I creativi in pubblicità non servono più a nulla! – Intervista a Mirko Pallera sull’Espresso

Non interrompete le emozioni - Intervista a Mirko Pallera«Diciamola tutta: nella pubblicità i creativi non servono a niente. La creatività è in mano a tutti e un’intuizione può venire a chiunque». Mirko Pallera ha le idee chiare: la pubblicità del futuro si basa sulle persone e sulle relazioni e solo i media in grado di garantire questo potranno ospitare campagne davvero efficaci .

Pallera, insieme ad Alex Giordano, è uno dei fondatori di Ninja Lab, un laboratorio specializzato in campagne non convenzionali che tra i suoi clienti ha Tim, Mulino Bianco, Artsana e Heineken.

Pallera, a sentirla parlare sembra che la pubblicità in tv stia per scomparire.

«Nella nostra società la tv sta perdendo la sua centralità. A differenza della Rete, non garantisce un rapporto paritario fra le parti in causa e il Consumatore non può dialogare o criticare un’azienda. Prenda quello che è successo con una recente pubblicità tv della Lactacyd dove si dice che 42 donne su 100 sono favorevoli alle ronde per la loro sicurezza: un dato, si è scoperto, privo di ogni scientificità. Ma attraverso la tv questo non si può discutere. In Rete è invece montata una polemica».

Ma la pubblicità non è sinonimo di persuasione, anche ad ogni costo?

«Lo era. Con Internet la pubblicità e il marketing si basano di più sulle relazioni. Per questo fino a qualche tempo fa anche su Internet si pensava soprattutto a video virali, oggi il passaparola si appoggia alle applicazioni di Facebook e dell’iPhone».

Insomma, la pubblicità del futuro è solo su Internet?

«No. Anche fuori. Però le aziende devono ricordarsi di mettere al centro del loro messaggio le emozioni e le persone e non solo il loro prodotto».

Articolo di  Federico Ferrazza

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  • http://www.andreasworkshop.net Andrea

    Beh, sono significative le campagne Nike che si incontrano fuori dall’Italia. Parlano appunto del sentimento e delle sensazioni più che non del prodotto in sé.
    Stasera nel centro di Melbourne ho letto: Feel the running, not your running shoes.

    Insomma, noi ti diamo le scarpe, gli shorts e la maglietta per correre ma tu corri e goditi la corsa, non quello che indossi.

    Qui l’espresso o lo prendi al tavolino o lo fai take away nel bicchiere di cartoncino. O provi “l’esperienza” dell’espresso oppure te lo bevi fuori sul tram o camminando.

    Quando a qualcuno racconto come beviamo noi l’espresso al banco del bar restano esterrefatti.

    Passa tutto attraverso le sensazioni. Una giornata può essere storta adesso e tra mezz’ora non esserlo più perché il tavolino del bar era pulito, la cameriera gentile, il caffè buono, nessuno faceva casino attorno ed hai letto un articolo su “The Australian”… forse se in televisione potessero passare gli odori allora potrebbe ancora sopravvivere il mercato della pubblicità in tv ma ormai anche quello sta morendo. E vi dirò di più: io su Firefox ho installato adblock per non vedere la pubblicità ed internet me lo godo in tutto e per tutto.

  • http://www.andreasworkshop.net Andrea

    Beh, sono significative le campagne Nike che si incontrano fuori dall’Italia. Parlano appunto del sentimento e delle sensazioni più che non del prodotto in sé.
    Stasera nel centro di Melbourne ho letto: Feel the running, not your running shoes.

    Insomma, noi ti diamo le scarpe, gli shorts e la maglietta per correre ma tu corri e goditi la corsa, non quello che indossi.

    Qui l’espresso o lo prendi al tavolino o lo fai take away nel bicchiere di cartoncino. O provi “l’esperienza” dell’espresso oppure te lo bevi fuori sul tram o camminando.

    Quando a qualcuno racconto come beviamo noi l’espresso al banco del bar restano esterrefatti.

    Passa tutto attraverso le sensazioni. Una giornata può essere storta adesso e tra mezz’ora non esserlo più perché il tavolino del bar era pulito, la cameriera gentile, il caffè buono, nessuno faceva casino attorno ed hai letto un articolo su “The Australian”… forse se in televisione potessero passare gli odori allora potrebbe ancora sopravvivere il mercato della pubblicità in tv ma ormai anche quello sta morendo. E vi dirò di più: io su Firefox ho installato adblock per non vedere la pubblicità ed internet me lo godo in tutto e per tutto.

  • http://www.pirad.org/ Canseco

    Mah…
    scusate se esprimo un po’ di perplessità ma questa intervista non l’ho digerita. O forse, non l’ho capita…

    “I creativi in pubblicità non servono più a nulla!”
    E’ giustissimo affermare che la creatività sia nelle mani di tutti ma, di certo, la soluzione di un brief deve essere affidata a persone competenti (art&copy).

    “Nella nostra società la tv sta perdendo la sua centralità”.
    Ma dove??? In Italia?! Purtroppo la tv è ancora la regina indiscussa tra i media con oltre il 90% di fruitori. Internet è sì una rivoluzione per il modo di comunicare one-to-one ma, in Italia, attecchisce solo tra i più giovani (età 14-25). Il presente parla di integrazione mediale e NON ANCORA di obsolescenza degli old media.

    Per il resto, sono pienamente d’accordo circa la natura sociale del web e del fatto che le imprese debbano gestire le relazioni pubbliche 2.0; non solo perché fa figo essere sui social network ma anche per soddisfare questo beneamato consumatore!

    Buon vento ;)

    Canseco

  • http://www.pirad.org/ Canseco

    Mah…
    scusate se esprimo un po’ di perplessità ma questa intervista non l’ho digerita. O forse, non l’ho capita…

    “I creativi in pubblicità non servono più a nulla!”
    E’ giustissimo affermare che la creatività sia nelle mani di tutti ma, di certo, la soluzione di un brief deve essere affidata a persone competenti (art&copy).

    “Nella nostra società la tv sta perdendo la sua centralità”.
    Ma dove??? In Italia?! Purtroppo la tv è ancora la regina indiscussa tra i media con oltre il 90% di fruitori. Internet è sì una rivoluzione per il modo di comunicare one-to-one ma, in Italia, attecchisce solo tra i più giovani (età 14-25). Il presente parla di integrazione mediale e NON ANCORA di obsolescenza degli old media.

    Per il resto, sono pienamente d’accordo circa la natura sociale del web e del fatto che le imprese debbano gestire le relazioni pubbliche 2.0; non solo perché fa figo essere sui social network ma anche per soddisfare questo beneamato consumatore!

    Buon vento ;)

    Canseco

  • Manù

    Completamente in accordo con le tue perplessità…intervista strana…scontata direi…analisi troppo semplicistica del panorama mediatico.

    Buon we!

    Manù

  • Manù

    Completamente in accordo con le tue perplessità…intervista strana…scontata direi…analisi troppo semplicistica del panorama mediatico.

    Buon we!

    Manù

  • nauto kun

    se la pubblicità del futuro è 2.0, cioè fatta dal pubblico, a cosa servirà il pubblicitario?
    …ad invogliare la gente a partecipare a quel “progetto partecipativo” (non so come chiamarlo) piuttosto che a quelli della concorrenza. Insomma si dovrà pur comunicare alla gente di inviare il proprio materiale. Lì sì con brief ecc ecc.

  • nauto kun

    se la pubblicità del futuro è 2.0, cioè fatta dal pubblico, a cosa servirà il pubblicitario?
    …ad invogliare la gente a partecipare a quel “progetto partecipativo” (non so come chiamarlo) piuttosto che a quelli della concorrenza. Insomma si dovrà pur comunicare alla gente di inviare il proprio materiale. Lì sì con brief ecc ecc.

  • http://www.pirad.org/ Canseco

    Esattamente. Ma…
    Un conto è parlare di UGA (User Generated Advertising) e un conto è dire che “i creativi in pubblicità non servono più a nulla” perché “la pubblicità del futuro è 2.0″.

    L’Alfa con “Mito” ha cercato ed ottenuto l’interazione con il consumatore tramite Internet ma il successo della campagna è da ascriversi ai pubblicitari della STV, che hanno avuto l’idea.

    In definitiva
    Credo che il fenomeno web 2.0 sia rivoluzionario per la comunicazione ma, al contempo, credo sia fortemente mitizzato. Poi oh, sono punti di vista…

    Buon vento ;)

    Canseco

  • http://www.pirad.org/ Canseco

    Esattamente. Ma…
    Un conto è parlare di UGA (User Generated Advertising) e un conto è dire che “i creativi in pubblicità non servono più a nulla” perché “la pubblicità del futuro è 2.0″.

    L’Alfa con “Mito” ha cercato ed ottenuto l’interazione con il consumatore tramite Internet ma il successo della campagna è da ascriversi ai pubblicitari della STV, che hanno avuto l’idea.

    In definitiva
    Credo che il fenomeno web 2.0 sia rivoluzionario per la comunicazione ma, al contempo, credo sia fortemente mitizzato. Poi oh, sono punti di vista…

    Buon vento ;)

    Canseco

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Carissimi, innanzitutto grazie per il vostro contributo al dibattito.

    Mi rendo conto che fa scattare sulla sedia, soprattutto chi lavora in agenzia, mal’affermazione non è scontata e non è una iperbole.

    In pubblicità il ruolo del creativo, vale a dire colui che è depositario dell’idea creativa sarà in futuro ridimensionato. Con questo non intendo dire che scompariranno copy e art, ma che il ruolo dell’agenzia sta cambiando. Ancora molte delle comunicazioni pubblicitarie risentono della formula “Hey, abbiamo trovato qualcosa di creativo per manipolarti!”. Il problema è che la società, che si esprime attraverso la rete da un lato non si fa più fregare, dall’altro crea cose molto più interessanti di quelle fatte dai “creativi di professione”. Il ruolo dell’agenzia sarà sempre più quello di sintonizzatore del brand sulle frequenze dell’evoluzione sociale, che avviene dal basso, dalle persone, non è più imposta da aziende e istituzioni. Per quanto riguarda la perdita di centralità della tv generalista, bhè questo è un trend incontrovertibile… In Italia come sempre tutto avviene più a rilento, ma è indubbio che stiamo passando alla centralità della “relazione”, che il mezzo televisivo non permette. che ne dite?

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Carissimi, innanzitutto grazie per il vostro contributo al dibattito.

    Mi rendo conto che fa scattare sulla sedia, soprattutto chi lavora in agenzia, mal’affermazione non è scontata e non è una iperbole.

    In pubblicità il ruolo del creativo, vale a dire colui che è depositario dell’idea creativa sarà in futuro ridimensionato. Con questo non intendo dire che scompariranno copy e art, ma che il ruolo dell’agenzia sta cambiando. Ancora molte delle comunicazioni pubblicitarie risentono della formula “Hey, abbiamo trovato qualcosa di creativo per manipolarti!”. Il problema è che la società, che si esprime attraverso la rete da un lato non si fa più fregare, dall’altro crea cose molto più interessanti di quelle fatte dai “creativi di professione”. Il ruolo dell’agenzia sarà sempre più quello di sintonizzatore del brand sulle frequenze dell’evoluzione sociale, che avviene dal basso, dalle persone, non è più imposta da aziende e istituzioni. Per quanto riguarda la perdita di centralità della tv generalista, bhè questo è un trend incontrovertibile… In Italia come sempre tutto avviene più a rilento, ma è indubbio che stiamo passando alla centralità della “relazione”, che il mezzo televisivo non permette. che ne dite?

  • Guerro

    Credo che oltre all’idea si fondamentale la realizzazione, un creativo serve a questo, l’idea può essere del cliente del creativo o di chiunque altro, ma quello che fa la differenza e come essa viene resa.

    Buone idee realizzate in modo pessimo, spesso non vengono capite non parlano col target e sono ignorate.

    Come creativo la mia responsabilità e tradurre il messaggio, scegliere il linguaggio più adatto renderlo gradevole e di impatto.

    Il mio parere e che questa intervista sia davvero pressapochista poichè vede l’agenzia solo dal punto di vista della pianificazione media e non come un tramite tra il brand e il proprio target.

  • Guerro

    Credo che oltre all’idea si fondamentale la realizzazione, un creativo serve a questo, l’idea può essere del cliente del creativo o di chiunque altro, ma quello che fa la differenza e come essa viene resa.

    Buone idee realizzate in modo pessimo, spesso non vengono capite non parlano col target e sono ignorate.

    Come creativo la mia responsabilità e tradurre il messaggio, scegliere il linguaggio più adatto renderlo gradevole e di impatto.

    Il mio parere e che questa intervista sia davvero pressapochista poichè vede l’agenzia solo dal punto di vista della pianificazione media e non come un tramite tra il brand e il proprio target.

  • bangingyoursisterwithdisgust

    suvvia, il punto dell’intervista è:

    “i creativi li paghi, e ti potrebbero anche costare qualcosa [ma siamo in italia, ed ormai con il mercato del lavoro e la legislazione fatta a pezzi non c'è nemmeno più bisogno. Vai di stage che tanto questi coglioncelli non servono ad un cazzo. Evvivalamiagenzia] una campagna sul web, che ti porta creatività, prodotti generati da terzi ecc NO”.

    Peccato che poi la cosa si scontri con iniziative fallaci ed imbarazzanti, che più che creare nuovi modi di far pubblicità si limitano a scimmiottare qualcosa già fatto da altri. Nel migliore dei casi, nel peggiore si diventa indifferenti o ci si sente molestati. Come le richieste amico da parte di gente sconosciuta su facebook, o le mail di spam prese con l’inganno, o le interviste da pipponi autoreferenziali.

    Perchè non si capisce che “relazione” non è soltanto “picolo idiota beccati il mio messaggio di spam nella home, nei messaggi personali, nei pm, sul wall e partecipa pure all’evento, al gruppo e dillo pure ai tuoi amici!”. Pensate davvero che le cose si “facciano da sole”? Benedetto il tastino mostra meno.

  • bangingyoursisterwithdisgust

    suvvia, il punto dell’intervista è:

    “i creativi li paghi, e ti potrebbero anche costare qualcosa [ma siamo in italia, ed ormai con il mercato del lavoro e la legislazione fatta a pezzi non c'è nemmeno più bisogno. Vai di stage che tanto questi coglioncelli non servono ad un cazzo. Evvivalamiagenzia] una campagna sul web, che ti porta creatività, prodotti generati da terzi ecc NO”.

    Peccato che poi la cosa si scontri con iniziative fallaci ed imbarazzanti, che più che creare nuovi modi di far pubblicità si limitano a scimmiottare qualcosa già fatto da altri. Nel migliore dei casi, nel peggiore si diventa indifferenti o ci si sente molestati. Come le richieste amico da parte di gente sconosciuta su facebook, o le mail di spam prese con l’inganno, o le interviste da pipponi autoreferenziali.

    Perchè non si capisce che “relazione” non è soltanto “picolo idiota beccati il mio messaggio di spam nella home, nei messaggi personali, nei pm, sul wall e partecipa pure all’evento, al gruppo e dillo pure ai tuoi amici!”. Pensate davvero che le cose si “facciano da sole”? Benedetto il tastino mostra meno.

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    mi limito a rispondere @Guerro perchè quest’ultimo (bangingyourext..) è chiaramente uno di quelli che pensa di essere figo perchè ha il ping pong in ufficio ;) .

    scherzi a parte, si vede che l’argomento ha portato a questi lidi gente che ci conosce poco.

    avete detto cose giuste, introdotto il concetto di ridistribuzione (su cui stiamo lavorando con varie università) e toccato il punto della qualità del prodotto creativo.

    Tranquilli!I buoni designer continueranno ad avere il loro ruolo nella società come custodi del bello e davvero non penso che realtà come zooppa e altre realtà di social advertising possano sostituirsi alle agenzie.

    Tuttavia, il ruolo delle agenzie cambierà. addirittura alcune stanno cacciando tutti i creativi e mantenenedo solo le figure strategiche.

    E’ finito almeno a mio parere il tempo dei direttori creativi padri e padroni delle grandi sigle.

    Il futuro è più complesso e olistico degli attuali organigrammi d’agenzia. Da noi ad esempio strategia e creatività fanno capo ad un unico dipartimento strategico-creativo. e da voi come si affronta il passaggio alla nuova era?

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    mi limito a rispondere @Guerro perchè quest’ultimo (bangingyourext..) è chiaramente uno di quelli che pensa di essere figo perchè ha il ping pong in ufficio ;) .

    scherzi a parte, si vede che l’argomento ha portato a questi lidi gente che ci conosce poco.

    avete detto cose giuste, introdotto il concetto di ridistribuzione (su cui stiamo lavorando con varie università) e toccato il punto della qualità del prodotto creativo.

    Tranquilli!I buoni designer continueranno ad avere il loro ruolo nella società come custodi del bello e davvero non penso che realtà come zooppa e altre realtà di social advertising possano sostituirsi alle agenzie.

    Tuttavia, il ruolo delle agenzie cambierà. addirittura alcune stanno cacciando tutti i creativi e mantenenedo solo le figure strategiche.

    E’ finito almeno a mio parere il tempo dei direttori creativi padri e padroni delle grandi sigle.

    Il futuro è più complesso e olistico degli attuali organigrammi d’agenzia. Da noi ad esempio strategia e creatività fanno capo ad un unico dipartimento strategico-creativo. e da voi come si affronta il passaggio alla nuova era?

  • ele

    …ma niente e nessuno potrà sostituire un buon copy ;-)
    Scherzo, ma mica poi tanto: perchè se è vero (ed è vero) che una buona idea può essere di chiunque, è anche vero che la padronanza della lingua (in tutti gli aspetti, sintattico, grammaticale, di efficacia comunicativa etc.)
    non lo è affatto. Anzi.
    Yes, I do admit that I’ve got my own axe to grind ;-P

  • ele

    …ma niente e nessuno potrà sostituire un buon copy ;-)
    Scherzo, ma mica poi tanto: perchè se è vero (ed è vero) che una buona idea può essere di chiunque, è anche vero che la padronanza della lingua (in tutti gli aspetti, sintattico, grammaticale, di efficacia comunicativa etc.)
    non lo è affatto. Anzi.
    Yes, I do admit that I’ve got my own axe to grind ;-P

  • pitu

    sono sulla stessa lunghezza d’onda degli altri ragazzi, mi sembra un’intervista rilasciata solo per fare effetto sul lettore, senza una vera ragion d’essere.
    Un’affermazione come la vostra è una banalizzazione di questo lavoro, non riconoscere la professionalità di chi ci lavora. Tutti possono avere delle idee valide, ma da qui a saperle realizzare ce ne passa. Va bene che l’agenzia muterà, ma mi sembra che il ruolo del creativo sia imprenscindibile.

    p.s. sono un account

  • pitu

    sono sulla stessa lunghezza d’onda degli altri ragazzi, mi sembra un’intervista rilasciata solo per fare effetto sul lettore, senza una vera ragion d’essere.
    Un’affermazione come la vostra è una banalizzazione di questo lavoro, non riconoscere la professionalità di chi ci lavora. Tutti possono avere delle idee valide, ma da qui a saperle realizzare ce ne passa. Va bene che l’agenzia muterà, ma mi sembra che il ruolo del creativo sia imprenscindibile.

    p.s. sono un account

  • Marco

    Ok, con questa pagina si è dimostrato che un titolo forte chiama attenzione. Bisogna vedere però davvero l’effetto che fa.. e in questo caso mostra solo che c’è chi si affanna a combattere la “guerra dei mezzi” che conterà solo vinti.

    scusate ma chi parla non vuole schierarsi nè dalla parte dell’ADV classico (dove a legger qui si farebbe scudo un Casiraghi, che ha osato ridimensionare il viral mktg) nè dalla parte di chi usa gli strumenti del web. Per il motivo semplicissimo che è una guarra che non sposta i clienti ma soprattutto che non riguarda i creativi.
    un creativo ha come materia prima le idee ma ha anche studiato e conosce il modo per portare le idee esattamente dove devono arrivare e nella forma più adatta all’obiettivo. questo, scusate, lo dico per rispetto della professionalità che significa solo avere studiato, imparato ed esercitato. poca roba a confronto di un titolo ad effetto e di un sapere venduto all’etto.

  • Marco

    Ok, con questa pagina si è dimostrato che un titolo forte chiama attenzione. Bisogna vedere però davvero l’effetto che fa.. e in questo caso mostra solo che c’è chi si affanna a combattere la “guerra dei mezzi” che conterà solo vinti.

    scusate ma chi parla non vuole schierarsi nè dalla parte dell’ADV classico (dove a legger qui si farebbe scudo un Casiraghi, che ha osato ridimensionare il viral mktg) nè dalla parte di chi usa gli strumenti del web. Per il motivo semplicissimo che è una guarra che non sposta i clienti ma soprattutto che non riguarda i creativi.
    un creativo ha come materia prima le idee ma ha anche studiato e conosce il modo per portare le idee esattamente dove devono arrivare e nella forma più adatta all’obiettivo. questo, scusate, lo dico per rispetto della professionalità che significa solo avere studiato, imparato ed esercitato. poca roba a confronto di un titolo ad effetto e di un sapere venduto all’etto.

  • puppet

    Ciao a tutti. A me pare che ci sia del vero nell’intervista, ma che sia, in fondo, un finto vero, o almeno un vero di scarsa durata (ahimé, il fatto è che ogni vero dura sino al vero seguente) e che, insomma, quando si dice che il pubblicitario non serve più a nulla, la cosa è vera nel senso che il pubblicitario del futuro non sarà il pubblicitario di oggi.
    La possibilità e il fascino indiscusso di affermazioni come queste, è permessa e supportata dal costo ridotto dell’attuale comunicazione in rete (costo che aumenterà… e tutto cambierà, e chi sa davvero come?).
    E diciamo pure che le conclusioni di Marco, il 21 settembre (‘titolo forte chiama attenzione’), dimenticano, tuttavia, che se dietro un titolo forte non giace una scomoda verità (la verità, a me, poi, mi scomoda sempre), il titolo non riesce neppure ad essere formulato. Su quest’ultima banalità ci farei un pensierino, perché tira in ballo il fondamento etico della comunicazione, della serie ‘dietro qualcosa c’è sempre qualcos’altro’).
    Il fatto è, infine, uno solo: il buon Mirrless ricorda che a nulla serve creare un gran bel prodotto, se non ne sai comunicare il valore. Ora, porcaccia, per parlare, anche tacendo, qui bisogna pagare.
    Niente paura, quindi, raga, nessuno ci toglierà il paradiso del nostro inferno quotidiano: soldi e frustrazione.
    Quanto alle emozioni in luogo delle cose… beh, è l’ultima spiaggia (prima delle prossime vacanze al mare, beninteso!): il prodotto come concentrato dell’essenza – perché qui vendiamo comunque prodotti, nevvero? – da cui ne consegue l’essenza come concentrato del prodotto – tu sei il prodotto, non te ne sei accorto? L’àncora dell’oggi.
    Scusate la presunzione e il bla-bla.
    Un carissimo saluto a tutti, coi migliri auguri.

  • puppet

    Ciao a tutti. A me pare che ci sia del vero nell’intervista, ma che sia, in fondo, un finto vero, o almeno un vero di scarsa durata (ahimé, il fatto è che ogni vero dura sino al vero seguente) e che, insomma, quando si dice che il pubblicitario non serve più a nulla, la cosa è vera nel senso che il pubblicitario del futuro non sarà il pubblicitario di oggi.
    La possibilità e il fascino indiscusso di affermazioni come queste, è permessa e supportata dal costo ridotto dell’attuale comunicazione in rete (costo che aumenterà… e tutto cambierà, e chi sa davvero come?).
    E diciamo pure che le conclusioni di Marco, il 21 settembre (‘titolo forte chiama attenzione’), dimenticano, tuttavia, che se dietro un titolo forte non giace una scomoda verità (la verità, a me, poi, mi scomoda sempre), il titolo non riesce neppure ad essere formulato. Su quest’ultima banalità ci farei un pensierino, perché tira in ballo il fondamento etico della comunicazione, della serie ‘dietro qualcosa c’è sempre qualcos’altro’).
    Il fatto è, infine, uno solo: il buon Mirrless ricorda che a nulla serve creare un gran bel prodotto, se non ne sai comunicare il valore. Ora, porcaccia, per parlare, anche tacendo, qui bisogna pagare.
    Niente paura, quindi, raga, nessuno ci toglierà il paradiso del nostro inferno quotidiano: soldi e frustrazione.
    Quanto alle emozioni in luogo delle cose… beh, è l’ultima spiaggia (prima delle prossime vacanze al mare, beninteso!): il prodotto come concentrato dell’essenza – perché qui vendiamo comunque prodotti, nevvero? – da cui ne consegue l’essenza come concentrato del prodotto – tu sei il prodotto, non te ne sei accorto? L’àncora dell’oggi.
    Scusate la presunzione e il bla-bla.
    Un carissimo saluto a tutti, coi migliri auguri.

  • blur76

    non mi piace chi gioca a fare il fenomeno, da qualunque parte si trovi.
    credo molto in quel che disse qualche tempo fa un certo Bertrand Russell: “il problema dell’ umanità è che gli stupidi sono strasicuri mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”e mi interrogo ogni giorno e mi confronto con questa affermazione per migliorarmi.

  • blur76

    non mi piace chi gioca a fare il fenomeno, da qualunque parte si trovi.
    credo molto in quel che disse qualche tempo fa un certo Bertrand Russell: “il problema dell’ umanità è che gli stupidi sono strasicuri mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”e mi interrogo ogni giorno e mi confronto con questa affermazione per migliorarmi.

  • blur76

    questo per dire che probabilmente la verità sta nel mezzo perchè nessuno di noi ha la sfera di cristallo per predire il futuro, ma di certo i cambiamenti sociali sono legati al “progresso” in tutte le sue forme.

  • blur76

    questo per dire che probabilmente la verità sta nel mezzo perchè nessuno di noi ha la sfera di cristallo per predire il futuro, ma di certo i cambiamenti sociali sono legati al “progresso” in tutte le sue forme.

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