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Twitter, facebook (e il resto) hanno ammazzato il blogging

Twitter_facebook_hanno_ammazzato_il_blogging_1Pubblichiano un articolo di Paul Boutin, uscito su Wired e segnalatoci da Giacomo Bracci. Il tema dell’articolo è fondamentale per comprendere le dinamiche della comunicazione online contemporanea.
I vostri commenti sul pensiero di Boutin sono mai come questa volta importanti.

“State pensando di lanciare il vostro blog personale? Ecco un consiglio da amico: non fatelo. E se ne avete già uno, abbandonatelo.

Scrivere un blog oggi non è l’idea brillante di quattro anni fa. La blogosfera un tempo un’oasi poco rinomata di espressione di sé stessi e di pensieri intelligenti è stata inondata da uno tsunami di stupidaggini pagate. Giornalisti di secondo ordine e campagne marketing underground soffocano le voci originali di scrittori dilettanti. È quasi impossibile farsi notare eccetto che dai seccatori. E perché disturbarsi? Il tempo necessario ad elaborare una prosa blog tagliente e spiritosa è impiegato meglio esprimendovi su flickr, Facebook o Twitter.

Se smettete adesso, siete in buona compagnia. Il famoso chiacchierone Jason Calacanis ha ottenuto milioni grazie al suo Weblogs network. Ma ha ritirato il suo blog a Luglio. “Il Blogging è semplicemente troppo grande, troppo impersonale e gli manca l’intimità che mi ha attirato ad esso”, ha scritto nel suo ultimo post.

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Impersonale è corretto: Fate scorrere la lista dei principali 100 blog e troverete siti personali che sono stati messi da parte da quelli professionali. Si tratta per lo più di giornali online: The Huffington Post. Engadget. TreeHugger. Un singolo commentatore non può competere con un team di scrittori professionisti che sfornano fino a 30 post al giorno.

Nei primi tempi del blogging gli entusiasti avevano successo con post che balzavano presto ai primi posti nei risultati delle ricerche di Google per qualunque argomento, alimentati da molti link di amici blogger. Nel 2002 una ricerca per “Mark” ha posizionato Mark Pilgrim prima di Mark Twain. Quel fenomeno è una parte di ciò che rendeva il blogging così entusiasmante. Non è più così. Attualmente, una ricerca, prendete ad esempio l’ultimo discorso di Barack Obama,


darà come risultati una Wikipedia page, un articolo Fox News e alcune voci da siti curati professionalmente come Politico.com. Le probabilità che il vostro intervento intelligente appaia in posizione alta nella lista? Praticamente zero.

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Detto questo, il vostro blog attirerà la forma di vita più bassa in Internet: il commentatore che insulta. Aprite il vostro cuore in un post e un qualche provocatore anonimo di nome rorschach o foohack sicuramente vi scarabocchierà sotto: “Idiota. Perché non vai a leccare il culo a McCain”. Ecco perché Calacanis si è ritirato in una mailing list privata. Può parlare direttamente con i suoi fan senza dover subire reazioni stupide da parte di anonimi che odiano Jason.
Inoltre, i siti Web basati sul testo non costituiscono più oggetto di buzz. Il motivo per cui i blog hanno avuto successo subito e che rendevano la pubblicazione semplice anche per chi non è un tecnico esperto. Quella semplicità era dovuta in parte alla mancanza di supporto per immagini, audio e videoclip. A quei tempi il contenuto multimedia era troppo difficile da caricare, quasi impossibile da riprodurre e troppo affamato per la larghezza di banda.

I siti sociali multimediali come YouTube, Flickr e Facebook hanno da allora reso pubblicare immagini e video semplice come digitare un testo. Più semplice se considerate il tempo che molti blogger impiegano a preoccuparsi delle loro parole. Prendete spunto da Robert Scoble, che si è fatto un nome come blogger “evangelista tecnico” della Microsoft dal 2003 al 2006. Oggi si impegna a inviare video e aggiornamenti Twitter. “Mantengo il mio blog soprattutto per scritture più lunghe”.

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Twitter, che limita ciascun post di solo testo a 140 caratteri, è l’equivalente del 2008 alla blogosfgera nel 2004. Troverete Scoble, Calacanis e molti altri loro amici dell’età dell’oro. Sostengono che è perché Twitter funziona in modo ancora più veloce rispetto alla blogosfera. E i post di Twitter possono essere ricercati istantaneamente senza aspettare che Google li indicizzi.

Da scrittore però sono consapevole del sistema. Brevità. Oggi ci si aspetta che i blogger scrivano prosa intelligente, perspicace, spiritosa per competere con Huffington e il New York Times. Il limite ai caratteri di Twitter ci porta tutti indietro sulla stessa linea. Permette ai dilettanti di smettere di preoccuparsi di ciò che scrivono e di andare al sodo.

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via www.wired.com

9 Commenti

  • io credo che arriverà il momento che dopo la sbornia da microblogging ci stuferemo di leggere milioni di microfonti che ci dicono come hanno fatto la pupù, che ora sono depressi, che ci condividono la foto della domenica al parco. Semplicemente andiamo in overload informativo, come se entrassimo in una piazza e venissimo circondati da gente che ci urla, ci mostra, ci sussurra, gente che spesso non conosciamo assolutamente e che non ci interessa. Arriverà il momento che sceglieremo di selezionare tot fonti e di dedicarci a quelle perchè le riteniamo interessanti, non perchè vogliono condividere con noi l’applicazione facebook “vediamo quanto sei romano” o ci chiedono di entrare nel gruppo che adotta una brasiliana di vent’anni. Insomma a volte ho anche voglia di leggere un giornale scritto da persone che stimo, piuttosto che cento post-it dei quali 70 sono senza valore o puramente promozionali.


    Pubblicato da Sgrunt il novembre 7, 2008 @ 13:44 pm Commenta
  • …a tal proposito, se non è stato già fatto, segnalo anche l’articolo “Caro diario online, non ti scrivo più”, di Carlo Formenti, Corriere Economia, pag. 30, del 3-11-2008…


    Pubblicato da toki il novembre 7, 2008 @ 14:37 pm Commenta
  • Purtroppo è tutto vero… sigh!


    Pubblicato da Gio il novembre 7, 2008 @ 15:36 pm Commenta
  • Condivido abbastanza quanto detto, però farei una riflessione.

    Stiamo parlando, scrivendo e commentando sulla morte dei blog su di un BLOG. Situazione alquanto paradossale. Non credete ? Mi sarei aspettao una dichiarazione del genere su Twitter, ma non su un blog. :-)

    Cordialmente


    Pubblicato da Buongustai.biz - il buono di internet il novembre 7, 2008 @ 17:03 pm Commenta
  • Condivido, in linea di massima, quanto scritto nel post. Io ancora cerco di resistere. Non mi piacciono affatto Twitter & Co. e questa mole enorme di micropost spesso insignificanti che girano ormai per la rete. Facebook lo uso, ma per scopi personali, perché mi ha permesso di ritrovare amici che non vedevo da tempo. Ma di sapere in ogni istante che fa la gente, se è depressa, se ha comprato qualcosa ecc. non me ne frega assolutamente nulla (e di conseguenza non ci tengo a far sapere agli altri quello che faccio io).
    Probabilmente ha ragione Sgrunt nel commento sopra.


    Pubblicato da Paolo il novembre 8, 2008 @ 13:07 pm Commenta
  • Condivido il post e i successivi commenti. Certo che in mezzo al rumore e alla confusione dovuti alla numerosità delle fonti, sarà difficile anche trovare autori o siti di riferimento.
    Una possibilità, e già si vedono i primi esperimenti in tal senso, è che personaggi stimati indichino le fonti valide agli altri, in maniera gratuita o a pagamento.
    Questa situazione però potrebbe favorire l’indirizzamento, più o meno mascherato, della coscienza collettiva di chi usa il web per farsi un’idea sulle cose.
    Stesso discorso vale naturalmente per i motori di ricerca…


    Pubblicato da epivic il novembre 11, 2008 @ 11:31 am Commenta
  • Caro Cistifellea, commento il tuo ragionamento riguardo il Blog. Io qualche Blog l’ho letto, qua e là.Non ho mai trovato niente di interessante o intelligente, solo frasi senza capo nè coda, ah scusa, senza kapo nè koda. Per lo meno Facebook dirotta l’”espressività” su qualcosa di più tera tera di fantomatiche sensazioni liriche, e altre cazzate di gente che si prende suòl serio! ma via, su facebook almeno uno può dire: andiamo a cena tutti quelli delle medie.


    Pubblicato da UOMOPIGIAMA il novembre 20, 2008 @ 10:45 am Commenta
  • Prima Myspace, poi i blog, ora Twitter e Facebook? giù a crearsi il proprio profilo… ogni volta. Youtube? Bisogna esserci. Poi come qualcuno giustamente chiedeva: qualcuno è mai andato oltre una risata di 20 secondi su youtube? qualcuno ha mai aperto la settima email del collega in fissa con le barzellette su powerpoint? Esiste anche una dimensione verticale dell’informazione. O almeno esistono differenti livelli di coinvolgimento in quello che leggiamo, vediamo, scambiamo.

    Esistono marketer, comunicatori e professionisti che preferiscono esistere in rete solo con il proprio indirizzo email e dedicarsi a 10 contatti, piuttosto che all’intero mondo. Sicuramente passano meno tempo ad aggiornare il proprio profilo.


    Pubblicato da Michè il novembre 20, 2008 @ 15:03 pm Commenta
  • Non è che se scrive qualcosa Wired, allora deve essere vero per forza.

    Con tutto rispetto parlando, la polemica sul “blog è morto” è classificabile come bullshit.

    Semplicemente non ci sono dati concreti a supportare questa tesi. Sfido a dimostrare il contrario, numeri e fatti alla mano.

    Il resto è chiacchiera inutile.


    Pubblicato da Luca Conti il novembre 26, 2008 @ 17:17 pm Commenta

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