fa il bene della rete.<br
/> Troppe informazioni, piuttosto che un&#8217;indiscriminata trasformazione del consumatore in autore, rappresentano un rischio effettivo e quanto mai vicino. Quello di un cortocircuito mediale in grado di far perdere il valore semantico delle informazioni, come se di colpo divenissero insapori, e tutti ci consegnassimo al rumore senza essere in grado di ricoscere un suono, la bellezza di una melodia.<br
/> Forse la &#8220;selezione delle informazioni&#8221; è un processo di censura, ma che senso può avere un&#8217;illusione di libertà dove tutti fanno ciò che ritengono più opportuno senza preoccuparsi del bene degli altri (non dico dell&#8217;utilità per gli altri, quanto del fatto che gli altri possano capire cosa si vuole effettivamente trasmettere)? Il problema sulla libertà di internet ed in internet non si risolve di certo in questo poche righe. Sono tante le problematiche.<br
/> Come poter dimenticare la libertà di accesso, il digital divide geografico ed anagrafico. Molte zone in Italia non hanno ancora connesioni internet veloci, piuttosto che molte fasce della popolazione -specialmente chi non a che fare abitualmente con questa tecnologia (anziani in primis)- vive e vivrà sempre più problematiche di analfabetismo di ritorno.<br
/> Ma il problema della libertà di internet, della sua scarsità in quanto bene limitato, della sovrabbondanza di informazioni purtroppo in gran maggioranza pressochè inutili è anche un problema di merito, di legalità, di civiltà, di salute pubblica.<br
/> Perchè se la pedofilia online è una piaga conclamata, quasi nessuno conosce le patologie inerenti un uso smodato di internet: la pornodipendenza ad esempio. E siamo sicuri che quello degli hikikomori giapponesi non sia un semplice stile di vita, ma qualcosa di molto vicino ad una forma di dipendenza?<br
/> Non voglio poi volutamente analizzare le problematiche inerenti il copyright e la libera fruizione delle opere di ingegno in rete.<br
/> Credo in definitiva che le categorie della libertà di internet siano molteplici e che il discorso non possa limitarsi alla censura.<br
/> Sarebbe invece opportuno che le potenzialità &#8220;social&#8221; della rete, il suo nascere dal basso, esprimessero da subito la necessità di &#8220;non sprecare&#8221; internet, iniziando in questo modo a preservarlo. Perchè se è un bene è scarso, soltanto una economia di comunione, fondata su una condivisione equilibrata e responsabile può garantirne la sopravvivenza, la libertà e il giusto controllo. Bisogna rendersene conto quanto prima, prima che internet sia vittima di se stesso e finisca fagocitato dall&#8217;interesse più o meno esplicito di qualche gruppo pressione. Regolarsi da sè prima di essere regolati da altri, anzi regolarsi insieme agli altri, per il bene di tutti, soprattutto di chi verrà in futuro.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Toki</title><link>http://www.ninjamarketing.it/2009/10/02/can-i-love-internet/comment-page-2/#comment-19514</link> <dc:creator>Toki</dc:creator> <pubDate>Sun, 11 Oct 2009 16:06:00 +0000</pubDate> <guid
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Internet è per l&#039;uomo post-moderno, quello che secondo Hegel rappresentavano le gazzette (i giornali) per l&#039;uomo moderno: una preghiera.Un elemento irrinunciabile di progresso in grado di determinare sperequazioni sociali. Per questo è importante indagare il rapporto tra internet e libertà.
Ma più che promuovere una riflessione incentrata sui termini di censura o di propaganda (politica, commerciale, etc. non mi interessa) vorrei che si ripensasse questo rapporto a partire da un nuovo termine di indagine: lo spreco.
Occorre cioè ripensare internet secondo una logica nuova in grado di definirla come una risorsa immediatamente disponibile ma non illimitatamente disponibile. Una logica ecologica che ripensi internet come un bene scarso e per questo indefinibilmente prezioso.
Non so se il termine di &quot;consumo consapevole&quot; possa essere il più opportuno, ma forse è quello che più di ogni altro può aiutarci a definire i canoni di un &quot;uso responsabile&quot;. Scarsità, consumo consapevole, uso responsabile sono locuzioni che sottintendono tutte una necessità, una regolamentazione certa e soprattutto attuale. Non si può regolamentare un media nuovo attraverso strumenti regolatori o esperienze mediatiche vecchie.
Questa necessità di stabilire regole esiste, permarrà e sarà sempre più pressante dal momento in cui si cercherà di porre in essere regole insufficienti nell&#039;interpretazione della realtà.
Perchè bisogna che internet riesca a salvare se stessa, dalla sovrabbondanza di informazioni che la abitano e la alimentano. Un uso bulimico della rete non fa il bene della rete.
Troppe informazioni, piuttosto che un&#039;indiscriminata trasformazione del consumatore in autore, rappresentano un rischio effettivo e quanto mai vicino. Quello di un cortocircuito mediale in grado di far perdere il valore semantico delle informazioni, come se di colpo divenissero insapori, e tutti ci consegnassimo al rumore senza essere in grado di ricoscere un suono, la bellezza di una melodia.
Forse la &quot;selezione delle informazioni&quot; è un processo di censura, ma che senso può avere un&#039;illusione di libertà dove tutti fanno ciò che ritengono più opportuno senza preoccuparsi del bene degli altri (non dico dell&#039;utilità per gli altri, quanto del fatto che gli altri possano capire cosa si vuole effettivamente trasmettere)? Il problema sulla libertà di internet ed in internet non si risolve di certo in questo poche righe. Sono tante le problematiche.
Come poter dimenticare la libertà di accesso, il digital divide geografico ed anagrafico. Molte zone in Italia non hanno ancora connesioni internet veloci, piuttosto che molte fasce della popolazione -specialmente chi non a che fare abitualmente con questa tecnologia (anziani in primis)- vive e vivrà sempre più problematiche di analfabetismo di ritorno.
Ma il problema della libertà di internet, della sua scarsità in quanto bene limitato, della sovrabbondanza di informazioni purtroppo in gran maggioranza pressochè inutili è anche un problema di merito, di legalità, di civiltà, di salute pubblica.
Perchè se la pedofilia online è una piaga conclamata, quasi nessuno conosce le patologie inerenti un uso smodato di internet: la pornodipendenza ad esempio. E siamo sicuri che quello degli hikikomori giapponesi non sia un semplice stile di vita, ma qualcosa di molto vicino ad una forma di dipendenza?
Non voglio poi volutamente analizzare le problematiche inerenti il copyright e la libera fruizione delle opere di ingegno in rete.
Credo in definitiva che le categorie della libertà di internet siano molteplici e che il discorso non possa limitarsi alla censura.
Sarebbe invece opportuno che le potenzialità &quot;social&quot; della rete, il suo nascere dal basso, esprimessero da subito la necessità di &quot;non sprecare&quot; internet, iniziando in questo modo a preservarlo. Perchè se è un bene è scarso, soltanto una economia di comunione, fondata su una condivisione equilibrata e responsabile può garantirne la sopravvivenza, la libertà e il giusto controllo. Bisogna rendersene conto quanto prima, prima che internet sia vittima di se stesso e finisca fagocitato dall&#039;interesse più o meno esplicito di qualche gruppo pressione. Regolarsi da sè prima di essere regolati da altri, anzi regolarsi insieme agli altri, per il bene di tutti, soprattutto di chi verrà in futuro.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Internet e libertà. Credo che prima di indagare questo rapporto occorra definire cosa sia in realtà internet e cosa rappresenti. Ho pensato un pò. Secondo me internet è una protesi mediatica, ovvero uno strumento utile a vivere meglio, ad organizzare al meglio la nostra vita fuori dalla rete. Questa considerazione rappresenta il confine tra il buono ed il cattivo uso di internet, uno strumento imprenscindibile per l&#8217;uomo post-moderno.<br
/> Internet è per l&#8217;uomo post-moderno, quello che secondo Hegel rappresentavano le gazzette (i giornali) per l&#8217;uomo moderno: una preghiera.Un elemento irrinunciabile di progresso in grado di determinare sperequazioni sociali. Per questo è importante indagare il rapporto tra internet e libertà.<br
/> Ma più che promuovere una riflessione incentrata sui termini di censura o di propaganda (politica, commerciale, etc. non mi interessa) vorrei che si ripensasse questo rapporto a partire da un nuovo termine di indagine: lo spreco.<br
/> Occorre cioè ripensare internet secondo una logica nuova in grado di definirla come una risorsa immediatamente disponibile ma non illimitatamente disponibile. Una logica ecologica che ripensi internet come un bene scarso e per questo indefinibilmente prezioso.<br
/> Non so se il termine di &#8220;consumo consapevole&#8221; possa essere il più opportuno, ma forse è quello che più di ogni altro può aiutarci a definire i canoni di un &#8220;uso responsabile&#8221;. Scarsità, consumo consapevole, uso responsabile sono locuzioni che sottintendono tutte una necessità, una regolamentazione certa e soprattutto attuale. Non si può regolamentare un media nuovo attraverso strumenti regolatori o esperienze mediatiche vecchie.<br
/> Questa necessità di stabilire regole esiste, permarrà e sarà sempre più pressante dal momento in cui si cercherà di porre in essere regole insufficienti nell&#8217;interpretazione della realtà.<br
/> Perchè bisogna che internet riesca a salvare se stessa, dalla sovrabbondanza di informazioni che la abitano e la alimentano. Un uso bulimico della rete non fa il bene della rete.<br
/> Troppe informazioni, piuttosto che un&#8217;indiscriminata trasformazione del consumatore in autore, rappresentano un rischio effettivo e quanto mai vicino. Quello di un cortocircuito mediale in grado di far perdere il valore semantico delle informazioni, come se di colpo divenissero insapori, e tutti ci consegnassimo al rumore senza essere in grado di ricoscere un suono, la bellezza di una melodia.<br
/> Forse la &#8220;selezione delle informazioni&#8221; è un processo di censura, ma che senso può avere un&#8217;illusione di libertà dove tutti fanno ciò che ritengono più opportuno senza preoccuparsi del bene degli altri (non dico dell&#8217;utilità per gli altri, quanto del fatto che gli altri possano capire cosa si vuole effettivamente trasmettere)? Il problema sulla libertà di internet ed in internet non si risolve di certo in questo poche righe. Sono tante le problematiche.<br
/> Come poter dimenticare la libertà di accesso, il digital divide geografico ed anagrafico. Molte zone in Italia non hanno ancora connesioni internet veloci, piuttosto che molte fasce della popolazione -specialmente chi non a che fare abitualmente con questa tecnologia (anziani in primis)- vive e vivrà sempre più problematiche di analfabetismo di ritorno.<br
/> Ma il problema della libertà di internet, della sua scarsità in quanto bene limitato, della sovrabbondanza di informazioni purtroppo in gran maggioranza pressochè inutili è anche un problema di merito, di legalità, di civiltà, di salute pubblica.<br
/> Perchè se la pedofilia online è una piaga conclamata, quasi nessuno conosce le patologie inerenti un uso smodato di internet: la pornodipendenza ad esempio. E siamo sicuri che quello degli hikikomori giapponesi non sia un semplice stile di vita, ma qualcosa di molto vicino ad una forma di dipendenza?<br
/> Non voglio poi volutamente analizzare le problematiche inerenti il copyright e la libera fruizione delle opere di ingegno in rete.<br
/> Credo in definitiva che le categorie della libertà di internet siano molteplici e che il discorso non possa limitarsi alla censura.<br
/> Sarebbe invece opportuno che le potenzialità &#8220;social&#8221; della rete, il suo nascere dal basso, esprimessero da subito la necessità di &#8220;non sprecare&#8221; internet, iniziando in questo modo a preservarlo. Perchè se è un bene è scarso, soltanto una economia di comunione, fondata su una condivisione equilibrata e responsabile può garantirne la sopravvivenza, la libertà e il giusto controllo. Bisogna rendersene conto quanto prima, prima che internet sia vittima di se stesso e finisca fagocitato dall&#8217;interesse più o meno esplicito di qualche gruppo pressione. Regolarsi da sè prima di essere regolati da altri, anzi regolarsi insieme agli altri, per il bene di tutti, soprattutto di chi verrà in futuro.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Annina Percic</title><link>http://www.ninjamarketing.it/2009/10/02/can-i-love-internet/comment-page-2/#comment-10358</link> <dc:creator>Annina Percic</dc:creator> <pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:32:25 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.ninjamarketing.it/?p=18416#comment-10358</guid> <description>Libertà... Parola grossa di questi tempi. Ma è indubbio che il Web nasce con questo spirito. Io sono d&#039;accordo con la libertà di espressione digitalizzata. E anche sull&#039;equiparazione del mezzo (la Rete) come fonte di informazione a tutti gli effetti. Sta a (noi) giornalisti verificarne la veridicità. Che però l&#039;ingordigia di informazioni (non dico notizie consapevolmente) in tempo reale non costringa gli utenti a non poterne più. La tivvù già ci ha rovinato la vita, evitiamo un altro collasso. SURFER LAP</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Libertà&#8230; Parola grossa di questi tempi. Ma è indubbio che il Web nasce con questo spirito. Io sono d&#8217;accordo con la libertà di espressione digitalizzata. E anche sull&#8217;equiparazione del mezzo (la Rete) come fonte di informazione a tutti gli effetti. Sta a (noi) giornalisti verificarne la veridicità. Che però l&#8217;ingordigia di informazioni (non dico notizie consapevolmente) in tempo reale non costringa gli utenti a non poterne più. La tivvù già ci ha rovinato la vita, evitiamo un altro collasso. SURFER LAP</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Annina Percic</title><link>http://www.ninjamarketing.it/2009/10/02/can-i-love-internet/comment-page-2/#comment-19513</link> <dc:creator>Annina Percic</dc:creator> <pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:32:00 +0000</pubDate> <guid
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