Capita a volte di pensare alla morte. Capita anche a voi, non dite di no. Probabilmente nessuno di voi si sarà mai chiesto cosa ne faranno della vostra pagina di Facebook dopo la vostra morte. In realtà non me lo sarei chiesto nemmeno io, se non fosse che ho tra gli amici di Facebook una persona, che è venuta a mancare. Si chiamava Chris. Era un trentenne statunitense, che viveva a Barcellona, scomparso improvvisamente la scorsa primavera. Ho appreso la notizia leggendo gli status di alcuni amici in comune. La cosa mi pareva surreale. All’inizio pensavo addirittura si trattasse di uno scherzo. Invece era tutto vero: Chris non c’era più.
Era morto di overdose. Era stato un incidente. Non si era suicidato. Era proprio felice quel giorno! Almeno questa è la storia che ai suoi amici piace raccontare in giro.
In una città come Barcellona, Facebook rappresenta una risorsa assolutamente essenziale per chiunque decida di trasferirvisi per un periodo più o meno lungo. La città è grande e può risultare dispersiva per coloro che arrivano da una realtà minore o soltanto differente. Facebook permette di mettere in contatto persone, che si conoscono poco o affatto, facilitando enormemente il processo di socializzazione.
Gli abitanti di Barcellona, soprattutto gli stranieri, sono tutti rigorosamente Facebook-addicted. Di conseguenza, il social network si rivelò il veicolo ideale per sostenere la causa Riportiamo Chris alla sua famiglia. Chris, infatti, doveva essere seppellito negli Stati Uniti, per cui si rese necessario spedire il suo cadavere da Barcellona alla sua città natale. Fu creato un sito web, un gruppo su Facebook e un evento su Facebook per la raccolta fondi. Fu l’evento mondano di quel mese, seguito da un altro, una calçotada* inappropriatamente chic al Sotavento, cui parte dei ricavi sarebbe stata destinata alla causa.
Il profilo di Facebook di Chris fu presto inondato di decine di messaggi di persone, che esprimevano le condoglianze alla famiglia o che si rivolgevano direttamente a lui, ricordando momenti trascorsi insieme, gesti che Chris aveva fatto per loro o anche semplicemente dicendo che mancava loro. Divenne insomma un luogo virtuale, in cui era possibile onorare il defunto in maniera informale, spontanea ed immediata.
Ecco come sarà la morte un giorno. Ecco com’è già la morte oggi.
In questo caso, Facebook non è stato avvertito – o comunque sia non si è reso conto – della morte dell’utente. Qualora ciò accadesse, secondo la normativa di Facebook, il suo profilo verrà memorialized. La pagina dell’utente diviene cioè un link commemorativo, attraverso l’eliminazione di alcune informazioni sensibili
come foto e status e la reimpostazione della privacy affinché soltanto gli amici confermati possano vedere e cercare il profilo modificato. La bacheca resta cosicché gli amici e la famiglia possano lasciare dei post in memoria del defunto.
Per avviare il processo di memorializing, bisogna compilare un modulo, inserendo i dati del defunto (nome e cognome, data di nascita, indirizzo email con cui è avvenuta la registrazione dell’account, i network a cui apparteneva e il tipo di relazione che il richiedente ha con il deceduto).
Il profilo, quindi, resta. Nell’ultimo anno però Facebook ha aggiunto un’importante opzione. Infatti, mentre in passato indipendentemente da qualunque richiesta da parte dei familiari, Facebook insistesse nel mantenere il profilo, oggi è possibile chiederne la cancellazione. Nel 2008 ha fatto scalpore il caso di William Bemister, giornalista inglese scomparso quell’anno. Il problema nacque perché la sorella Stephanie non era un’amica confermata e, di conseguenza, non poteva vedere il profilo. Ne chiese allora la cancellazione ma il social network la negò. L’episodio fu denunciato da consumerist.com, in un articolo di Ben Popken, in cui si affermava che Facebook sapesse meglio della sorella del giornalista cosa fare della sua pagina di Facebook.
In seguito alla pubblicazione dell’articolo, il profilo fu eliminato del tutto. Facebook affermò che da quel momento in poi non avrebbe dato le informazioni del login per l’account del defunto, ma che avrebbe rimosso il profilo su richiesta dei familiari.
Questo caso genera una serie di domande, cui si fa fatica a rispondere. Se William Bemister non fosse stato un famoso giornalista e sua sorella non si fosse rivolta ad un prestigioso sito sulla salvaguardia dei diritti dei consumatori, cosa sarebbe successo?
Perché per Facebook è così importante mantenere la pagina attiva? Forse per le pubblicità, che continuano a passare alla destra? Se si tratta di un profilo commemorativo, quelle pubblicità non risultano inopportune?
Inoltre, se il modulo può essere compilato da chiunque conosca pochi dati del defunto, allora chiunque potrebbe chiedere la cancellazione anche di un utente ancora in vita?
Una volta che il profilo viene memorialized è giusto impedire a chiunque, familiari compresi, di diventare amici di Facebook del defunto per poter leggere i messaggi, che gli vengono lasciati dalle persone che l’hanno voluto bene?
Tutte domande, che vale la pena porsi dinanzi ad un fenomeno quale Facebook, che è diventato ormai parte integrante della nostra esistenza.
* una braciata di calçots, una sorta di cipollotti, tipica della regione catalana.
Interessantissimo…
Il senso di immortalità per chi resta, e la banalizzazione della morte per chi va. Non so se è meglio essere seppelliti in una fossa comune, o diventare la scusa per qualche party organizzato su FB… Sicuramente la fossa comune, del resto anche Mozart ci è finito con splendore.
In FB non c’è quasi niente di umano, tantomeno c’è anima, forse, in un certo senso, si è già morti…
Qualcuno ci aveva già pensato. Vedere per credere: http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=56175544275&ref=ts
complimenti aliki, bellissimo e interessante articolo e sconcertanti gli interrogativi che poni…
@ emanuela: parlare delle fosse comuni con questo tono, ignorando che oggi sia diventato soprattutto un messo utilizzato per occultare genocidi e crimini di guerra non ti sembra un tantino pesante?
La morte al tempo di Facebook…
Riflessioni su utenti deceduti iscritti a Facebook e come attivare il memorializing….
@Neko
Potere delle parole troppo usate… La fossa comune in origine è semplicemente una buca destinata a più cadaveri.
In passato veniva largamente usata per seppellire i cadaveri dei poveri che non potevano permettersi di meglio.
Ho usato apposta l’esempio di Mozart che non è morto in guerra, ma da povero, senza falsi amici che gli organizzavano il funerale per divertirsi, o per noia, o per velleità
Ho paura che questo possa essere il preludio ad un dibattito sul “testamento tecnologico”.
Io lo dico ora voglio che tutte le mie cazzate pubblicate in rete siano donate alla ricerca. Quale ricerca poi non si sa
inquietante. questione da affrontare seriamente… è anche questo un passaggio all’era digitale
“testamento tecnologico” pandem sei un genio!
@ emanuela
lo so per cosa venivano usate in origine le fosse comuni… infatti io ho detto che fare questo paragone mi sembra pesante perchè oggi quest’espressione ha un altro significato…
potere delle parole troppo usate, ma anche delle parole che cambiano significato adattandosi alla storia…
si pandem, sei un genio!
@ Neko: grazie mille.
@ Emanuela: a me ciò che stupisce principalmente è che nel dipartimento marketing di fb non ci sia stato nessuno che abbia avuto il buonsenso (perché il marketing è essenzialmente buonsenso) di capire che forse non era il caso di mettere i bastoni tra le ruote ai parenti di un defunto.
Per il resto vige la regola della mano che lava l’altra, dell’io dò una cosa a te e tu me ne dai una in cambio.
Gli eventi organizzati, “sponsorizzati” dalla causa di Chris hanno comunque permesso di mandare la salma negli Stati Uniti.
Facebook ci offre un servizio, che ritengo utilissimo (io sono una fan accanita di fb,che si sappia) e al tempo stesso vuole qualcosa in cambio e ci sta. Bisogna solo trovare il modo perché non ci siano abusi di potere e che alla fine si sia tutti contenti. E “fine” mi sembra la parola chiave in questo caso.
@ Pandem: vero, bella quella del “testamento tecnologico”
@ Pandem: grazie dello spunto…
Vi immaginate una discussione in Parlamento sul “testamento tecnologico”?
[...] il titolo del post a un altro post che mi è capitato di leggere pochi istanti fà: La morte al tempo di Facebook su Marketing Non Convenzionale – Ninja [...]
Complimenti davvero Aliki per quest’articolo ed auguri essendo il primo!! hai cominciato davvero benissimo! hai affrontato con grande stile e completezza un argomento che, si spera, non riguardi mai nessuno di noi.. e condivido le tue perplessità sulla continuazione dell’accout da parte di Fb per motivi palesemente veniali.. un acconut a memoria ha decine di volte gli accessi di un’ account normale.. è un modo per sentire quella persona ancora vicina..una trasposizione degli album fotografici sfogliati o delle chiacchere alla memoria durante i funerali..
l’immortalità attraverso facebook… figo no…? però era una questione che mi ero posta…
@shinobi wakizashi: un argomento che si spera non riguardi mai nessuno di noi?… prima o poi capiterà a tutti… purtroppo e a volte per fortuna…
[...] Testamento tecnologico By rmozzillo http://www.ninjamarketing.it/2009/10/01/la-morte-al-tempo-di-facebook/ [...]
[...] nostro articolo di qualche giorno fa sulla Morte ai tempi di Facebook e i quesiti sconcertanti che questo poneva hanno dato luogo a molti spunti di riflessione, tra cui [...]
infatti proprio a barcelona si sta gia’ lavorando da piu di un anno a un social network per morti con auto aggiornamento , l’uscita e’ prevista per il prossimo mese , massimo due .
per eventuali informazioni infobcn@zinkproject.com
Ho letto con interesse, alcune considerazioni forse banali:
L’uomo non ha mai avuto un’approccio “naturale” ed immediato alla morte, da quando l’ha incontrata come fenomeno (cioè da sempre) ha dovuto investirla di un significato ulteriore, semantizzarla. Le forme che questo processo di simbolizzazione ha assunto nella storia dell’umanità sono varie e sempre coerenti ad una weltschaung complessiva. In altre parole il modo in cui pensiamo e viviamo la morte ci racconta come pensiamo e viviamo tutto il resto. Il fenomeno dei defunti su Facebook di per se’ non pone grossi problemi teorici ne’ alla storia della morte ne’ alla scienza (o alla filosofia) della comunicazione: impieghiamo troppo tempo nella consapevole costruzione di un “doppio”, di un’immagine di noi stessi investita del compito di rappresentarci nella sfera sociale, per poi scandalizzarci quando questo replicante ci sopravvive. Piuttosto mi sembra che il paradosso del “mediale” che resiste quando il suo contenuto biologico (perchè la pagina di facebook è una persona che -si- comunica come esistenza, oltre a comunicare la propria esistenza) scompare riveli che ogni contenuto intellettuale, informazione, opinione ecc. che immettiamo su piattaforme del genere sia un contenuto privo di vita, e quindi lapide di se’ stesso, commemorazione. Scusate la lungaggine e la poca chiarezza, sono anche le 6 del mattino.
Peppe
E’ nato anche un social network di annuni fenebri:
Cosa ne faranno della mia pagina di facebook dopo la morte? Fino alla lettura di questo articolo non ci avevo mai pensato … Trovo l’argomento molto interessante. Secondo me spetta ai familiari la gestione del profilo del loro caro e facebook deve permetterla. Il processo di memorializing non va bene per la nostra cultura! Non è giusto che con pochi dati si possa cancellare un profilo!!! Ci vogliono dati seri tipo il certificato di morte e forse qualcos’altro …
Anch’io ho visto funeras il nuovo social network dei defunti. Secondo me, proprio in questo contesto è utilissimo. Il familiare potrebbe gestire il profilo del suo defunto in un portale dedicato e pertinente all’argomento! Gli amici di facebook che si collegano al profilo in facebook dovrebbero vedere un nuovo link con la pagina non più disponibile e il rinvio a funeras dove possono scrivere messaggi di condoglianze alla famiglia. In questo modo si entra in una sfera più delicata e degna di più rispetto … Questo è il mio modesto punto di vista.
Per il “testamento tecnologico” (espressione troppo bella), ecco l’apposito modulo: http://punto-informatico.it/2736850/PI/News/facebook-vedo-profili-morti.aspx
[...] Come abbiamo già fatto notare in passato pare che anche i social network debbano prima o poi confrontarsi con la morte, reale o virtuale che sia… Se ti è piaciuto il post, ci fa piacere se lo condividi… Life is for Sharing! FriendFeed Facebook Tumblr Tweet Me! del.icio.us Pubblicato il 13 novembre 2009 – Articolo scritto da Kemestry per Ninja Links Tags: facebook, morte virtuale, seppukoo, Social Media Marketing, suicidio digitale Stampa permalink Commenti (0) [...]
una volta, da bambino io sono morto, però non avevo ancora fb, quindi non mi son posto il problema.
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