Non c'è tempo per il blogging. Bisogna cambiare idea

Non_c'è_tempo_per_il_blogging_1Pubblichiamo un articolo di Shel Holtz, famoso esperto di comunicazioni in rete, riguardo alla necessità che hanno ormai i manager di comunicare con gli utenti attraverso le piattaforme di social network. Uno spaccato di realtà americana che deve far aprire gli occhi anche ai nostri dirigenti d’azienda.

Questo è il testo con alcune interpolazioni ninja a commento e approfondimento dell’analisi e dei dati:

Stavo tenendo un seminario che sarebbe durato tutto il giorno, quando una partecipante ha deciso di spedire una proposta di blogging al suo direttore con il suo Blackberry. Mi ha mostrato la risposta di due parole arrivata dopo 5 minuti:
“Non c’è tempo.”

Non è la prima volta che ho sentito introdurre questo argomento. Sono sicuro che non sarà l’ultima. Che sia un dirigente o un qualsiasi altro impiegato, se ha un senso per quell’individuo comunicare attraverso il blogging, il tempo non dovrebbe essere un problema. Ecco delle riflessioni per risolvere la discussione “non c’è tempo” .

Riallocazione delle risorse

Un dirigente con cui ho parlato si ricordò di aver ricevuto un comunicato dal consiglio d’amministrazione della sua società. Il consiglio ha contestato il tempo che questo direttore dedicava al suo blog. La sua risposta fu succinta: il tempo impiegato per comunicare in quel momento non era più di quello impiegato prima di intraprendere il blogging.

IL Blogging è un nuovo canale di comunicazione. Prima che i blog diventassero molto diffusi e accettati, i dirigenti si facevano bastare i mezzi di cui potevano disporre: teleconferenze, discorsi, mostre all’aperto, lettere, email e così via.

Molti dirigenti mi hanno detto che i blog sono più efficaci rispetto a qualsiasi altro tra questi strumenti per vari tipi di comunicazione. Quindi hanno sostituito l’uso di questi tipi di canali con il blogging. Inoltre, spendono lo stesso tempo di prima nell’esercizio del loro ruolo come responsabili della comunicazione per la società.

Come ha detto Michael Hyatt dirigente della Thomas Nelson (in un’intervista per il mio libro che sta per uscire): “Le comunicazioni costituiscono almeno un terzo del mio lavoro. Ci sono molti modi per farle, emails, telefonate e parlare in pubblico. Un blog è solo un altro mezzo per fare ciò che fa un buon direttore: comunicare.” (Hyatt affronta l’argomento del tempo che dedica al blogging in questo post).

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Paul Levy, dirigente dell’ospedale nel Massachussettes, ha la stessa opinione: “Spiegare la vostra missione e le azioni al pubblico è una parte del lavoro di un dirigente. Perchè non dovreste utilizzare uno degli strumenti migliori per farlo?”

Non è un saggio.

Molti leader pensano che qualsiasi cosa scrivano debba essere un capolavoro di 1.500 parole. Sono stati abituati a queste missive dalle lettere annuali degli azionisti e da quegli articoli che apparivano sulla copertina interna della rivista degli impiegati.
I lettori del blog, comunque, non vogliono post di 1.500 parole. Se ciascun post fosse così lungo, la gente probabilmente non li leggerebbe più. Osservazioni brevi e che vanno subito al punto, domande brevi (come quando Michael Hyatt ha chiesto feedback sulla sua
politica proposta sul blogging degli impiegati), aggiornamenti brevi sull’attività e riflessioni brevi su notizie e argomenti sono tutti preferibili a post che hanno la lunghezza di un saggio. Un post tipico di Bill Marriott, dirigente della Marriott International, non supera le 500 parole.

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Lo scrivere (da sè) non è richiesto.

Parlando di Bill Marriott, lui non scrive affatto sul suo blog. No, non sono i fantasmi a scrivervi. Registra i suoi post con un registratore digitale e poi questi vengono trascritti (parola per parola) dal suo staff di comunicazione. Sul blog, potete scegliere tra leggere il post o ascoltarlo. Un dirigente della HP fa passare i suoi post attraverso una voice mail line predisposta solo per quello; lo staff per la comunicazione lo trascrive per il suo blog basato su intranet. Non c’è bisogno che alcun dirigente si sieda davanti ad una tastiera a scrivere un post.

Blog di gruppo.

Il blog della Southwest Airline “Nuts About Southwest” è un esempio perfetto di blog di gruppo al quale i leader delle società possono contribuire quando opportuno. Nuts About Southwest, i cui autori sono un gruppo di impiegati, ha presentato solo qualche post del dirigente Gary Kelly, che scrive quando la voce del direttore è quella adatta ad indirizzare uno specifico argomento. Rick Wagoner, il direttore della General Motors, ha adottato lo stesso approccio sui blog della GM.

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Il ROI

Tom Lehrer ha osservato che la vita è come una fogna. Ciò che estraete, ha detto, dipende da ciò che ci avete fatto finire. Qualsiasi numero di dirigenti che hanno intrapreso il blogging sono stati ripagati per il tempo dedicato con un ritorno sugli investimenti. Questo ROI potrà avere la forma di migliori relazioni con il pubblico chiave, migliore innovazione, più dedizione del personale, conversazioni che conducono ad azioni e risultati tangibili (come il blog del direttore di Sun Microsystems, Jonathan Schwartz, basato sulla conversazione con il presidente della SEC Christopher Cox, che ha portato dei cambiamenti nella Reg FD) e alle vendite dirette (Bill Marriott attribuisce ad un link dal suo blog al reservations system di Mariott il ricavato di centinaia di migliaia di dollari ).

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Un dirigente dovrebbere scrivere sul blog?

Dipende. Ci sono sicuramente tantissimi motivi che i dirigenti possono citare per non scrivere sui blog. In effetti ci sono dei dirigenti che non farei neanche avvicinare ad un blog. Non conoscono il modo giusto per fare il tipo di conversazione richiesta per il blogging, non hanno nulla di interessante da dire o sono punti critici per il dibattito. Bob Lutz, vice presidente della GM, è il blogger principale per la società perchè l’argomento del blog Fastlane sono le macchine non il business dei veicoli (che include il lavoro, le finanze e altri argomenti che non sono le macchine). I dirigenti che non manterranno regolarmente l’impegno con l’attività sul blog non dovrebbero iniziarne una. E, francamente, un direttore è come chiunque altro: deve voler curare il blog. Se non vuole, deve lasciar perdere.

Ma per i dirigenti che, se non fosse per il vincolo del tempo, sarebbero ben disposti verso il blogging non dovrebbero fare in modo che questo li ostacoli.

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via blog.holtz

Scritto da

Jvan Sica

Il nostro Jvan è un laureato in Scienze della Comunicazione con il massimo dei voti (SEG) e per non perdere allenamento ha preso un Master in Editoria Libraria e digitale ... continua

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