Il web, la pubblicità e il rispetto per le donne

Alex Giordano

direttore Centro Studi Etnografia Digitale

Il web, la pubblicità e il rispetto per le donne

In tempi di par condicio (ce ne fottiamo della politica di sistema e quindi anche della par condicio) riceviamo e con piacere pubblichiamo una riflessione di Anna Paola Concia deputato del PD e promotrice del gruppo interparlamentare 2.0.

Al di là di tutto siamo fieri amici di Anna Paola, la prima che da tempi non sospetti ha iniziato ad utilizzare da parlamentare il blog in maniera seria, la prima che ha fatto outing senza nessun problema né strumentazione, la prima che ci ha fatto notare come azienda e pubblicitari impegnati per lo spot di un detergente femminile, Lactacyd, nella corsa a semplificare hanno distorto e pericolosmanete orientato la realtà:

Il web, la pubblicità e il rispetto per le donnePassa in Tv la pubblicità Lactacyd. Leggo e trasecolo:42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine.
Ronde cittadine? Prima volta che in pubblicità si parla di un tema così dibattuto, così caldo. Strano, proprio ora che in Parlamento si discute l’emendamento.
Trasecolo, dicevo. Perché in pubblicità le aziende si guardano bene dall’esporsi con posizioni nette su temi di attualità scottanti: il rischio sarebbe perdere i consumatori che la pensano diversamente. Trasecolo poi perché so che di solito in pubblicità se si citano dati o percentuali si ha l’obbligo di citarne la fonte, pena il ritiro dello spot per intervento dell’autodisciplina pubblicitaria. Qui invece, niente asterischi, scrittine a fondo schermo…niente. Bah. Incuriosita indago su internet e trasecolo ancora: scopro che la campagna a detta dell’agenzia Grey avrebbe lo scopo di far esprimere le donne, e a tale scopo per realizzarla le ha consultate attraverso un blog su Grazia. Le donne? Consultate? Con un sondaggio su un blog di Grazia? E che tipo di attendibilità può avere mi domando io, quando chiunque può registrarsi al blog con nomi diversi e partecipare al sondaggio più volte? Che campione di donne sarebbero “le lettrici di Grazia”, per meritarsi di rappresentare in prima serata, in pubblicità, l’opinione di tutte le donne? Poi indago ancora, e scopro che dal sondaggio risulterebbe che sì il 42% delle 539 donne che hanno votato si sentirebbero più sicure, ma che il 44% ha votato “nè più né meno sicura” e addirittura il 9% ha risposto “meno sicura”. Insomma, perché non scrivere allora nello spot: il 53% delle donne ritiene inutili o dannose le ronde? Forse perché l’aria che tira in Parlamento è diversa? O forse perché l’opinione delle donne interessa ma solo fino a un certo punto?
Si parla molto delle potenzialità della rete per avere le opinioni dei consumatori in tempo reale. Le aziende forse dovrebbero dotarsi, per interpretarle, di strumenti scientifici e attendibili: un quadro complesso e in mutamento come quello dell’opinione delle donne lo meriterebbe.”

Anna Paola Concia deputata PD – promotrice gruppo interparlamentare 2.0

Su Facebook sono gia partite le proteste 2.0 che recitano “Apprezzeremmo una vostra replica e troveremmo una scelta rispettosa il ritiro dello spot. Perché come recita il vostro sito, ci vuole “rispetto per ogni donna”.

Al di là delle singole opinioni e polemiche sullo stile, da professionisti e studiosi di marketing ci sembra necessario riflettere sul ruolo della comunicazione in tutto questo.

Se è vero che la chiave del successo delle marche si trova nella capacità di generare mondi possibili che abbiano un senso per gli individui, chiedersi quali scenari sponsorizzare, quali significati immettere nel sistema simbolico, quale mondo possibile sostenere, deve essere il problema principale del marketing manager.

La ricerca di un posizionamento, determinata solo da scelte strategiche di differenziazione e di presidio di segmenti di consumatori, si potrebbe rivelare cieca e fallimentare in una società di consumatori sempre più critici e consapevoli.

Oppure se è vero quello che dice il Clue Train Manifesto “posizionarsi sul mercato vuol dire prendere una posizione nella societa”, Lactacyd lo ha preso. È ora in grado di sostenerlo?

Abbiamo parlato tanto del passaggio dal monologo della marca, al dialogo con i consumatori, sarà sicuramente questo un ascolto interessante 😉