Pen spinning: fantasmagoria di un oggetto quotidiano

Kafka affermava, conscio che il suo destino era dominato da questa tortura incessante, che l’atto del mettere la penna sul foglio bianco è una delle azioni più faticose e psichicamente rischiose che esistono.

Percependo questa insormontabile fatica esistenziale del poggiare la punta di penna sul foglio, molti ragazzi nel mondo hanno pensato di farci tutt’altro con questa (a volte) sconosciuta amica.

Da questo start è nato il pen spinning, chiamato anche “tricks in pen” o “freestyling pen”; per alcuni esercizio ginnico per falangi ammuffite, per altri sport di coordinazione braccio-mente, passatempo per sgranchirsi le mani, way to relate con i piccoli oggetti del mondo quotidiano a volte considerati troppo “opachi” e smorti.

Prendere una penna e farsela “rollare” intorno alle dita con evoluzioni da standing ovation (tipo il tipo in questo video), è ormai una moda generazionale da benedire per i prossimi 50 anni: per gli alternativi è lotta alle convenzioni funzionali di un oggetto di consumo quotidiano, che diventa in un attimo fantasmagoria, per i solipsisti è perfezionamento dell’atto in vista del raggiungimento del piacere e anche le mamme di tutti questi figliuoli possono finalmente dirsi tra loro: “Mio figlio è uno che sa tenere la penna in mano!”

Lo scratch possibile è no-limits e le figure tecniche si susseguono in un ritmo psichedelico. Serve velocità e snodabilità delle falangi, poi è tutto fantasia e divertimento.

Il padre dell’“arte di far roteare la penna” è un giapponese dallo sguardo assente, tal Hideaki Kondo, che come tutti i giapponesi tengono in bocca il sake almeno tre secondi prima di deglutirlo. (Consentitemi la digressione antropologica sui giapponesi, perché qui in agenzia è da un po’ di tempo che cerchiamo definizioni calzanti per chiarirci la personalità dei giapponesi. Alla domanda di Mirko: “I giapponesi sono…”, tutti noi ci scateniamo in una ridda di elucubrazioni poco lucide. Una delle più belle è: “I giapponesi hanno la pelle bianca per non interferire nella fotosintesi clorofilliana”. Se volete lanciarvi anche voi in frasi riguardanti i giapponesi, siamo pronti ad accoglierle).

L’azienda produttrice di penne (e non solo), Bic, ha fiutato l’idea e ha pensato bene di utilizzarla per la campagna pubblicitaria di una sua nuova penna. Lo slogan è: “Cristal Gel”: la penna ideale per fare pen spinning”, con tanto di concorso in associazione con Studenti.it e Giovani.it.

A dirla tutta, i pen spinner non usano biro normali, bensì penne “modded”, cioè personalizzate con l’aggiunta di oggetti che servono a bilanciare il peso per equilibrare la roteazione. Ogni paese ha una penna “moddata” che lo distingue. Il pen spinning coreano viene anche chiamato Pendolsa, e per questo «sport» vengono venduti già kit di penne moddate con i relativi astucci per farle “riposare”.

Dopo un po’ che ci provi, ti rendi conto che tutti possono diventare pen spinner. Basta un po’ di allenamento (magari durante l’ora di filosofia o matematica, mai in quella di educazione fisica: bisogna allenare anche le altri parti del corpo per avere un’armonia di movimento perfetto) a partire dalle lezioni presenti sul sito della bic dedicato al pen spinning.

Le figurazioni principali su cui poi improvvisare sono:

1 – ThumbAround, in cui si fa roteare la penna intorno al pollice di una mano. È anche conosciuto col nome di 360 gradi.
2 – FingerPass, in cui si fa roteare la penna attorno a 4 dita, tracciando un percorso continuo che va dall’indice al mignolo e viceversa. Questo esercizio fu usato nel film GoldenEye da Boris Grishenko;
3 – Sonic, che consiste nel fare muovere la penna da un dito all’altro nel più breve tempo possibile;
4 – Charge, che consiste nel fare roteare la penna fra due dita, in un movimento molto veloce, delineando un percorso a forma di cono.

Allenati per bene, magari potete partecipare ai campionati mondiali in cui vi scontrerete contro i teams provenienti dal Giappone, Usa, Francia, Corea, Svezia, Germania, Polonia, Tailandia e Cina. Ad organizzarli un ventenne di Londra: Alex Simpson, studente presso l’Università di Greenwich.

Infine qualche digressione culturale. Il pen spinning è apparso in diversi contesti:
– Nel film Will Hunting, uno studente del MIT fa pen spinning con grande stile.
– I personaggi di Val Kilmer nei film Top Gun e Real Genius fanno pen spinning e si divertono anche a fare “card manipulation” e “sport stacking”.
– Uno dei personaggi della serie animata “Great Teacher Onizuka”, Urumi Kanzaki, fa un ThumbAround da favola durante una lezione.
– Nel videogioco “America’s Army”, durante una delle missioni d’addestramento, uno degli “studenti” fa un Charge un po’ troppo dilettantistico.
– Nel videoclip “Your Smile” dei F.I.R., Faye fa un Charge questo sì di livello.

Segnalazione di Akapi

Scritto da

Jvan Sica

Il nostro Jvan è un laureato in Scienze della Comunicazione con il massimo dei voti (SEG) e per non perdere allenamento ha preso un Master in Editoria Libraria e digitale ... continua

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