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Il web, la pubblicità e il rispetto per le donne

Il web, la pubblicità e il rispetto per le donne

In tempi di par condicio (ce ne fottiamo della politica di sistema e quindi anche della par condicio) riceviamo e con piacere pubblichiamo una riflessione di Anna Paola Concia deputato del PD e promotrice del gruppo interparlamentare 2.0.

Al di là di tutto siamo fieri amici di Anna Paola, la prima che da tempi non sospetti ha iniziato ad utilizzare da parlamentare il blog in maniera seria, la prima che ha fatto outing senza nessun problema né strumentazione, la prima che ci ha fatto notare come azienda e pubblicitari impegnati per lo spot di un detergente femminile, Lactacyd, nella corsa a semplificare hanno distorto e pericolosmanete orientato la realtà:

Il web, la pubblicità e il rispetto per le donnePassa in Tv la pubblicità Lactacyd. Leggo e trasecolo:42 donne su 100 si sentirebbero più sicure con le ronde cittadine.
Ronde cittadine? Prima volta che in pubblicità si parla di un tema così dibattuto, così caldo. Strano, proprio ora che in Parlamento si discute l’emendamento.
Trasecolo, dicevo. Perché in pubblicità le aziende si guardano bene dall’esporsi con posizioni nette su temi di attualità scottanti: il rischio sarebbe perdere i consumatori che la pensano diversamente. Trasecolo poi perché so che di solito in pubblicità se si citano dati o percentuali si ha l’obbligo di citarne la fonte, pena il ritiro dello spot per intervento dell’autodisciplina pubblicitaria. Qui invece, niente asterischi, scrittine a fondo schermo…niente. Bah. Incuriosita indago su internet e trasecolo ancora: scopro che la campagna a detta dell’agenzia Grey avrebbe lo scopo di far esprimere le donne, e a tale scopo per realizzarla le ha consultate attraverso un blog su Grazia. Le donne? Consultate? Con un sondaggio su un blog di Grazia? E che tipo di attendibilità può avere mi domando io, quando chiunque può registrarsi al blog con nomi diversi e partecipare al sondaggio più volte? Che campione di donne


sarebbero “le lettrici di Grazia”, per meritarsi di rappresentare in prima serata, in pubblicità, l’opinione di tutte le donne? Poi indago ancora, e scopro che dal sondaggio risulterebbe che sì il 42% delle 539 donne che hanno votato si sentirebbero più sicure, ma che il 44% ha votato “nè più né meno sicura” e addirittura il 9% ha risposto “meno sicura”. Insomma, perché non scrivere allora nello spot: il 53% delle donne ritiene inutili o dannose le ronde? Forse perché l’aria che tira in Parlamento è diversa? O forse perché l’opinione delle donne interessa ma solo fino a un certo punto?
Si parla molto delle potenzialità della rete per avere le opinioni dei consumatori in tempo reale. Le aziende forse dovrebbero dotarsi, per interpretarle, di strumenti scientifici e attendibili: un quadro complesso e in mutamento come quello dell’opinione delle donne lo meriterebbe.”

Anna Paola Concia deputata PD – promotrice gruppo interparlamentare 2.0

Su Facebook sono gia partite le proteste 2.0 che recitano “Apprezzeremmo una vostra replica e troveremmo una scelta rispettosa il ritiro dello spot. Perché come recita il vostro sito, ci vuole “rispetto per ogni donna”.

Al di là delle singole opinioni e polemiche sullo stile, da professionisti e studiosi di marketing ci sembra necessario riflettere sul ruolo della comunicazione in tutto questo.

Se è vero che la chiave del successo delle marche si trova nella capacità di generare mondi possibili che abbiano un senso per gli individui, chiedersi quali scenari sponsorizzare, quali significati immettere nel sistema simbolico, quale mondo possibile sostenere, deve essere il problema principale del marketing manager.

La ricerca di un posizionamento, determinata solo da scelte strategiche di differenziazione e di presidio di segmenti di consumatori, si potrebbe rivelare cieca e fallimentare in una società di consumatori sempre più critici e consapevoli.

Oppure se è vero quello che dice il Clue Train Manifesto “posizionarsi sul mercato vuol dire prendere una posizione nella societa”, Lactacyd lo ha preso. È ora in grado di sostenerlo?

Abbiamo parlato tanto del passaggio dal monologo della marca, al dialogo con i consumatori, sarà sicuramente questo un ascolto interessante ;)

Pubblicato il 4 maggio 2009 - Articolo scritto da Alex Hokuto No Ken per Home Page, Product Placement, Web 2.0, new life
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11 Commenti

  • Mi sono assentata dal mondo per 4 giorni. Vedo solo ora il video dello spot Lactacyd.

    Per poterne capire la logica ho dovuto rivederlo 3 volte. A questo punto mi insospettisco e mi chiedo: o sono cretina io oppure hanno accozzato nella storyboard elementi dissonanti…sommando mele a pere. Per carità, alla fine si comprende il ragionamento fatto ma mi sembra troppo ’spinto’, spinto nella politica e per questo già di per sè ghettizzante o discriminante.

    Ok, diciamo che nel marketing tutto può accadere ma mi appare troppo esagerato dar per scontato ciò che lo spot vuole lanciare come messaggio. Occorre un minuto di rispetto silenzio per riflettere sull’impegno complesso e stra-articolato che ha affrontato la Grey. E’ pur sempre arte creativa…lanciare un messaggio semplice che valorizzi al meglio le qualità del prodotto associandolo ai caldi e scottanti temi d’attualità che animano le colonne dei quotidiani…il tutto volto a puntare sulla sensibilità del consumatore, del rapporto di fiducia instaurato con esso sposando l’attenzione sui temi caldi di attuale dibattito tra le sedie del potere.

    Il secondo messaggio, quello latente, quello nascosto è quello che l’azienda abbia- attraverso questa campagna pubblicitaria effettuao un atto di responsabilità sociale?- “per la serie: Io ci credo e se tu crederai insieme a me ci troveremo bene e per lo più igienizzati con Lactacyd”

    -Apro e chiudo una parentesi -(Lactacyd ha un prezzo di mercato più alto di tanti altri prodotti equivalenti e altrettanto validi, i quali magari non strizzano l’occhiolino alle vicende parlamentari)

    Altra questione: il blog di Grazia. Non si può usare un blog per rastrellare dati attendibili di un sondaggio. Semmai lo si può usare per pubblicarne i dati del sondaggio e commentarli ma non è di per sè uno strumento idoneo per la veridicità del sondaggio proprio perchè la stessa persona si può registrare con nickname diversi a cui associare altrettanto email e risultare come utente unico quando è invece sempre lo stesso.
    Forse il controllo di un indirizzo IP unico aiuterebbe molto di più a rasentare la legittimità dei dati di un sondaggio realizzato attraverso un blog.

    Ultima questione. “l’opinione delle donne interessa ma solo fino a un certo punto?”

    Io quoto questa osservazione. Specialmente quando si tratta di donne scomode o il cui pensiero è scomodo ai ‘prepotenti’ della società civile e politica che viviamo e di cui siamo al contempo sia attori che spettatori, sia vittime che carnefici.


    Pubblicato da francesca ferrara il maggio 5, 2009 @ 00:09 am Commenta
  • Qui più che sponsorizzare uno scenario di senso si supporta una proposta partitica! E’ questo l’errore evidente della versiono italiana di Dove: sponsorizzare uno scenario così contingente e legato alla proposta di un partito. Il “sense providing” dovrebbe invece riguardare temi più universali in modo da non cadere in tranelli campanilistici. Qui il grande esempio destinato a fare scuola. http://www.ninjamarketing.it/2009/05/04/sing-along-il-secondo-flash-mob-di-t-mobile/.


    Pubblicato da Kiko Hattori Hanzo il maggio 5, 2009 @ 07:49 am Commenta
  • Caro Alex,
    ho visto lo spot e letto le vostre considerazioni. La politica entra ormai ovunque ed invade subdolamente ogni spazio di vita strumentalizzando le coscienze. Nello spot, si parla di “rispetto delle donne”, della loro vita privata e ci si preoccupa di infilare il messaggio propagandistico sulle “ronde”. Anche l’ultimo “evento-scandalo” del divorzio tra Berlusconi e la moglie ne è una prova con il caso che si porta dientro, questo sì più pubblico che privato, delle candidature delle veline e la conseguenzale apertura verso una nuova epoca di governo: la “mignottocrazia”(è un’espressione “allegra” di Paolo Guzzanti che mi è particolarmente piaciuta). Una pubblicizzazione del privato, una privatizzazione del pubblico. Non c’è più un limite che separi ormai i due spazi con la inevitabile conseguenza che l’uno scivola nell’altro. Accade in tv così come in la politica e nella vita. Siamo in un grande fratello e, forse, concedetemelo, in una delle forme più subdole di diattatura dell’anima. Subdola perchè ci dà l’illusione che siamo liberi ma in realtà siamo continuamnte manipolati e strumentalizzati.La nostra sfera privata praticamente non esiste più. E allora non ci stupiamo se un caso privato, come quello di un divozio, finisce per essere VOLUTAMENTE mostrato nel suo inquietante volto pubblico. E, ancora, non stupiamoci se questo episodio, lungi dall’assottigliare i consensi, continuirà a dare luce e forza alla dinamica perversa di un potere malato.

    Un abbraccio a tutti e continuate così,
    sono una vostra fan :)
    Antonella


    Pubblicato da Pastasciutta il maggio 5, 2009 @ 11:52 am Commenta
  • Bah. Mi ricorda un sondaggio di Repubblica che strillava “Gli italiani favorevoli all’eutanasia” e poi leggendo bene la domanda era “Vorresti una morte dignitosa?”.
    Nessuna levata di scudi 2.0 in questo caso (il risultato del sondaggio era politically correct), ovviamente nemmeno dall’intrepida senatrice.


    Pubblicato da akiro il maggio 5, 2009 @ 12:37 pm Commenta
  • Trovo le parole di Anna Paola totalmente condivisibili.
    In questo caso si parla di valori legati al rispetto delle donne, utilizzati esclusivamente per promuovere un prodotto ma che in realtà, non hanno niente a che vedere con la realtà delle cose.
    La dice lunga l’utilizzo delle percentuali…mah!
    Ho menzionato il vostro articolo anche sul mio blog aziendale, ovviamente invito tutti alla lettura:
    http://www.mediagu.com/comunica/il-rispetto-per-le-donne-nella-pubblicita-utilizzo-forzato-dei-valori.html

    Alla prossima!


    Pubblicato da Marusca il maggio 6, 2009 @ 13:06 pm Commenta
  • Per chi non lo sapesse, si puo’ inviare una lamentela all’istituto dell’autodisciplina pubblicitaria GRATUITAMENTE e online, l’indirizzo e’ http://www.iap.it, fatelo ci si impiega solo pochi minuti

    Loro poi si occuperanno di verificare se la pubblicita’ ha violato le regole del codice di autodisciplina ed eventualmente potranno sanzionare l’azienda facendo ritirare lo spot!


    Pubblicato da Mat il maggio 7, 2009 @ 08:48 am Commenta
  • Caro Alex,
    innanzitutto grazie per la segnalazione. Preziosa, direi. Preziosa perchè ci fa riflettere. Ho studiato comunicazione per tanti anni e, come tu sai, con l’impostazione aziendalista, ovvero guardando alle aziende con il punto di vista di chi fa pubblicità per comunicare, ma soprattutto per vendere. E’ questa la logica che unisce oggi il marketing e la politica, il marketing e l’economia. Ed è questo che oggi porta sempre più spesso all’assottigliamento dei confini tra eticità e pubblicità. Se per vendere un’azienda non si fa scrupoli nel plasmare la sua comunicazione per renderla comoda difronte agli occhi di politici, pronti a distorcere la realtà a proprio favore, bhè, è davvero una grande tristezza. Ma per fortuna, oggi la gente, l’utente, il cittadino, non subisce più passivamente i messaggi politici e pubblicitari, bensì spesso li critica e analizza per cogliere la logica che vi è alla base. Trovo scandaloso che un marchio per l’igiene intima delle donne possa, facendo riferimento ai valori della delicatezza e della sicurezza, possa attingere ad una tematica tanto delicata come quella della violenza sulle donne, proponendo dati provenienti dal blog di Grazie e soprattutto proponendo allo spettatore un messaggio tinto di politica come il tema delle ronde cittadine. Mi resta difficile vederlocome uno spot. Non lo riconosco come tale. E’davvero iniziata la campagna elettorale. Si scende in campo in tutti i i modi possibili.


    Pubblicato da dafy il maggio 8, 2009 @ 20:53 pm Commenta
  • http://www.youtube.com/watch?v=m7BxLjBFg_0


    Pubblicato da ele il giugno 22, 2009 @ 09:31 am Commenta
  • [...] volte su Ninjamarketing ci troviamo a parlare del poco rispetto delle donne nella comunicazione persuasiva . Da giorni circolano in rete un blog ed un pregiato video di 25 minuti (visibile in tre parti qui [...]


  • [...] in tutta Italia ed è stata realizzata con il contribuito del fotografo Marco Delogu e i deputati Anna Paola Concia e Jean Leonard Touadì. Se ti è piaciuto il post, ci fa piacere se lo condividi… Life [...]


  • [...] «Nella nostra società la tv sta perdendo la sua centralità. A differenza della Rete, non garantisce un rapporto paritario fra le parti in causa e il Consumatore non può dialogare o criticare un’azienda. Prenda quello che è successo con una recente pubblicità tv della Lactacyd dove si dice che 42 donne su 100 sono favorevoli alle ronde per la loro sicurezza: un dato, si è scoperto, privo di ogni scientificità. Ma attraverso la tv questo non si può discutere. In Rete è invece montata una polemica». [...]


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