Shop-dropping e guerriglia art

Sarebbe troppo semplicistico chiamarla guerriglia da scaffale, troppo generico esproprio proletario del senso, troppo poco specifico parlare di improvviso desiderio di sovvertimento soddisfatto all’istante, questo post parla di shop-dropping, che è qualcosa di più e diverso da tutto questo.

Si entra destando poco sospetto in un tranquillo supermarket di città, tra casalinghe su tacchi risuonanti e commessi dalla barba rada. Si vaga tra gli scaffali, toccando la merce come ad una fiera visitata per assenza d’altro. Si punta l’obiettivo-lattina su cui “agire”. Si preleva la lattina in vendita sugli scaffali del supermarket e se ne cambia l’etichetta, trasformando il senso della marca, riempiendo di significati altri l’atto dell’assistere passivo allo spettacolo della merce ormai ripetitivo e povero di sensazioni. Completata l’operazione di rivestimento-trucco della marca, si rimette tutto al proprio posto, aspettando lo scoppio della stimolazione visiva nella mente del consumatore.

Lo shop-dropping è la sfida che hanno lanciato un gruppo di artisti della culture jamming stanchi dell’“etichettamento” delle coscienze e delle “inscaffalatura” del gusto per invertire i canoni della società in nome di un’azione di sabotaggio culturale.

Alle spalle vi è promozione artistica, ma anche spirito civico di risveglio delle coscienze e semplice atto di goliardia strafottente verso quella colonizzazione di spazi e modi d’espressione che sembra aver contagiato la nostra era.

Ma è anche un atto d’accusa contro l’arte contemporanea, sempre più appoggiata sulle spalle della commercializzazione e poco libera al di là dei confini della creatività striminzita delle mostre-mercato.
Ed è qui anche la differenza forte di questa azione di marketing virale rispetto alla semplice guerriglia sabotatrice dei movimenti no-global: qui parliamo di un’esplosione creativa libera da incastri commerciali e consumistici, di qualcosa che assieme alla disapprovazione fonde la proposizione, assieme alle macerie indica la strada per una creazione costruttiva.

Ryan Watkins-Hughes, il writer Banksy o Zoe Sheehan Saldana sono i maggiori esponenti dello shop-dropping. In Italia le azioni latitano, ma l’aria è pronta…

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  • http://ioeeee.myblog.it Giadinaly1

    Concordo con te sul fatto del raggiungimento dell’amore è sempre bello raggiungerlo anche se a volte un pò difficile, ma le cose più importanti sono sempre NON facIli!

  • http://ioeeee.myblog.it Giadinaly1

    Concordo con te sul fatto del raggiungimento dell’amore è sempre bello raggiungerlo anche se a volte un pò difficile, ma le cose più importanti sono sempre NON facIli!

  • http://ioeeee.myblog.it Giadinaly1

    P:s. Interessante il tuo blog.. molto istuttivo e utile..

  • http://ioeeee.myblog.it Giadinaly1

    P:s. Interessante il tuo blog.. molto istuttivo e utile..

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    Ti ringrazio per il blog, cerchiamo di far conoscere nuove strade per poter vivere con maggiore dimestichezza dentro la nostra realtà.

    Sull’amore, credo che la strada da percorrere sia quel filtro profumato che tutti noi desideriamo. Pensa al post che stiamo commentando: dei grandi artisti, delle menti eccezionalmente creative amano l’altro in modo cosi viscerale da mettergli davanti un nuovo mondo, dove sono colori e forme inaspettate a dare quel po’ di bellezza quotidiana che serve per vivere meglio.

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    Ti ringrazio per il blog, cerchiamo di far conoscere nuove strade per poter vivere con maggiore dimestichezza dentro la nostra realtà.

    Sull’amore, credo che la strada da percorrere sia quel filtro profumato che tutti noi desideriamo. Pensa al post che stiamo commentando: dei grandi artisti, delle menti eccezionalmente creative amano l’altro in modo cosi viscerale da mettergli davanti un nuovo mondo, dove sono colori e forme inaspettate a dare quel po’ di bellezza quotidiana che serve per vivere meglio.

  • http://teledramma.blogspot.com Mr W e Lady Pupazza

    Sabotaggio artistico….mi stuzzica l’idea…!

  • http://teledramma.blogspot.com Mr W e Lady Pupazza

    Sabotaggio artistico….mi stuzzica l’idea…!

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    Stuzzicante vero e poi l’idea può prendere tante di quelle derive folli che c’è da sbizzarrirsi parecchio… pensa in un negozio d’abbigliamento che si può combinare, magari in un concept store di marca che ci tiene troppo alle sue cosine tutte al proprio posto… anche se il massimo sarebbe fare guerriglia art in un fruttivendolo… tipo pomi artistici al posto di quelle mele transgeniche che ci fanno mangiare oppure “banana sticker” multicromatici al posto dei bollini a tinta unita.

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    Stuzzicante vero e poi l’idea può prendere tante di quelle derive folli che c’è da sbizzarrirsi parecchio… pensa in un negozio d’abbigliamento che si può combinare, magari in un concept store di marca che ci tiene troppo alle sue cosine tutte al proprio posto… anche se il massimo sarebbe fare guerriglia art in un fruttivendolo… tipo pomi artistici al posto di quelle mele transgeniche che ci fanno mangiare oppure “banana sticker” multicromatici al posto dei bollini a tinta unita.

  • keigo

    mah io non credo sia una cosa così “savia”.

    Il tempo da dedicare alla shop expedition è – oramai – ridottissimo. Tanto che anche il processo di acquisto nei supermercati da “passeggiata d’acquisto” è diventato una corsa al prodotto e via a casa. In questo senso lo shelf managment, ovvero sapere che cocacola è sempre al centro dello scaffale nel reparto vicino alle casse, aiuta molto. Ora cosa accade se dopo un’intera giornata in cui il tuo piccolo e viziato scassabiglie ti ha chiesto i frosties con yu gi oh, o quando la tua ragazza ti chiede di comprarle i carefree e non riesci a trovarli perchè qualche “artista” [che poi a me par vandalismo, ma vabbe'..] ha ben pensato di mascherare i prodotti rimpiazzando il primo con le cascate del niagara ed il secondo con l’artwork di sunday bloody sunday, mentre la simpatica cassiera ti ricorda che “in 5 minuti si chiude?”

    io credo che in questo caso il confine tra arte e vandalismo sia stato leggermente oltrepassato. Non voglio immaginare i tradeoff di un’azione vandalica nei punti vendita di luxury goods, roba da prenderli a calci per giornate intere.. ^___^”

    Ma poi pensavo che dopo i 15anni la voglia di essere unici e speciali, in un mondo di unici e speciali, si affievolisse fino a rientrare nell’area della ragionevolezza. Ora credo di dovermi aspettare qualcosa di emo a breve..

  • keigo

    mah io non credo sia una cosa così “savia”.

    Il tempo da dedicare alla shop expedition è – oramai – ridottissimo. Tanto che anche il processo di acquisto nei supermercati da “passeggiata d’acquisto” è diventato una corsa al prodotto e via a casa. In questo senso lo shelf managment, ovvero sapere che cocacola è sempre al centro dello scaffale nel reparto vicino alle casse, aiuta molto. Ora cosa accade se dopo un’intera giornata in cui il tuo piccolo e viziato scassabiglie ti ha chiesto i frosties con yu gi oh, o quando la tua ragazza ti chiede di comprarle i carefree e non riesci a trovarli perchè qualche “artista” [che poi a me par vandalismo, ma vabbe'..] ha ben pensato di mascherare i prodotti rimpiazzando il primo con le cascate del niagara ed il secondo con l’artwork di sunday bloody sunday, mentre la simpatica cassiera ti ricorda che “in 5 minuti si chiude?”

    io credo che in questo caso il confine tra arte e vandalismo sia stato leggermente oltrepassato. Non voglio immaginare i tradeoff di un’azione vandalica nei punti vendita di luxury goods, roba da prenderli a calci per giornate intere.. ^___^”

    Ma poi pensavo che dopo i 15anni la voglia di essere unici e speciali, in un mondo di unici e speciali, si affievolisse fino a rientrare nell’area della ragionevolezza. Ora credo di dovermi aspettare qualcosa di emo a breve..

  • road77

    Che c’entra tutto questo con il marketing? No, non mi riferivo solo alle lattine dipinte…ma all’intero sito. Perchè parlare di tecniche pubblicitarie non-convenzionali (e poi mi chiedo: ma se tutti le utilizzano non diventano convenzionali?) e scomodare il marketing. E se poi scopro che l’obiettivo del sito è pubblicizzare il “Master in Innovation Marketing & Creative Communication”, in collaborazione con una nota (ma a mio avviso piuttosto scadente) società formativa del settore, il cui piano di studi è per il 90% fatta di marketing “vecchio”, tradizionale e convenzionale(che non è poi cosi male), che devo pensare? Propongo di abolire la parola marketing da tutti i vostri discorsi, sarete più simpatici ed onesti. Altrimenti almeno cambiate il titolo in: “Marketing me. Proporsi in maniera non-convenzionale come professionista della comunicazione pubblicitaria”.

  • road77

    Che c’entra tutto questo con il marketing? No, non mi riferivo solo alle lattine dipinte…ma all’intero sito. Perchè parlare di tecniche pubblicitarie non-convenzionali (e poi mi chiedo: ma se tutti le utilizzano non diventano convenzionali?) e scomodare il marketing. E se poi scopro che l’obiettivo del sito è pubblicizzare il “Master in Innovation Marketing & Creative Communication”, in collaborazione con una nota (ma a mio avviso piuttosto scadente) società formativa del settore, il cui piano di studi è per il 90% fatta di marketing “vecchio”, tradizionale e convenzionale(che non è poi cosi male), che devo pensare? Propongo di abolire la parola marketing da tutti i vostri discorsi, sarete più simpatici ed onesti. Altrimenti almeno cambiate il titolo in: “Marketing me. Proporsi in maniera non-convenzionale come professionista della comunicazione pubblicitaria”.

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    Caro Road77 (come ti kiami?),
    quanto scrivi meriterebbe una lunga disquisizione che dovrebbe comprendere la
    presentazione di NinjaMarketing e delle persone che collaborano a questo progetto.
    Rimando a te, qualora ne avessi voglia, di informarti in giro su chi siamo e cosa stiamo facendo per cambiare un po’ le carte in tavola.
    NinjaMarketing è un progetto autonomo che non nasconde la volontà di promuovere
    questa o quella scuola di formazione. Io insegno all’università e collaboro con
    piacere con l’Accademia di comunicazione che, credimi, al momento non è per nulla considerata scadente. E, almeno nel master a cui collaboro, ti posso assicurare ci passano come docenti il meglio delle menti nazionali ed internazionali impegnate nella ricerca in campi di marketing e nuovi media. Informati troverai belle sorprese ;)
    NinjaMarketing nasce un po’ come metafora (i ninja, al contrario dei samurai, non erano asserviti al potere e si avvalevano di creatività e conoscenza del territorio per condurre le loro battaglie) un po’ come iperbole (in un momento in cui ognuno s’inventava il marketing cazzata del momento; nel nostro libero abbiamo recensito 100 stili di nuovo marketing: dall’ambient al guerrilla, dal viral al buzz…).
    Inutile dirti che questa ricerca e, soprattutto, averla condivisa in rete in tempi non sospetti è servita sicuramente a fare un po’ di nostro marketing. E,
    fortunatamente, i buoni risultati prodotti continuano a generare un buon
    passaparola…
    Per la parola marketing che dire. Non siamo paladini della giustizia ma un gruppo di ragazzi con buone idee, nessun sostegno economico di base che si sforzano di pagarsi le bollette senza diventare schiavi di nessuno. Non ci interessa arricchirci.
    Fortunatamente le cose che ci piacciono non si possono comprare. Siamo contenti però di poter seguire in libertà la nostra ricerca e, soprattutto, il nostro stile di vita che se da una parte ci vede cosmopoliti e contenti di viaggiare dall’altra ci spinge a godere di una vita semplice e di affetti antichi alle porte della costiera amalfitana…
    La dimensione del Mercato, ahinoi, ha sovrastato tutte le dimensioni relazionali
    dell’umanità. È per questo che viviamo un momento non molto simpatico. Noi dal canto nostro ci sforziamo di tentare di risemantizzare questa parolaccia (marketing appunto) restituendo al mercato quelle connotazioni umane che nelle sue forme + nobili, il mercato del pesce di Salerno ad esempio, non ha ancora perso: confronto, scambio, comunicazione, senso della misura….
    Ma non siamo paladini della giustizia, ripeto. Non è il compito che abbiamo scelto.
    Non è il compito, forse, a cui siamo stati chiamati.
    Qui si tratta di ricostruire, in Italia soprattutto, una nuova etica del lavoro, una nuova etica del danaro, una nuova etica del social networking (che non è solo una cosa che riguarda i computer). E il primo grande passo per fare questo, come direbbe Jvan, è ammazzare il Berlusconi che è dentro di noi non quello che è fuori di noi. Ci stiamo provando… Piano piano, nella lentezza che meritano i processi definitivi…. importanti…
    Se ti capita prova a dare uno sguardo al nostro libro “Marketing Non Convenzionale” ed oltre a leggere che, come dici tu, quello che underground diventa mainstream diventa anche e per forza convenzionale, troverai un po’ di riflessioni che ti faranno sembrare meno truce la parola marketing. Almeno come la intendiamo noi ;) Altrimenti… bè fai quel cazzo che vuoi tu, tanto la vita è bella proprio perché è (o dovrebbe essere) plurale.
    Yabadabadù
    Alex Giordano

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    Caro Road77 (come ti kiami?),
    quanto scrivi meriterebbe una lunga disquisizione che dovrebbe comprendere la
    presentazione di NinjaMarketing e delle persone che collaborano a questo progetto.
    Rimando a te, qualora ne avessi voglia, di informarti in giro su chi siamo e cosa stiamo facendo per cambiare un po’ le carte in tavola.
    NinjaMarketing è un progetto autonomo che non nasconde la volontà di promuovere
    questa o quella scuola di formazione. Io insegno all’università e collaboro con
    piacere con l’Accademia di comunicazione che, credimi, al momento non è per nulla considerata scadente. E, almeno nel master a cui collaboro, ti posso assicurare ci passano come docenti il meglio delle menti nazionali ed internazionali impegnate nella ricerca in campi di marketing e nuovi media. Informati troverai belle sorprese ;)
    NinjaMarketing nasce un po’ come metafora (i ninja, al contrario dei samurai, non erano asserviti al potere e si avvalevano di creatività e conoscenza del territorio per condurre le loro battaglie) un po’ come iperbole (in un momento in cui ognuno s’inventava il marketing cazzata del momento; nel nostro libero abbiamo recensito 100 stili di nuovo marketing: dall’ambient al guerrilla, dal viral al buzz…).
    Inutile dirti che questa ricerca e, soprattutto, averla condivisa in rete in tempi non sospetti è servita sicuramente a fare un po’ di nostro marketing. E,
    fortunatamente, i buoni risultati prodotti continuano a generare un buon
    passaparola…
    Per la parola marketing che dire. Non siamo paladini della giustizia ma un gruppo di ragazzi con buone idee, nessun sostegno economico di base che si sforzano di pagarsi le bollette senza diventare schiavi di nessuno. Non ci interessa arricchirci.
    Fortunatamente le cose che ci piacciono non si possono comprare. Siamo contenti però di poter seguire in libertà la nostra ricerca e, soprattutto, il nostro stile di vita che se da una parte ci vede cosmopoliti e contenti di viaggiare dall’altra ci spinge a godere di una vita semplice e di affetti antichi alle porte della costiera amalfitana…
    La dimensione del Mercato, ahinoi, ha sovrastato tutte le dimensioni relazionali
    dell’umanità. È per questo che viviamo un momento non molto simpatico. Noi dal canto nostro ci sforziamo di tentare di risemantizzare questa parolaccia (marketing appunto) restituendo al mercato quelle connotazioni umane che nelle sue forme + nobili, il mercato del pesce di Salerno ad esempio, non ha ancora perso: confronto, scambio, comunicazione, senso della misura….
    Ma non siamo paladini della giustizia, ripeto. Non è il compito che abbiamo scelto.
    Non è il compito, forse, a cui siamo stati chiamati.
    Qui si tratta di ricostruire, in Italia soprattutto, una nuova etica del lavoro, una nuova etica del danaro, una nuova etica del social networking (che non è solo una cosa che riguarda i computer). E il primo grande passo per fare questo, come direbbe Jvan, è ammazzare il Berlusconi che è dentro di noi non quello che è fuori di noi. Ci stiamo provando… Piano piano, nella lentezza che meritano i processi definitivi…. importanti…
    Se ti capita prova a dare uno sguardo al nostro libro “Marketing Non Convenzionale” ed oltre a leggere che, come dici tu, quello che underground diventa mainstream diventa anche e per forza convenzionale, troverai un po’ di riflessioni che ti faranno sembrare meno truce la parola marketing. Almeno come la intendiamo noi ;) Altrimenti… bè fai quel cazzo che vuoi tu, tanto la vita è bella proprio perché è (o dovrebbe essere) plurale.
    Yabadabadù
    Alex Giordano

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    @keigo: mi prospetti una vita da consumatore assolutamente eterodiretta. Mi sembra che quanto a eterodirezione abbiamo già dato molto con i media e tutto il resto. Almeno per il consumo prendiamo un po’ di tempo per, come dicono i sociologi panciuti, la nostra persona.
    Se il supermarket per te è quell’inferno che mi hai detto, allora cambiamo tutto e pensiamo ad uno slow shopping.
    Se la iniziamo a pensare così, vedrai che trovare delle opere d’arte sulle scatolette del tonno ti farà più bene che male.

    Il bello deve essere proprio farlo negli store di lusso… lì sì che l’antagonismo artistico gode di più.

    Spero non ci sia troppo emo (se a te fa proprio tanto schifo) in quello che ti dirò. Essere unici e speciali è quello che ci fa stare svegli per più tempo. Fare shop-dropping non vuole dire fare il diverso, vuole solo dire divertirsi, magari, a far pensare.

    Se poi non ci si riesce…. a te la risposta.

  • http://www.ninjamarketing.it Kistifellea

    @keigo: mi prospetti una vita da consumatore assolutamente eterodiretta. Mi sembra che quanto a eterodirezione abbiamo già dato molto con i media e tutto il resto. Almeno per il consumo prendiamo un po’ di tempo per, come dicono i sociologi panciuti, la nostra persona.
    Se il supermarket per te è quell’inferno che mi hai detto, allora cambiamo tutto e pensiamo ad uno slow shopping.
    Se la iniziamo a pensare così, vedrai che trovare delle opere d’arte sulle scatolette del tonno ti farà più bene che male.

    Il bello deve essere proprio farlo negli store di lusso… lì sì che l’antagonismo artistico gode di più.

    Spero non ci sia troppo emo (se a te fa proprio tanto schifo) in quello che ti dirò. Essere unici e speciali è quello che ci fa stare svegli per più tempo. Fare shop-dropping non vuole dire fare il diverso, vuole solo dire divertirsi, magari, a far pensare.

    Se poi non ci si riesce…. a te la risposta.

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